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	<title>mcf2025 Archivi - AppenniniWeb</title>
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	<description>Gli Appennini, una patria in salita</description>
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		<title>Montelago 2025, la danza del margine che torna al centro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2025 11:52:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Colfiorito]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica celtica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cornamuse scozzesi e le zampogne di Scapoli tra le Mainarde, i tamburi delle bagadou bretoni e quelli dei Sanniti,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2025/08/04/montelago-2025-la-danza-del-margine-che-torna-al-centro/">Montelago 2025, la danza del margine che torna al centro</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Le cornamuse scozzesi e le zampogne di Scapoli tra le Mainarde, i tamburi delle <em>bagadou </em>bretoni e quelli dei Sanniti, pelli di pecore, di animali da pascolo, gonfiate con il nostro respiro, vibrazioni ancestrali e una musica che sembra uscir fuori dalle pietre rotolanti, scendere giù dai pascoli d’alta montagna. <strong>Una musica antica, ma che ancora lega e slega le anime di chi sopra quelle e queste terre cammina e balla, provando ad ascoltarle</strong>.<br>A poche ore dall’inizio della ventiduesima edizione di <a href="https://www.montelagocelticfestival.it/"><strong>Montelago Celtic Festival</strong></a>, <strong>la grande festa della musica celtica proprio al centro dell’Appennino</strong> tra Marche e Umbria, vien voglia di parlare del legame tra i luoghi, la loro potenza naturale e una musica che sembra arrivare da lontano, ma che in realtà ci portiamo dentro da secoli, se non da millenni.<br><br><strong>LA MUSICA CELTICA, DAI MARGINI D’EUROPA</strong> &#8211; Cos’è in fondo la musica celtica, <strong>la musica dei margini</strong> del nostro continente se non <strong>un tentativo di dar voce, ritmo e futuro a terre abbandonate</strong>, o quanto meno poco considerate nel grande gioco della modernità, dello sviluppo, del progresso? D&#8217;altronde il Governo francese avversò per diversi anni <strong>la lingua bretone </strong>e le feste con musica tradizionale suonata con il <em>biniou</em>, la cornamusa, le arpe e le bombarde perché considerate troppo identitarie e radicate nei luoghi. <strong>In Irlanda e in Scozia</strong> le <em>uillean pipe</em>, le <em>bagpipe</em>, i <em>tin whistle</em>, i <em>bodhran </em>e i tamburi, hanno accompagnato da sempre le rivendicazioni dei popoli per la libertà e l’indipendenza.<br><br><strong>LE ZAMPOGNE DEL MEDITERRANEO </strong>&#8211; Oggi questa musica resiste ed è diventata<strong> un simbolo che travalica i luoghi dov’è nata</strong>, forse proprio perché dovunque è riconosciuta in perfetta vibrazione con qualsiasi terra abbia conservato un po’ della sua anima. Forse perché <strong>zampogne e cornamuse sono nate proprio qui, nel Mediterraneo</strong>, per poi espandersi nel mondo celtico e tornare di nuovo in Appennino, da dove per la verità non se ne sono mai andate (per togliervi qualche curiosità visitate il <strong><a href="https://www.museodellazampogna.it/it/">museo della zampogna di Scapoli in Molise</a></strong>). Qui <strong>briganti, cafoni, pastori, tessitrici, fate e <em>janare </em>hanno danzato saltarelli, pizziche e gighe</strong>, dimenticando per qualche momento di essere poveri cristi o gente dell’altro mondo e accarezzando la terra sotto i loro piedi, che diventava uguale per tutti, incantata dal suono melodioso degli organetti, delle zampogne e dei loro bordoni.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_5-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-3006" style="width:450px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_5.jpg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_5-300x200.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_5-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MONTELAGO, CITTA’ NOMADE E CROCEVIA</strong> &#8211; Se <a href="https://www.montelagocelticfestival.it/">Montelago Celtic Festival</a>, come dicono gli organizzatori, è una <strong>città nomade</strong> che sboccia una volta l’anno, di certo è – e diventa sempre più &#8211; anche <strong>un grande crocevia di genti e di culture musicali che vogliono provare a riportare il margine al centro</strong>, che resistono alla globalizzazione delle culture, compresa quella musicale.<br><strong>Il verde altopiano di Colfiorito</strong>, uno degli ombelichi d’Appennino, caro alla <strong>grande madre Cupra</strong>, è il luogo potente dove questa magia si ripete ogni anno per <strong>più di ventimila giovani incantati e rapiti</strong>, seppur per pochi giorni, in un’altra dimensione e in un’altra melodia, forse le uniche ancora reali, forse le uniche ancora <strong>in armonia con la terra che ci sta sotto i piedi e con il cosmo che ci sta sopra le teste</strong>. Qui, dunque, <strong>s’incontrano le musiche popolari di tutto il mondo</strong>, con il comun denominatore di essere musiche dal <strong>cuore di terra </strong>che batte forte sotto il cielo e a volte anche un po’ più su, come le scintille dei falò delle notti del festival che sembrano confondersi con le stelle.<br>Qui s’incontrano due regioni tenute insieme dall’Appennino, qui s’incontrano <strong>tanti giovani che cercano una libertà selvatica nella natura e con la natura</strong>; una libertà sempre più negata nelle valli e nelle città. Qui s’incontrano gli antichi dei, l’appenninica Cupra, Bona dea e forse anche<strong> il celtico Toutatis</strong>. Qui <strong>tutto diventa uno</strong> pur conservando una benedetta molteplicità, splendidamente, sopra ai prati verdi, sotto al palco strabordante di bella musica, <strong>nei bicchieri di birra e di Varnelli</strong>, nei racconti e negli incontri del popolo di Montelago.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_4-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-3005" style="width:444px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_4.jpg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_4-300x200.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_4-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA MUSICA DEI PASTORI DI GIONO </strong>&#8211; Nel racconto <a href="https://www.lafeltrinelli.it/serpente-di-stelle-libro-jean-giono/e/9788882460280">“Il serpente di stelle”</a>, <strong>Jean Giono</strong> descrive un’altra grande riunione annuale di un popolo su un altopiano, quello di <strong>Mallefougasse</strong>, nell’Alta Provenza. É un popolo di pastori, di transumanti, che si ritrova per un richiamo ancestrale, nella notte di San Giovanni: gli uomini, i capi di bestie, i pastori appunto, e gli animali dietro. Un grande quadrato al centro dell’altopiano nel quale <strong>i pastori stessi mettono in scena una recita</strong> <strong>interpretando gli elementi naturali, il vento, il mare, la montagna</strong>. Ma in sottofondo anche questi uomini rudi pretendono <strong>una colonna sonora, una musica</strong>. E questa musica è fatta da strumenti magnifici e immaginifici: le arpe eoliche con le corde fissate agli alberi, i <em>pini-lira</em>, mossi dai venti, e poi i flauti ad acqua…Ecco allora che quella notte diventa magica con il cielo nero percorso da un serpente di stelle, <strong>gli elementi naturali che acquistano una voce, la montagna, le sue fonti e il vento che suonano in mezzo alle bestie e ai capi di bestie, illuminati dalle fiamme del fuoco</strong>&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>STIVELL E I LUOGHI CHE SUONANO BENE</strong> &#8211; E cosa succede in fondo a Montelago se non questa stessa magia? Tanti anni fa il grande bardo <strong>Alan Stivell, l’inventore della musica celtica moderna</strong>, venne a suonare in Umbria (e l&#8217;anno scorso è arrivato anche a Montelago&#8230;), in mezzo ai resti di una città romana abbandonata, sull’antica via Flaminia. Fu un concerto meraviglioso; <strong>anche se nei fumetti di Asterix i Celti non amano i romani, quella volta Stivell disse che le pietre romane di Carsulae suonavano bene </strong>con la sua musica. <strong>Lo stesso miracolo accade ogni anno anche a Montelago</strong> dove celti, marchigiani, abruzzesi, umbri, sanniti e genti d’ogniddove sentono che <strong>i prati e le montagne risuonano bene con la musica</strong> e che la terra, che in fondo è la stessa calpestata dagli zoccoli delle fate dei vicini Sibillini, si muove anch’essa al ritmo dei tamburi e dei <em>bodhran</em>. <br>Se la modernità non ha più patrie e tende a uccidere le identità, la musica di Montelago è invece un parto della terra, di tutte le terre marginali e di tutte le aree interne e dimenticate, in sostanza di tutte le nostre aree interiori e di quei pezzi delle nostre anime che crediamo di aver dimenticato. E<strong> il popolo di Montelago</strong> è pronto anche quest’anno a danzare, ad ascoltare a farsi comunità, <strong>a fare festa e non festival, a celebrare i suoi riti, ognuno da protagonista e non da spettatore, con la musica dentro che scava spazi di libertà</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://www.montelagocelticfestival.it/#">Qui il programma completo di MCF2025 dal 6 al 9 agosto</a></strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_1.jpg" alt="" class="wp-image-3002" style="width:481px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_1.jpg 960w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_1-300x225.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2018/07/mcf_2016_1-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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