Alla ricerca del trekking perduto

Parti da appena sopra casa, da Cesi. Ti fai una passeggiata di 120 chilometri e dopo aver attraversato leccete, faggete, forre, valichi, torrenti, pinete, cime ricoperte da prati verdi, te ne ritorni esattamente da dove eri partito. In questo viaggio a piedi hai modo di ammirare i più bei paesaggi della valle umbra e della valle del Tevere, le vette appenniniche dei Sibillini, del Terminillo, del Gran Sasso.
Si può fare. Anzi, si poteva fare. Era il Martani Trekking. L’antenato di tutti i cammini umbri e del centro Italia.
Nato all’inizio degli anni Novanta, prima della via di Francesco, prima che si parlasse della Francigena, della via dei Briganti o della via degli Dei, oggi tanto di moda tra gli escursionisti.
Quando la regione Umbria intuì le potenzialità (e le possibilità di finanziamento europeo) di un trekking sul piccolo massiccio montuoso al centro dell’Umbria, una specie di isola emersa sopra le valli umbre, erano pochi anche quelli che si avventuravano sul Cammino di Santiago. Eravamo avanti. Davvero troppo avanti. Forse è per questo che il cammino, suddiviso in nove tappe da Cesi fino a Giano e ritorno, tra le due province dell’Umbria, non è mai decollato. I posti tappa, il rifugio, l’accurata segnaletica, le mappe 1:25000, le guide, sono servite a ben poco. Oggi il Martani Trekking è un trekking fantasma.

Qualche anno fa, era il 2005, l’avevamo percorso tutto, in due, a novembre, metro per metro, dando il via ad una nuova disciplina: l’archeologia del trekking. Portato a termine in quattro giorni invece dei nove previsti dalla guida. Sempre sul sentiero segnato in rosso sulla mappa, senza sgarrare (a parte i pantaloni sui rovi): spesso la via bisognava riaprirla con la roncola, oppure la ritrovavi solo grazie al Gps. Molti segnali qualcuno li aveva già fatti sparire.

Non era facile stare dietro a Stefano. Ma lui ogni tanto faceva finta di rallentare per non metterti in difficoltà. Stefano Zavka era da poco tornato dalla sua prima avventura sul K2 e aveva una fissa. Voleva riaprire il Martani Trekking. Lui che di montagne ne aveva viste tante non capiva per quale motivo un percorso così bello, sulle montagne di casa, non dovesse essere utilizzato e pubblicizzato. “Potremmo portare gruppi di escursionisti dal Nord dell’Umbria, da Assisi e Montefalco a Giano e poi offrire il servizio guida fino a Cesi”. Stefano aveva già preso contatti con diverse agenzie. “Ma prima bisogna ripristinare il percorso”. E non riusciva a capire le tante difficoltà burocratiche e perché già allora non ci fosse interesse da parte delle amministrazioni locali che pensavano solo alla loro area, perdendo di vista il valore del circuito.

Stefano Zavka sul Martani TrekkingSono passati altri dodici anni. Stefano Zavka è salito sulla vetta più difficile, di nuovo il K2, e non è tornato. Così le sue piccole montagne di casa sono rimaste ancora più sole.  Non del tutto, per fortuna.
Federico Famiani è un geologo  che si occupa di percorsi geoturistici sul Subasio e sui Martani. Se gli chiedi cosa è rimasto oggi del vecchio MT (Martani Trekking), ti risponde sconsolato. Nel 2011 però la Comunità Montana dei Martani e del Serano ha tracciato un altro percorso, che non si sovrappone a quello vecchio e per di più trascura completamente i Martani ternani. Il senso del grande anello del Martani Trekking è perduto, insieme al suo bel rifugio centrale, lo Scoppio, nel Comune di Acquasparta, realizzato con fondi europei e oggi completamente vandalizzato.

Stefano Zavka a chi gli diceva che l’area ternana era priva di montagne di rilievo rispondeva che no, “le montagne ci sono e sono pure belle”. Solo che bisogna capirle e volergli bene.

www.appenniniweb.it per Il Messaggero – domenica 9 luglio 2017 – 3/continua…

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