La spada di San Michele e il cielo sopra Ferentillo

Pitagora diceva che siamo nati per un motivo: osservare il cielo. L’Appennino offre molti luoghi adatti per praticare quest’osservazione. Non bisogna salire tanto in alto. Basta scegliere la montagna giusta. Come? Come si è sempre fatto. Come facevano gli Antichi. Perché per osservare il cielo non serve un telescopio, ma basta una mente pulita. E un luogo che contribuisca a ripulirla.

Oggi, ad esempio, è il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele Arcangelo. Per osservare il cielo si può benissimo cercare una delle tante montagne di San Michele. Quella che ci attira di più.

In Valnerina, in Umbria, a Ferentillo (che nome curioso…) c’è lo scoglio di mezzogiorno, detto anche lo scoglio dei matti. Si tratta di un’imponente montagna calcarea, ricoperta da fitti boschi di lecci. Alle sue pendici c’è una delle due rocche a chiusura della valle. Di fronte c’è un’altra montagna affascinante e piramidale (o meglio affascinante in quanto piramidale) che si chiama Solenne, con una delle più importanti abbazie del centro Italia, San Pietro in Valle, voluta dai duchi longobardi di Spoleto e custode di tanti segreti.

Torniamo allo scoglio dei matti, e iniziamo a salire. Dove andiamo? A cercare i ruderi di un eremo e di una piccola chiesa, dedicata proprio a San Michele, il santo preferito dai Longobardi, forse perché con la sua spada sguainata e i modi da guerriero, ricordava tanto il vecchio e caro Odino del pantheon norreno. San Michele, peraltro, fino al ‘700 era il patrono di Ferentillo.

San Michele, dunque, ammazza il demonio e i vecchi di qui ricordano che dietro l’abside della chiesetta in cima a questo monte (o forse dentro la chiesa stessa) c’era una statua dell’arcangelo con i demoni sotto i piedi. Chi saliva su dal paese per la festa di San Michele, lo faceva armato di roncola, con la quale infieriva contro le bestie sottomesse dal santo, colpendole ripetutamente.

Ma erano davvero demoni? O piuttosto spiriti delle montagne, di culti precedenti che si praticavano anche quassù, come da tutti i luoghi dai quali si vede bene il cielo?

Lasciata la roncola dei contadini di Ferentillo, torniamo alla spada dell’Arcangelo. Con la quale, secondo la leggenda, San Michele sferrò al demonio un colpo talmente forte da segnare la superficie del nostro mondo. Questa fenditura è conosciuta come la linea del drago e la si può leggere ancora oggi sulle carte geografiche, oppure se preferite, su Google Maps.

Va dalla Cornovaglia alla Terra Santa e misteriosamente tocca in maniera più o meno precisa sette importanti luoghi e santuari micaelici dall’Irlanda, a St Michael’s Mount in Cornovaglia, fino a Mont-Saint Michel in Normandia, alla Sacra di San Michele in Piemonte e poi fino a Monte Sant’Angelo sul Gargano, per terminare in Israele, sul monte Carme in direzione di Gerusalemme.

Tutti questi luoghi, chiese, abbazie, eremi, dedicati a San Michele Arcangelo sono stati costruiti in un allineamento pressoché perfetto su una direttrice che, secondo alcune misurazioni, sarebbe anche una potentissima linea energetica…energie telluriche, naturalmente: magnetismo terrestre.

Torniamo al nostro piccolo e diruto eremo della Valnerina, dedicato a San Michele. Un luogo oggi non facilmente accessibile, a quasi mille metri d’altezza, in abbandono almeno dagli anni Settanta del secolo scorso. Quel che colpisce di più raggiungendolo, è il fatto che si trovi proprio a ridosso di una cuspide rocciosa, sopra la quale ci sono ancora segni di un castelliere e di una fossa. Dalla cima di questa piccola e affilata cuspide si domina a 360 gradi un territorio vastissimo. La cuspide è anche un balcone naturale dal quale osservare la mole della sottostante abbazia di san Pietro in Valle.

Dalla cuspide di San Michele di Ferentillo, in cima allo scoglio dei matti, ovvero lo scoglio di mezzogiorno, dunque, si vede il cielo. Si può lanciare lo sguardo come il volo di un’aquila,  su gran parte della Valnerina, ma anche sui valichi verso l’Abruzzo, verso Cascia, Leonessa e il Terminillo. Dalla cuspide di San Michele si può così lanciare uno sguardo lontano, oppure vicino, meglio ancora dentro di sé. Forse lo sguardo è sempre lo stesso. Pitagora sarebbe stato contento di scoprire questo posto. E non solo lui.

Di sicuro lo scoglio dei matti è un luogo attraente. Non solo per modo di dire. Un appassionato cultore di storia locale e di altri segreti celati dal territorio di Ferentillo, soprattutto quelli di eredità templare (dei quali è il caso di parlare a parte), ritiene che lo scoglio dei matti sia fortemente magnetizzato. Ci sarebbero evidenze scientifiche. Ci sono racconti di persone che cadono svenute contro le rocce. Ci sono le storie degli eremiti siriaci, che giunsero in questa parte della valle del Nera numerosi e cercarono rifugio nelle tante cavità di questa montagna e delle montagne vicine. Attirati pure loro dal luogo, come lo sono ancora oggi alcuni moderni eremiti, uno dei quali ha trovato il suo luogo sopra il vicino fosso di Riti. Attirati come da un magnete, addosso ad un monte dal quale il cielo si vede particolarmente bene, lontano e a fondo.

Così, a questo punto non desta più neanche tanto stupore apprendere che l’eremo di San Michele sul monte di Ferentillo sorge anch’esso in allineamento con i più famosi santuari micaelici: la famosa linea di San Michele, la linea del drago, passa proprio qui accanto, ma non solo, da osservazioni e verifiche effettuate pare che la posizione del piccolo eremo rappresenti la metà della linea stessa.

Possibile? Che poche pietre siano così importanti, rispetto alle stupende costruzioni di Mont-Saint Michel o della Sacra di San Michele?
Chissà…magari giova immaginare che, nel nostro caso il santuario micaelico potrebbe non essere solo questa piccola costruzione, ma l’intera montagna, con la sua forma a cuspide, le sue grotte, le sue sorgenti, il suo magnetismo, i tanti matti (o per meglio dire mistici e visionari) attirati qui, in quest’angolo d’Appennino), e magari con la stessa abbazia di San Pietro in Valle…

Resta il mistero. Eppure è evidente come da qui il cielo si veda molto meglio che altrove.

 

NOTE:
Questa è la geolocalizzazione della chiesa e dell’eremo di San Michele in Valnerina

L’eremo di Ferentillo in realtà è a 19 chilometri dalla linea sacra, ma occorre pensare che la sacra di San Michele in Piemonte è a oltre 10 chilometri, mentre il santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano è a 33 chilometri.
A questo link trovate una ricerca molto dettagliata in mappa delle posizioni dei luoghi micaelici rispetto alla linea del drago.

Altre notizie su San Michele di Ferentillo dal sito I luoghi del silenzio

Di recente la sezione Cai di Terni “Stefano Zavka”e Fondazione Carit hanno realizzato alcuni video dal titolo “La ricostruzione del silenzio” dedicati agli eremi della Valnerina.
Qui sotto le immagini e le parole del video su San Michele curato in particolare da Filippo Filipponi

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