Sui sentieri delle montagne narranti

I cartelli indicano a destra il sentiero E127 a sinistra la Via dei Briganti. Non c’è dubbio: si svolta a sinistra. C’è differenza tra un’escursione e un cammino. E ce n’è altrettanta tra un trekking e camminare dentro una storia. Abbiamo passato anni a discettare sulle tecniche dell’escursionismo, sui tracciati Gps, sui dislivelli altimetrici, chini sulle mappe e poi sugli schermi degli smartphone.

Ma in fondo, qual è la più bella passeggiata che avete fatto? Ognuno avrà la sua risposta. Personalmente non ho dubbi. Ho camminato alla grande e con l’anima piena di gioia e curiosità soprattutto quando oltre alla mappa seguivo una narrazione. Così ora non mi meraviglio se – come sottolineato anche in un recente convegno a Campofilone nelle Marche – si parla oltre che di turismo esperienziale, anche di turismo narrativo.

Se si entra in un territorio a passo lento, la strada migliore la tracciano i racconti: quelli degli abitanti, ovvero le pagine dei libri. Ma è così che il panorama e il paesaggio si riempiono di senso e camminare non significa più soltanto mettere un passo di seguito l’altro.

Così camminare non è più un esercizio fisico, piuttosto è un modo di entrare nella complessità dell’ordito della realtà che ci circonda. Così si può camminare sulle tracce di Giuseppe Garibaldi ripercorrendo la sua fuga da Roma a Venezia. Oppure si possono cercare le tracce di un poeta speciale come Dino Campana nelle montagne intorno alla sua Marradi o al santuario della Verna, arrestando i propri passi nella meraviglia del panorama e nella lettura dei suoi versi.

Si può camminare con i santi. Con Francesco innanzitutto, tra l’Umbria, le Marche e il Lazio, scoprendo il senso reale e concreto delle sue invocazioni all’altissimo, nell’immersione totale nei boschi d’Appennino, verso grotte e conventi che sono tutt’uno con il paesaggio circostante.

Si possono seguire le legioni romane e i solchi dei carri sul basolato, lungo le vie consolari, oppure le vie della transumanza e quelle dei contrabbandieri. In Abruzzo sui confini appenninici dei vecchi stati, si possono accendere i fuochi di nascosto, come i briganti e sui Sibillini ripercorrere i sentieri delle carpirine che salivano a raccogliere la lenta, la lenticchia sotto il sole del Pian Grande.

Bisogna insomma narrare il territorio mentre i piedi lo segnano e aprirsi all’ascolto di altre narrazioni viandanti, ascoltandone i testimoni, con le orecchie e con il cuore. E il cammino allora diventa un’esperienza totale, ci si muove all’interno di un racconto e si scoprono i segreti delle montagne narranti, senza sentire fatica e fiatone e senza guardare il gps.

Gian Luca Diamanti

Giornalista professionista

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