Micropoli di tutto l’Appennino, unitevi!

C’è vita in Appennino. Perfino un po’ di speranza. E d’entusiasmo. La prova? Quattro sindaci appenninici hanno firmato la Carta dell’Aquila, un effervescente manifesto per le città delle aree interne, l’atto di nascita di un think tank appena abbozzato, la base per la rivincita delle città piccole e medie della dorsale appenninica, che ridisegna un nuovo ruolo per le micropoli (alternativa italica alle megalopoli mondialiste), che supera il concetto di smart city per avviarsi a passo spedito verso quello di smart area.

Una carta attraverso la quale si chiedono allo Stato non tanto più soldi per le aree interne (il direttore dell’Agenzia della Coesione Territoriale Antonio Caponetto anche lui a L’Aquila, ha detto che i fondi ci sono, semmai mancano la capacità e gli strumenti per utilizzarli), quanto piuttosto più semplificazione e più attenzione verso il ruolo delle piccole e medie città e verso i quattro assi delineati: innovazione, formazione, cultura e turismo, oltre che per le infrastrutture informatiche e per quelle destinate alla mobilità. Intanto, comunque, si gettano le basi per una rete di collaborazione tra Comuni affini, per alleanze tecniche, valorizzazione di esperienze comuni, condivisione d’idee e di sogni.

Un manifesto quello dei Comuni appenninici e delle aree interne che ben rappresenta un’altra Italia. Lontana dalle beghe di Roma, più concreta, verace, vitale e pulita, che nasce dove si respira aria buona, sotto al Gran Sasso, a L’Aquila, città che non muore mai, che resta salda (Immota manet), che ha nello stemma l’aquila di Svevia in uno scudo sannitico e che, infine, non è distante da Corfinio, dove si fece un altro patto, per la lega dei popoli italici, quelli che – appunto – stavano in Appennino prima di Roma.

L’iniziativa è del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Hanno aderito subito il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, il sindaco di Avellino, Gianluca Festa e il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, ma da Matera ha fatto sentire la sua voce anche il sindaco Raffaello De Ruggieri. E altri sono pronti a entrare nel Club. Comune denominatore (non difficile da individuare per i sindaci d’Appennino) è essere figli del terremoto e avvertire un certo senso di abbandono, insieme a una gran voglia di riscatto.

Le amministrazioni locali coinvolte sono di diverso colore politico, ma poco importa. “Di fronte a progetti come questi, all’esigenza di tutelare le nostre comunità, non ci sono destra o sinistra”, ha detto il sindaco di Avellino. “Il colore delle nostre amministrazioni in effetti non è unico, ma triplice: il bianco, il rosso e il verde, la bandiera italiana”.

Le parole d’ordine della Carta le ha invece evocate un digital strategist irpino, Michele Santoro di Acca Software, che all’Aquila ha raccontato come, attraverso le autostrade digitali e la banda larga, il lavoro possa arrivare dovunque, anche tra le montagne d’Appennino. Con coraggio, passione, talento e condivisione. Eccoli i quattro comandamenti del nuovo Appennino.

Come iniziare a declinarli lo ha spiegato il sindaco Biondi: provare a ragionare in termini di territori omogenei e non solo di città. I piccoli comuni d’Appennino soffrono di spopolamento, di mancanza di fiducia e di punti di riferimento. Non hanno più neanche i mezzi per amministrare, ma non intendono perdere le loro identità, né far morire le comunità. Per questo devono allearsi con le città più vicine, con i centri medi dei loro territori, con le micropoli che non devono – e non possono – mangiarsi i paesi, ma diventarne una specie di hub di competenze, di serbatoio di servizi di prossimità. Solo chi è più vicino è in grado di capire e rispettare i piccoli comuni e una smart area può convenire a tutti. E’ d’altronde un’idea che anche Appenniniweb aveva a suo modo condiviso, parlando di gemellaggi tra città e paesi.

Il manifesto-carta dell’Aquila è dunque anche un accorato appello a chi governa l’Italia per una rinnovata attenzione al ruolo delle città intermedie che possono diventare fondamentali per la coesione territoriale locale, per frenare il processo d’abbandono delle aree interne e come cerniera tra le aree interne, la costa e le aree metropolitane.

Poi per l’Appennino c’è un valore aggiunto: che è quello della bellezza delle aree interne, della loro cultura e della (possibile) miglior qualità della vita.

I fondatori del laboratorio di ricerca sul genoma dell’Aquila Dante Labs hanno raccontato di come e perché un ricercatore inglese abbia deciso di trasferirsi in Abruzzo: perché il luogo è meraviglioso e perché qui si vive meglio anche nelle relazioni umane. E questo è di sicuro un modo efficace per attrarre talenti.

Anche il Comune di Ascoli ha investito per definire l’identità culturale del proprio territorio, per diventare più attrattivo attraverso la sua narrazione. Ma – come ha detto Carlo Bachetti Doria – ha anche puntato molto sulle sue meraviglie naturali, dunque sul valore aggiunto della bellezza che fa crescere la qualità della vita. Così è nato il parco fluviale, con spiagge di fiume che quest’estate hanno registrato una media di 400 utenti al giorno,

Oltre duecentomila sono invece gli spettatori del festival della filosofia di Carpi, un’altra eccellenza delle aree interne che non è stata fermata neanche dal sisma emiliano. Pure a Carpi si scommette sul brand cittadino, sull’identità. E si mescolano la filosofia con i prodotti tipici, ma sempre caratterizzanti. “Noi abbiamo cuochi e non chef, cibo e non food”, ha detto il direttore del festival Daniele Francesconi, che grazie agli ingredienti emiliano-appenninici è riuscito a far diventare popolare anche la filosofia di Hegel.

E infine Matera, che è il simbolo della resilienza meridionale, capace di trasformare i problemi in risorse, le vergogne nazionali in eccellenze e che, come il brutto anatroccolo che si trasforma in cigno, con coraggio, passione e talento, è diventata capitale europea della cultura.

Esperienze da condividere, appunto, perché la spina dorsale d’Italia è ancora salda e, nonostante tutto, mantiene la schiena dritta.
Perciò le città della Carta dell’Aquila, le città micropolitane delle aree interne si rivedranno presto, magari contando su nuovi ingressi, per elaborare strategie, mettere a punto progetti e realizzarli insieme.

La Carta dell’Aquila

Le città intermedie rappresentano per i territori periferici un riferimento fondamentale non solo come luogo in cui si concentra l’offerta dei servizi di rango superiore, ma anche come punto di accesso e competenze avanzate, nonché come hub di condensazione e rappresentanza delle identità socio culturali. Le città, infatti, anche in funzione dei processi storici di urbanizzazione, hanno assunto nel tempo la funzione di centro di accumulazione di abilità e di generazione di valore, prendendo su di loro anche il fondamentale ruolo di facilitatori e produttori di innovazione per il territorio.

Per rivitalizzare le aree interne, le città appenniniche devono far gemmare nel contesto territoriale di riferimento un’innovativa Smart Area e offrire ai comuni limitrofi servizi tecnici e amministrativi, ottimizzando le risorse, unendo le forze, accompagnando lo spirito di iniziativa delle nuove generazioni.

Il ruolo della città quale hub di competenze a servizio dei territori può articolarsi su quattro assi principali: cultura, formazione, innovazione e turismo.

La Carta dell’Aquila individua politiche e azioni, da condividere con i diversi livelli istituzionali, per attivare una rete di costante collaborazione tra città delle aree interne e generare un nuovo protagonismo. Per invertire i fenomeni di depauperamento demografico e socio economico dei territori le città chiedono:

1) Politiche e interventi mirati a sostegno del sistema città – aree periferiche in grado di contribuire ad arrestare l’esodo e incentivare il ritorno anche alle nuove generazioni sui territori attraverso:
una fiscalità di vantaggio a sostegno delle imprese e delle famiglie
politiche economiche e sociali a sostegno delle nuove generazioni
iniziative di welfare per le categorie più svantaggiate e per gli anziani
interventi di work-life balance per compensare il costo opportunità degli spostamenti per pendolarismo
misure per rigenerare l’immenso patrimonio pubblico e valorizzare il sistema delle acque interne e delle foreste

2) Valorizzazione del rapporto città – aree periferiche nell’ambito della programmazione 2021/2027 per:
promuovere uno specifico programma nazionale e specifici assi nei programmi regionali
concentrare l’azione di policy e le relative risorse su interventi di riconoscimento e valorizzazione del ruolo delle città per i territori di riferimento
migliorare la capacità di attrazione di fondi comunitari attenuando il gap che oggi si registra tra le aree interne appenniniche e le aree metropolitane e costiere

3) Nuove e più efficienti infrastrutture per la mobilità, per avvicinare l’Appennino alle coste, rilanciare i collegamenti tra il Mar Adriatico, il Mar Tirreno e il Mar Ionio e rafforzare le connessioni sulla dorsale appenninica:
su ferro, potenziando linee strategiche esistenti e rilanciando le connessioni trasversali e longitudinali, anche in alta velocità
su gomma, migliorando le infrastrutture esistenti, anche dal punto di vista della sicurezza e sbloccando le opere incompiute

4) La promozione di centri di competenza di livello nazionale, anche in collaborazione con le Università e i centri di ricerca per:
sostenere il nuovo protagonismo delle città e del loro territorio fondato sulle specifiche competenze e vocazioni
valorizzare le esperienze comuni su temi strategici e trasversali (dalle calamità al dissesto idrogeologico passando per turismo e beni culturali)
rafforzare i settori a forte vocazione territoriale e favorire la generazione di imprese 4.0, per offrire nuove opportunità occupazionali di qualità per le fasce di popolazione in possesso di formazione superiore e arginare il fenomeno della emigrazione intellettuale.

(https://www.facebook.com/events/2606862032682576/ oppure www.comune.laquila.it).

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