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	<title>Montagne di libri Archivi - AppenniniWeb</title>
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	<description>Gli Appennini, una patria in salita</description>
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	<title>Montagne di libri Archivi - AppenniniWeb</title>
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		<title>La &#8220;Primavera Sacra&#8221; dell’Appennino: Rieti celebra le radici d’Italia tra storia e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:22:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Popoli Italici]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila Capitale della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Rieti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Appennino centrale si prepara a vivere il Festival dei Popoli Italici che contribuirà alla riscoperta delle sue radici più profonde dall'8 al 10 maggio a Rieti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/04/21/la-primavera-sacra-dellappennino-rieti-celebra-le-radici-ditalia-tra-storia-e-futuro/">La &#8220;Primavera Sacra&#8221; dell’Appennino: Rieti celebra le radici d’Italia tra storia e futuro</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Appennino centrale si prepara a vivere un Festival che contribuirà alla riscoperta delle sue radici più profonde. Nell&#8217;ambito dei progetti e delle proposte per <strong>L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026</strong>, la vicina <strong>Rieti</strong> diventa lo scenario di un evento senza precedenti: la prima edizione del <a href="https://festivalpopolitalici.it/"><strong>Festival dei Popoli Italici – La Primavera Sacra</strong> </a><br>Dall’<strong>8 al 10 maggio 2026</strong>, il Museo Archeologico e il Teatro Flavio Vespasiano di Rieti ospiteranno un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire l’identità profonda delle terre appeniniche, prima che l’espansione di Roma ne uniformasse il mosaico di culture.<br>Il Festival non intende essere soltanto un&#8217;importante occasione di confronto accademico, ma un segnale di vitalità per le <strong>aree interne</strong>. L’evento si inserisce nel quadro della ricostruzione e del rilancio dei territori colpiti dal sisma degli ultimi decenni. Attraverso la cultura si mira così a restituire centralità a zone che, pur essendo state il cuore pulsante delle civiltà appenniniche, affrontano oggi le sfide cruciali del contrasto allo spopolamento, per una rinascita economica e identitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://festivalpopolitalici.it/programma/"><strong>Il Programma: tre giorni tra storia e divulgazione</strong></a><br>Il Festival propone <strong>lezioni di storia gratuite</strong> e accessibili a tutti, tenute da alcuni dei più illustri studiosi e divulgatori contemporanei.<br><strong>Il calendario:</strong> le attività si svilupperanno<strong>nel weekend dell&#8217;8-10 maggio</strong>, alternando approfondimenti scientifici e narrazioni coinvolgenti<br><strong>I protagonisti:</strong> il parterre di relatori include figure del calibro di <strong>Andrea Carandini</strong>, lo storico e analista geopolitico <strong>Dario Fabbri</strong>, l’archeologo <strong>Filippo Coarelli</strong>, <strong>Giovanni Brizzi</strong> e lo scienziato <strong>Stefano Mancuso</strong>.<br><strong>Focus tematici:</strong> gli interventi spazieranno dalla nascita dell&#8217;Italia alle antiche <em>&#8220;toutas&#8221;</em> (le comunità politiche italiche), passando per lo studio delle <strong>Tavole Iguvine</strong>.<br><strong>L’identità dei popoli italici</strong>: l&#8217;Appennino centrale è stato la culla di popoli fieri e dalle identità distinte. Il Festival metterà sotto i riflettori le vicende di genti come i <strong>Sabini</strong> (strettamente legati alla fondazione di Roma), i <strong>Marsi</strong>, i <strong>Peligni</strong>, i <strong>Vestini</strong> e gli <strong>Equi</strong>, solo per citarne alcuni tra i numerosi gruppi che abitarono la penisola. <br>Il titolo stesso del festival di quest&#8217;anno, <strong>&#8220;La Primavera Sacra&#8221;</strong> (<em>Ver Sacrum</em>), richiama l&#8217;antico rituale migratorio con cui le giovani generazioni delle tribù appenniniche partivano alla ricerca di nuove terre, fondando nuove comunità e garantendo la sopravvivenza del proprio popolo.<br><strong>Rieti e L&#8217;Aquila</strong>: un asse culturale per il 2026: in un anno in cui l&#8217;Abruzzo e il Lazio collaborano idealmente sotto il segno della cultura, Rieti diventa la porta d&#8217;accesso a questa narrazione storica. Se L&#8217;Aquila rappresenta la resilienza e la modernità del patrimonio artistico, Rieti, attraverso il Festival dei Popoli Italici, ne fornisce la <strong>base storica e identitaria</strong>. <br><strong>Partecipare al Festival</strong> significa dunque non solo ascoltare i massimi esperti di storia antica, ma anche sostenere un progetto di <strong>turismo consapevole e culturale</strong> che vede nelle radici italiche il motore per il rilancio delle aree interne dell’Appennino.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/04/guerriero-di-numana_piceni-1024x683.png" alt="" class="wp-image-5541" style="aspect-ratio:1.5000000301160317;width:587px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/04/guerriero-di-numana_piceni-1024x683.png 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/04/guerriero-di-numana_piceni-300x200.png 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/04/guerriero-di-numana_piceni-768x512.png 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/04/guerriero-di-numana_piceni.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Le Tavole Eugubine: sacralità d&#8217;Appennino</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2026/03/08/le-tavole-eugubine-sacralita-dappennino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 16:07:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1990 si tenne a Perugia un convegno sui temi del sacro nell'Italia preromana con la partecipazione di Filippani Ronconi, Del Ponte, D'Anna e Pucciarini. Venne anche prodotto un documentario a cura di Arturo Sbicca del quale vi proponiamo il testo integrale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/03/08/le-tavole-eugubine-sacralita-dappennino/">Le Tavole Eugubine: sacralità d&#8217;Appennino</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel dicembre del 1990 la casa editrice Oriente Occidente, su iniziativa di <strong>Arturo Sbicca</strong>, dette alle stampe gli atti di <strong>un convegno tenutosi a Perugia</strong> nel settembre dello stesso anno con il titolo <strong>&#8220;Umbria – Diversità nell’Armonia &#8211; Le Tavole Eugubine e il mondo religioso Umbro-Italico&#8221;</strong>. Al convegno presero parte tra gli altri <strong>Pio Filippani-Ronconi</strong>, <strong>Marco Pucciarini</strong>, <strong>Renato Del Ponte</strong>, <strong>Nuccio D&#8217;Anna</strong>, <strong>Guglielmo Lattanzi</strong>. <br>Tra i temi trattati: <em>&#8220;Le valenze archetipali dell&#8217;Umbria&#8221; </em>(Filippani Ronconi), <em>&#8220;Riti, sacrifici e dèi nelle Tavole Eugubine&#8221; </em>(Pucciarini); <em>&#8220;Potere magistratuale e religione nell&#8217;Italia antica&#8221;</em> (Lattanzi); &#8220;<em>La funzione del re-augure nell&#8217;Italia antica e nell&#8217;Umbria preromana&#8221; </em>(Del Ponte);<em>&#8220;Alcuni aspetti del dio italico Giano&#8221;</em> (D&#8217;Anna). <br>Si trattava in effetti di tematiche legate alla <strong>sacralità più antica delle terre appenniniche</strong>, alle quali Arturo Sbicca volle aggiungere <strong>un suggestivo video documentario</strong> con un proprio testo che venne allegato alla pubblicazione grazie a una videocassetta VHS. <br>Considerando le stupende immagini d&#8217;Appennino e i temi trattati <strong>Appenniniweb/Appennini &#8211; Montagne da leggere</strong> ve ne propone un estratto che presenta problemi tecnici dovuti alla vetustà del supporto magnetico,  <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-ROibJ2IJgk">Le Tavole Eugubine e il mondo religioso umbro-italico</a><br><em>Umbria – Diversità nell’Armonia</em><br>Ideazione e testo: <strong>Arturo Sbicca</strong><br>Realizzazione esecutiva: Francesco Bistocchi, Massimo Santopaolo<br>Coordinamento e supervisione: Alvaro Palanga<br>Assistente alla produzione: Patrice Makovic<br>Voce: Achille Roselletti<br>Prodotto da Promovideo Perugia in collaborazione con Park Hotel ai Cappuccini, Libreria Oriente Occidente, con il patrocinio della Regino Umbria, Provincia di Perugia, Comune di Gubbio, Azienda di promozione turistica di Gubbio.<br><strong><em>L&#8217;estratto video è riprodotto a scopo di discussione e divulgazione culturale. Tutti i diritti appartengono ai rispettivi autori e produttori.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="1013" height="649" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/appennino.png" alt="" class="wp-image-5455" style="aspect-ratio:1.5608754251973558;width:431px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/appennino.png 1013w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/appennino-300x192.png 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/appennino-768x492.png 768w" sizes="(max-width: 1013px) 100vw, 1013px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Di seguito abbiamo comunque trascritto <strong>il testo integrale del video </strong>che contiene una sintesi di alcuni degli interventi del convegno e <strong>un interessante parallelo tra i riti dell&#8217;antica Gubbio e la storia stessa della città fino ai significati simbolici della sua festa tradizionale, la Corsa dei Ceri</strong>.<br><br><strong>Gubbio &#8211; Le Tavole Eugubine e il mondo religioso Umbro-Italico</strong><br>Umbria – Diversità nell’Armonia &#8211; <em>Testo integrale del videodocumentario</em><br><br>Le Tavole Eugubine, come scrive il Devoto, sono il più importante testo rituale di tutta l’antichità classica. Non possediamo nulla di simile né in lingua latina, né in lingua greca. Per trovare paralleli bisogna ricorrere a letterature del vicino o del lontano Oriente.<br>Gubbio, l’antica Ocar Ikuvina, è la città che meglio e più puramente ha caratterizzato la singolarità del popolo umbro, vissuto tra la fine del secondo e l’inizio del primo millennio avanti Cristo.<br>Gli Umbri emergono dalle nebbie della protostoria: è l’ultimo popolo indoeuropeo che conserva nei nomi delle comunità religiose e nell’orientamento dei riti la memoria delle sedi transappenniniche donde erano venuti, mantenendo costumi religiosi simili a quelli dell’India Vedica.<br>Umbro non è il nome con cui gli Umbri antichi chiamavano se stessi; quasi certamente si denominavano con un termine affine al sanscrito “Sabbah”, l’assemblea dei liberi.<br>Le Tavole descrivono cerimonie religiose che si svolgono nella città protetta da mura e munita di tre porte: Trebulana, Tessenaca e Veia. La popolazione è divisa in dieci parti e suddivisa in due gruppi capeggiati da una famiglia, un magistrato, un collegio sacerdotale.<br>La massima autorità religiosa è costituita dall’augure che determina il templum augurale. L’augure presiede ogni cerimonia, da un lato per purificare la città, dall’altro come rito lustrale per la popolazione.<br><strong>AUSPICIO</strong><br>“Disegnare una geografia immaginaria sulla superficie sacrificale che abbraccia la città intera. Animare una superficie consacrata, una casa, o una città intera, con preghiere che devono essere a volta a volta recitate a voce chiara, o in silenzio. Presso le tre porte della città, davanti e dietro, si effettueranno sacrifici alla triade Grabovia. Nell’immobilità sacrale si determinerà lo spazio disteso. Il volo degli uccelli che attraversa il cielo costituisce l’intersezione tra un ciclo sacro e il tempo-spazio profano.<br>Con questo spirito purificato s’intuiranno la piega degli eventi e l’ordine delle cose future.<br><strong>LUSTRAZIONE</strong><br>Sacrifici di animali appositamente allevati, diversi a seconda delle divinità: è la purificazione espiatoria per la città e i cittadini. La cerimonia del fuoco e quindi la processione per la via augurale fino al bosco sacro. Qui avverrà una nuova osservazione del volo del picchio verde d’Occidente. Si pronunceranno poi formula di bando per gli stranieri; si compiranno tre processioni invocando la triade divina del pantheon umbro: Giove, Marte e Vofione.<br><strong>CERIMONIA PER GLI AUSPICI AVVERSI</strong><br>Tutto il collegio sacerdotale celebrerà il rituale che non è destinato alla liturgia pubblica. Verranno pronunciate formule propiziatorie e saranno effettuate offerte di animali a dèi e oracoli.<br><strong>CERIMONIA DEL CANE</strong><br>Questa cerimonia è il momento culminante delle feste Cereali interlunari. Dopo aver ottenuto il responso auspicale, in un periodo di luna piena, col fuoco sull’altare, si provvederà all’immolazione del cane. Si pregherà. Si pregherà. E alcune parti della vittima si offriranno alla divinità Grabovia. Le parti restanti verranno sepolte presso l’altare.<br><strong>RITUALE PER L’INSEDIAMENTO DEL MAGISTRATO</strong><br>Un’olla terrea contenente una speciale bevanda consacrata nel bosco viene offerta al magistrato. Due animali saranno le vittime sacrificali che verranno portati dal bosco sacro al campo su una lettiga cosparsa di profumi e trasformata dal fuoco in un altare. Si farà ritorno al bosco sacro dove si compiranno vari atti rituali: inchini, preghiere, circumambulazioni.<br>Il più grande cerimoniale che si sia mai fatto a favore di una città è compiuto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="607" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/vettore1-1024x607.png" alt="" class="wp-image-5452" style="aspect-ratio:1.686195659710185;width:475px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/vettore1-1024x607.png 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/vettore1-300x178.png 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/vettore1-768x455.png 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/vettore1.png 1123w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’espansione degli Italici in tutta la penisola dalla Padania fino alle Calabrie determinò la sostanza fisica e psichica di una Nazione di là da venire nei millenni. L’esasperato particolarismo politico, l’originalità culturale di ogni raggruppamento, la prevalenza attribuita alla funzione rispetto all’istituzione, sono tutti caratteri che risorgeranno nel Medio Evo a segnare la variopinta e geniale indole della civiltà italiana dei Comuni e delle Signorie.<br>Verso la metà del XII secolo la città di Gubbio si amplia in alto nel punto più difeso, verso il monte: è il periodo nel quale nasce Sant’Ubaldo, vescovo e patrono della città. Sorgeranno tre chiese degli Ordini Mendicanti ai margini dell’abitato. Un impianto a croce: nell’asse longitudinale San Francesco e la cattedrale, nell’asse trasversale San Martino e Sant’Agostino. Al centro San Giovanni. Le corporazioni delle arti e mestieri contribuiranno in modo determinante allo splendore di Gubbio: artisti, creatori e uomini di lettere abbondano nella Gubbio medievale, dal Nelli a Mastrogiorgio il vero nume dell’arte ceramica italiana. Da ritrovamenti sappiamo che nel IV secolo avanti Cristo a Gubbio v’era una tradizione di buccheri tuttora viva. Ma il genio di Gattapone, architetto, è il più grande: una piazza pensile, una piazza atta ad accogliere tutta la popolazione eugubina, appoggiata su quattro ciclopiche arcate di pietra, quattro voltoni profondi e sicuri, come antri che sostengono il peso di un intero popolo cittadino adunato. Il palazzo dei Consoli, l’idea del volo tradotta in architettura, un volo d’aquila.<br>Quindici maggio, vigilia della morte di sant’Ubaldo: Gubbio celebra il suo vescovo e santo protettore. Tutta la popolazione di Gubbio scende in lizza e si divide con entusiasmo e serietà tra i santi Ubaldo, Giorgio e Antonio, impersonati da ceri, eleggendoli propri tutori e inalberando, ogni eugubino, il colore dell’uno o dell’altro. La città è tutta un fremito: l’autorità spirituale e il potere temporale si uniranno nel pranzo di mezzogiorno. L’approssimarsi della corsa su per il monte Ingino crea un’ansia rumorosa che si fa sempre più viva. La processione esce dal Duomo e percorre le vie della città. La corsa ha inizio: è un momento culminante, drammatico, esplodente. Dopo aver fatto tre giri intorno alla piazza, i ceri attaccano il monte, lo prendono d’assalto; la folla li segue, è uno spasimo. Uomini e donne, vecchi e bambini, si staccano da terra. E qui, in questa corsa, nella sua immediata esplosione saettante, dove tutto si confonde e tutto si armonizza, principio e fine sono tutt’uno.<br>Kerria, la divinità degli antichi Italici datrice di grazia, la cui persona collettiva è Ceres, è l’indiana Shree. Bellezza, ricchezza e plenitudine.<br><br><em>Gubbio &#8211; Le Tavole Eugubine e il mondo religioso Umbro-Italico<br>Umbria – Diversità nell’Armonia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ideazione e testo: <strong>Arturo Sbicca</strong><br>Realizzazione esecutiva: Francesco Bistocchi, Massimo Santopaolo<br>Coordinamento e supervisione: Alvaro Palanga<br>Assistente alla produzione: Patrice Makovic<br>Voce: Achille Roselletti<br>Prodotto da Promovideo Perugia in collaborazione con Park Hotel ai Cappuccini, Libreria Oriente Occidente, con il patrocinio della Regino Umbria, Provincia di Perugia, Comune di Gubbio, Azienda di promozione turistica di Gubbio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ulteriori approfondimenti proponiamo il link al testo di Marco Pucciarini su uno dei temi trattati nel corso del convegno: <a href="https://www.academia.edu/1094060/Le_Tavole_Eugubine_ed_il_mondo_religioso_umbro_ed_italico">(44) Le Tavole Eugubine ed il mondo religioso umbro ed italico.</a><br><br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="591" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/gubbio2.png" alt="" class="wp-image-5453" style="width:538px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/gubbio2.png 960w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/gubbio2-300x185.png 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/gubbio2-768x473.png 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/03/08/le-tavole-eugubine-sacralita-dappennino/">Le Tavole Eugubine: sacralità d&#8217;Appennino</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una storia ribelle per un Appennino dove i cani parlano</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2025/11/10/una-storia-ribelle-per-un-appennino-dove-i-cani-parlano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 20:31:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Una storia ribelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono molti modi di riabitare l&#8217;Appennino e altrettanti per raccontarlo. Arjuna Cecchetti già dalle prime pagine del suo nuovo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2025/11/10/una-storia-ribelle-per-un-appennino-dove-i-cani-parlano/">Una storia ribelle per un Appennino dove i cani parlano</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci sono molti modi di riabitare l&#8217;Appennino e altrettanti per raccontarlo. <strong>Arjuna Cecchetti</strong> già dalle prime pagine del suo nuovo libro <a href="https://www.daliaedizioni.it/book/questa-e-una-storia-ribelle/">Questa è una storia ribelle | Dalia Edizioni</a>, ci fa scivolare dentro una storia che parla di <strong>un Appennino ferito due volte</strong>, dal terremoto e dalla ricostruzione. Ce lo mostra con gli occhi di due ragazzine che hanno perso quasi tutto, ma che non vogliono perdere i loro sogni. E quelli dei loro genitori. <br>In questo racconto ribelle c&#8217;è rabbia, una rabbia esplosiva, una rabbia che solo chi ha visto andare in frantumi i propri sogni, oltre alle proprie case e alla propria vita, può capire fino in fondo. Ma a distruggere le case e le famiglie di <strong>Selvaggia </strong>e <strong>Penelope </strong>non è stato solo il terremoto (peraltro nel racconto non si parla di un terremoto specifico, ma di uno dei tanti&#8230;). A distruggere i loro sogni e quelli di chi le ha messe al mondo e le ha fatte crescere tra le nostre montagne non è neanche soltanto <strong>un sistema di ricostruzione che bada più al guadagno (o alla speculazione) che al benessere reale degli abitanti</strong> dei paesi trasferiti nelle SAE di anonimi <em>compound </em>senza nome. <br><em>Cosa ha consentito tutto questo? Cosa consente a chi gestisce la ricostruzione di prendere le decisioni per gli altri? Cosa consente alle istituzioni di far assurgere la sicurezza al rango di una divinità e a considerare la burocrazia come la sua casta sacerdotale? Cosa impedisce a chi ha scelto di abitare quelle terre difficili e selvatiche di tornare alle proprie case di pietra e restaurarle senza passare sotto le forche caudine di procedure umilianti?</em><br>Il fatto è che il terremoto,<strong> i terremoti nelle aree interne hanno colpito un sistema sociale già tramortito e moribondo, fiaccato da almeno sessant&#8217;anni di spinta culturale verso le aree metropolitane</strong> e il loro modello di vita, contro qualsiasi modello alternativo. Ad esempio un modello come quello proposto dalle terre d&#8217;Appennino, fatto di <strong>piccole comunità</strong>, di <strong>autoproduzione</strong>, di <strong>essenzialità</strong>, d&#8217;immersione nei ritmi e nella <strong>sacralità della natura</strong>, che obiettivamente non è più molto di moda ed è anche piuttosto faticoso da sostenere. In questo senso il terremoto è stato un buon alleato di chi ritiene ormai inutile abitare in aree che suggeriscano, o ispirino uno stile di vita diverso. Meglio, tutt&#8217;al più, trasformare i paesi in villaggi turistici.<br><em>E allora chi può combattere tutto questo? </em>Chi può provare a farlo saltare in aria? Probabilmente solo chi conserva nel proprio animo <strong>lo stupore dei bambini e la rabbia degli adolescenti</strong>, la loro purezza e in qualche modo la loro ingenuità che può trasformarsi in furore e in azioni sconsiderate, ma forse proprio per questo efficaci e stupefacenti, soprattutto per chi non se le aspetterebbe mai. Può farlo solo chi odia<em> un mondo dove gli animali non parlano</em>, come invece fa il cane della protagonista, dove i genitori non raccontano storie ai loro bambini ma li mettono davanti a un televisore o a un tablet, <em>dove i fichi non si colgono dalla pianta ma si comprano al supermarket</em>.<br>Per provare a ribaltare questo mondo e a riabitare l&#8217;Appennino con i propri sogni, si può (o forse si deve) diventare delle rivoluzionarie, dei ribelli e, in qualche modo <em>“passare al bosco”</em>, come fanno Selvaggia e Penelope. Ma questo l&#8217;autore non lo dice, perché nel suo libro non c&#8217;è una morale, ma solo delle affascinanti suggestioni. Come quelle che piacciono tanto ai bambini, o a chi non ha dimenticato del tutto di esserlo stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.daliaedizioni.it/book/questa-e-una-storia-ribelle/">Questa è una storia ribelle | Dalia Edizioni</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="626" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ribellecornice-1024x626.png" alt="" class="wp-image-5303" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ribellecornice-1024x626.png 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ribellecornice-300x184.png 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ribellecornice-768x470.png 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ribellecornice.png 1316w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>&#8220;Una patria in salita&#8221;, il libro sugli dèi e le meraviglie d&#8217;Appennino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 19:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;𝗨𝗻𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝘀𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮&#8221;: un libro di Gian Luca Diamanti che ti fa scoprire un altro Appennino. 𝐶ℎ𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑒̀</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2025/10/17/una-patria-in-salita-il-libro-sugli-dei-e-le-meraviglie-dappennino/">&#8220;Una patria in salita&#8221;, il libro sugli dèi e le meraviglie d&#8217;Appennino</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;𝗨𝗻𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝘀𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮&#8221;: un libro di Gian Luca Diamanti che ti fa scoprire un altro Appennino. 𝐶ℎ𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑒. 𝗟𝗼 𝗽𝘂𝗼𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗶, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗸𝗶𝗻𝗱𝗹𝗲 <a href="https://shorturl.at/t0szl">cliccando a questo link</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><img loading="lazy" decoding="async" height="16" width="16" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t9e/1/16/27a1.png" alt="&#x27a1;"> 𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗲𝗿𝗮𝗶? I segnavia culturali per orientarti nella parte più interna del nostro Paese e forse anche la sua anima&#8230;le tracce degli antichi dèi nati tra queste montagne: 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗼, 𝗦𝗶𝗹𝘃𝗮𝗻𝗼, 𝗙𝗮𝘂𝗻𝗼, 𝗠𝗲𝗳𝗶𝘁𝗲, 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗻𝗮, 𝗠𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗦𝗼𝗿𝗮𝗻𝗼, 𝗖𝘂𝗽𝗿𝗮…E tante altre meraviglie tra castagneti, faggete, alberi sacri; luoghi dove sono ancora vive le feste cicliche dell’anno, 𝗶 𝗳𝘂𝗼𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲, 𝗶 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶, 𝗹𝗲 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗲, 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗼𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼…<br><strong><br>RASSEGNA STAMPA</strong><br>&#8211; <a href="https://www.umbriaon.it/lappennino-dentro-gian-luca-diamanti-presenta-una-patria-in-salita-libri-terni-umbria/">L&#8217;Appennino dentro: Gian Luca Diamanti presenta &#8216;Una patria in salita&#8217; &#8211; UmbriaON</a><br>&#8211;<a href="https://www.secoloditalia.it/2025/01/il-libro-riscopriamo-negli-appennini-la-nostra-patria-fisica-e-spirituale/"> Il libro. Riscopriamo negli Appennini la nostra &#8220;patria in salita&#8221;: fisica e spirituale &#8211; Secolo d&#8217;Italia</a><br>&#8211; <a href="https://umbria7.it/2024/07/gianluca-diamanti-e-la-sua-patria-in-salita-non-dobbiamo-perdere-il-collegamento-con-lappenino-e-dentro-ognuno-di-noi/">Gian luca Diamanti e la “sua patria in salita”: «Non dobbiamo perdere il collegamento con l’Appenino, è dentro ognuno di noi» &#8211; Umbria 7</a><br>&#8211; <a href="https://www.umbria24.it/cultura/una-patria-in-salita-dei-e-meraviglie-in-appennino-diario-di-un-viaggio-per-monti/">&#8216;Una patria in salita. Dèi e meraviglie in Appennino&#8217;, diario di un viaggio per monti &#8211; Umbria 24</a><br>&#8211; <a href="https://www.barbadillo.it/113818-lappennino-come-patria-in-salita-tra-gli-dei-italici-il-saggio-di-diamanti/">L&#8217;Appennino come &#8220;patria in salita&#8221; tra gli dei italici: il saggio di Diamanti &#8211; Barbadillo</a> <br>&#8211; <a href="https://www.serenissima.news/una-patria-in-salita-dei-e-meraviglie-in-appennino-lultima-fatica-di-gianluca-diamanti/">&#8220;Una patria in salita. Dèi e meraviglie in Appennino&#8221;. L&#8217;ultima fatica di Gian Luca Diamanti &#8211; Serenissima News</a><br>&#8211; <a href="https://terninrete.it/notizie-di-terni-terni-il-giornalista-gian-luca-diamanti-racconta-il-suo-appennino-in-una-patria-in-salita-dei-e-meraviglie-in-appennino/">Terni: il giornalista Gian Luca Diamanti racconta il suo Appennino in “Una patria in salita – Dèi e meraviglie in Appennino” &#8211; Terni in Rete</a><br>&#8211;<a href="https://www.ariannaeditrice.it/articoli/sull-heimat-appenninica"> Sull’Heimat appenninica</a><br>&#8211; <a href="https://www.ilmessaggero.it/umbria/luglio_da_leggere_consigli_libraio_livio_capuano_feltrinelli_di_terni-8242440.html">Luglio da leggere, i consigli del libraio Livio Capuano della Feltrinelli di Terni</a> <br>&#8211; <a href="https://www.latinatoday.it/eventi/come-allora-bassiano.html">Come Allora – I mestieri di una volta: a Bassiano la fiera in fattoria</a><br>&#8211; <a href="https://www.instagram.com/reel/DMNbE5ICggV/">La presentazione in Senato &#8211; luglio 2025</a><br>&#8211; <a href="https://www.ternitoday.it/attualita/terni-presentato-libro-patria-salita-luoghi-appennino.html">“Una patria in salita”, alla scoperta di dei e meraviglie lungo l’Appennino</a><br>&#8211; <a href="https://www.liceoeqvisconti.it/presentazione-del-libro-una-patria-in-salita-dei-e-meraviglie-in-appennino/">Presentazione del libro: Una patria in salita &#8211; Dèi e meraviglie in Appennino &#8211; Liceo Classico Statale &#8220;Ennio Quirino Visconti&#8221;</a><br>&#8211; <a href="https://www.clexidra.net/una-patria-in-salita-dei-meraviglie-in-appennino/">Una patria in salita. Dei e meraviglie in Appennino &#8211; Clexidra &#8211; libri rari e fuori commercio</a><br>&#8211; <a href="https://www.italiareportusa.com/cultura/una-patria-in-salita-dei-e-meraviglie-in-appennino-il-libro-che-racconta-la-magia-e-la-sacralita-dellitalia/">&#8220;Una patria in salita. Dèi e meraviglie in Appennino”: la nostra Italia</a><br>&#8211; <a href="https://www.lavocedelpatriota.it/una-patria-in-salita-dei-e-meraviglie-in-appennino-un-libro-per-riscoprire-i-luoghi-dellanima/">&#8220;Una patria in salita. Dèi e meraviglie in Appennino&#8221;. Un libro per riscoprire i luoghi dell&#8217;anima</a><br>&#8211; <a href="https://www.associazioneaurora.org/2024/06/20/una-patria-in-salita-dei-e-meraviglie-in-appennino-rudis-edizioni-2024/">Una patria in salita. Dèi e meraviglie in Appennino &#8211; Aurora &#8211; Cultura</a><br>&#8211; <a href="https://www.isnews.it/2024/08/03/diamo-voce-ai-sanniti-il-sannio-rinasce-nella-cultura-nelle-tradizioni-e-nelleconomia/">Diamo voce ai Sanniti: il Sannio rinasce nella cultura, nelle tradizioni e nell’economia | isNews &#8211; Molise</a><br>&#8211; <a href="https://www.beneventonews24.it/2024/09/28/san-salvatore-telesino-oggi-conferenza-sulla-gloriosa-storia-dei-sanniti/">San Salvatore Telesino, oggi conferenza sulla gloriosa storia dei Sanniti &#8211; BeneventoNews24.it</a><br>&#8211; <a href="https://abruzzoweb.it/rigenera-festival-calascio-storie-e-culture-degli-appennini-il-programma/">RIGENERA FESTIVAL CALASCIO: &#8220;STORIE E CULTURE DEGLI APPENNINI&#8221;, IL PROGRAMMA | Notizie di cronaca &#8211; AbruzzoWeb</a><br>&#8211; <a href="https://www.ilmessaggero.it/abruzzo/rigenera_festival_calascio_esperienze_culturali_immersive-8284279.html">Rigenera festival Calascio, esperienze culturali immersive</a> &#8211; Il Messaggero</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/10/presentazione-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-5276" style="width:660px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/10/presentazione-1024x768.jpg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/10/presentazione-300x225.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/10/presentazione-768x576.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/10/presentazione-1536x1152.jpg 1536w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/10/presentazione.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>L&#8217;armonia dei mondi in questo complicato presente</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2025/04/22/larmonia-dei-mondi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 20:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Giuli]]></category>
		<category><![CDATA[Antico presente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro "Antico presente" di Alessandro Giuli e l'eterno presente delle cime</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L'&#8221;Antico presente&#8221; di Alessandro Giuli e l&#8217;eterno presente delle cime</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siccome l&#8217;argomento è gravido di polemiche e si presta a erronee interpretazioni, bisogna salire fin sulla cima di un monte per urlarlo forte. Il passato non esiste. È tutto qui. Il passato non esiste, forse neanche il tempo. La nostra bandiera sventola nel presente e il vento mutevole la fa sbattere di qua e di là, tanto che solo il buon Giano la può osservare senza perderne il verso e il senso.<br>Leggo il libro di Alessandro Giuli, che s&#8217;intitola <em>&#8220;Antico presente&#8221;</em> e penso che il più volte citato <em>genio italico</em>, il genio di Roma e quello delle genti che percorsero queste montagne, non è roba del passato; cioè tutte queste cose non sono altrove nel tempo e nello spazio, ma sono &#8211; appunto &#8211; presenti. E penso che, essendo presenti, tutte queste &#8220;idee&#8221; generino tutt&#8217;ora, anzi proprio ora, nuovi germogli in un presente che pur essendo eterno, come diceva Sant&#8217;Agostino, è tuttavia mutevole, frutto di scelte, soprattutto nel rapporto con gli altri uomini, con gli dèi, o quantomeno col numinoso, e con i mondi che esso, che l&#8217;Uno, contiene.<br>Sulla cima di questo monte siamo dunque al centro di due mondi, il <em>mundus </em>che ci sovrasta e ci contiene è il cosmo, e quello sotto i nostri piedi, consacrato ai Mani, (ma che magari è proprio dentro di noi) è un altro <em>mundus</em>, come illustra Giuli in un breve capitolo titolato &#8220;L&#8217;armonia del mundus&#8221;. Esisterebbero questi due mondi senza il corto circuito della nostra piccola e infinita coscienza? (&#8220;Il centro di gravità di questo perfetto equilibrio sta dunque nel cuore dell&#8217;uomo reintegrato nella propria divinità originaria&#8221;).<br>Comunque roba da filosofi, da teologi, o da fisici quantistici.</p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="766" height="1024" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/giuli-766x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5182" style="width:184px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/giuli-766x1024.jpg 766w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/giuli-224x300.jpg 224w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/giuli-768x1027.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/giuli-1149x1536.jpg 1149w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/giuli.jpg 1532w" sizes="auto, (max-width: 766px) 100vw, 766px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa cima quel che si vorrebbe urlare in silenzio, o pregare in silenzio, come facevano gli antichi Umbri, i <em>patres</em> dai quali, forse discendiamo, è che i luoghi sono sempre qui, con la loro bellezza e la loro potenza, il cosmo è sempre qui sopra e dentro di noi e quindi, oltre a pensare agli antichi riti, occorrerà in questo infinito e antico presente, inventarne di nuovi, perché il fuoco è sempre acceso, a guardar bene.<br>E infine viene pure da pensare che sulla cima di questo monte siamo in equilibrio oltre che tra due mondi, anche tra due civiltà, quella rurale e quella tecnologica, quella analogica e quella digitale. Eppure entrambi questi mondi e entrambe queste civiltà, qualora lo volessimo vedere, sono tutti qui, nel nostro capiente presente, dove ci sono anche l&#8217;<em>athanor</em>, la nostra volontà e il sacro, in quantità sufficienti.<br>Non rinunciamo perciò a frequentare <em>i luoghi aureolati</em>, quelli che sprigionano aure, come diceva Elémire Zolla; difendiamo i luoghi che avvertiamo come sacri, nei quali incontriamo ancora il <em>Genius</em>, non tanto per le emergenze archeologiche del loro passato, ma per la forza che possono <em>ora</em> trasmetterci, in questo complicato presente. Facciamo voto di tutelare a tutti i costi la loro bellezza e la loro purezza, mentre il temporale ci scaccia dalla cima, ma i fulmini che squarciano il cielo nero d&#8217;aprile si mostrano come messaggeri meravigliosi della potenza della <em>physis</em>, tra questo e infiniti altri mondi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Come magneti con la limatura di ferro, i luoghi del passato più remoto attraggono, plasmano nuove forme, costringendo talvolta a un attimo di silenzio perfino l&#8217;animo volgare dell&#8217;uomo moderno&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>E se Fitopolis nascesse in Appennino?</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2023/12/20/e-se-fitopolis-fosse-in-appennino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 22:56:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
		<category><![CDATA[appennini]]></category>
		<category><![CDATA[aree interne]]></category>
		<category><![CDATA[Fitopolis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trasformare le città in foreste oppure creare una nuova città modulare in Appennino? Andare oltre Fitopolis...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel nostro futuro c’è una città diffusa, senza centro, senza arterie, ma con mille connessioni invisibili, proprio come succede per gli alberi nei boschi. Una città fatta di piccoli paesi in rete tra di loro, ma anche di boschi, di terreni agricoli, di pascoli e di piccole e medie aziende. Una città nuova capace di replicare, in sostanza, quel che succede in natura; una città modulare, a misura del mondo vegetale, prima ancora che a misura d’uomo.</em><br><br>Il libro di <strong>Stefano Mancuso</strong>, <a href="https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858152607">Fitopolis, la città vivente</a>, pur partendo da <strong>un’analisi spietata dei limiti e dei rischi delle città moderne</strong>, non arriva a queste conclusioni, ma <strong>suggerisce una soluzione diversa</strong>, altrettanto radicale:<strong> riempire letteralmente di alberi le strade delle nostre città</strong>. Mancuso, noto per i suoi studi sul mondo vegetale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze, ha il grande merito di metterci di fronte alla necessità di ripensare le nostre città, utilizzando una visione ampia.<br>Però non tiene conto di un&#8217;alternativa molto italiana all’inevitabile crisi futura, o al collasso, delle città. Quest’opportunità riguarda <strong>un possibile e auspicabile nuovo modo di riabitare le aree interne, l’Appennino</strong>.<br>Ma andiamo con ordine.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Da troppo tempo ci siamo posti al di fuori della natura, dimenticandoci che rispondiamo agli stessi fondamentali fattori che controllano l’espansione delle altre specie. Abbiamo concepito il luogo dove viviamo come qualcosa di separato dal resto della natura, contro la natura. Ecco perché da come immagineremo le nostre città nei prossimi anni dipenderà una parte consistente delle nostre possibilità di sopravvivenza</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Così scrive Stefano Mancuso che, a supporto, ci fornisce <strong>una serie di dati</strong> interessantissimi.<br>Oggi <strong>il 55% della popolazione umana vive nelle città</strong> <strong>che con la loro superficie coprono appena il 2,7% delle terre emerse</strong> del pianeta. Nel 2070 si prevede che la percentuale di abitanti delle città salirà al 70% di quella del pianeta.<br>Negli ultimi secoli abbiamo assistito ad <strong>una crescita esponenziale dell’urbanizzazione</strong>: si stima che la percentuale di popolazione urbanizzata nel 1600 fosse appena del 5%; nel 1800 dell’8% e nel 1900 del 616%.<br><br><strong>L’Istat</strong> ci conferma che anche in Italia siamo a questi livelli: <strong>nelle cosiddette aree urbane funzionali (Fua) vive il 55,8 per cento della popolazione italiana</strong>. La Fua più grande è quella di Milano (con quasi 5 milioni di abitanti), seguita da Roma (4,3 milioni), Napoli (3,3 milioni) e Torino (1,7 milioni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La concentrazione nelle città – sottolinea Mancuso &#8211; è <strong>una svolta epocale per la nostra specie</strong>, paragonabile solo a quella che all’alba dei (nostri) tempi, 12mila anni fa, ci trasformò da cacciatori-raccoglitori nomadi, in agricoltori.<br>Così se per millenni siamo rimasti <strong>una specie generalista</strong>, capace di adattarci a tutte le condizioni offerte dai territori in zone diversissime del pianeta, oggi invece <strong>l’homo sapiens sta evolvendo in una specie urbana</strong>, specializzandosi in alcuni comportamenti e risposte a stimoli ambientali limitati.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">È certo che finora in termini di accesso alle risorse, efficienza, difesa e diffusione della specie questa trasformazione è stata vantaggiosa. Ma è altrettanto certo che ci espone a un rischio terribile: la specializzazione di una specie è efficace soltanto in un ambiente stabile. In condizioni ambientali mutevoli diventa pericolosa. Il nostro successo urbano richiede, infatti, un flusso continuo ed esponenzialmente crescente di risorse e di energia, che però non sono illimitate. Inoltre, fatto decisivo, il riscaldamento globale può cambiare in maniera definitiva l’ambiente delle nostre città e costituire proprio quella fatale mutazione delle condizioni da cui dipende la nostra sopravvivenza</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Anche su questi aspetti il libro di Mancuso fornisce dati e spunti importanti: dalla <strong>valutazione dell’impronta ecologica delle città</strong>, alla verifica del <strong>metabolismo urbano</strong>. Ad esempio: <strong>l’impronta ecologica di Roma misura 20 milioni di ettari</strong>, 200mila chilometri quadrati: questa è l’enorme superficie di cui ha bisogno una città come Roma per sopravvivere, per i suoi consumi energetici, per crescere e per svilupparsi. Da considerare che <strong>il 27% dell’impronta ecologica è dovuta al fabbisogno di cibo</strong>. Anche il metabolismo delle città non funziona bene, le città mangiano e assorbono moltissimo e non digeriscono sufficientemente i propri rifiuti e non li riutilizzano. Un altro paragone: <strong>un uomo-agricoltore preindustriale aveva un metabolismo energetico calcolabile in 2000 W</strong>, mentre <strong>un uomo di oggi ha un metabolismo di 12000 W</strong>, anche perché l’energia consumata non riguarda più, come in passato, i bisogni essenziali, ma anche quelli sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mancuso lega le sue previsioni funeste rispetto all’eccesso di urbanizzazione ai dati sul <strong>riscaldamento globale</strong>. Le città, dice, sono e saranno i luoghi meno adatti per proteggersi dagli effetti dell’aumento delle temperature. Di qui <strong>la soluzione di <em>forestarle</em></strong>, trasformandole in <strong>Fitopolis</strong>, riempendole di alberi e ricostituendo un nuovo rapporto con il mondo vegetale. Anche perché, ricorda Mancuso,<strong> il mondo vegetale comprende l’86,7 delle forme di vita presenti sulla terra</strong>, i funghi l’1,2%, <strong>gli animali appena lo 0,3%</strong>, i microrganismi la parte restante. E insomma se vogliamo sperare di salvarci dobbiamo provare a imparare a convivere con chi si è adattato meglio di noi su questo pianeta&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="535" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/12/fitpolis_1920x706-1024x535.webp" alt="" class="wp-image-4998" style="width:650px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/12/fitpolis_1920x706-1024x535.webp 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/12/fitpolis_1920x706-300x157.webp 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/12/fitpolis_1920x706-768x401.webp 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/12/fitpolis_1920x706-390x205.webp 390w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/12/fitpolis_1920x706.webp 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In &#8220;<strong>Fitopolis, la città vivente&#8221; </strong>si sottolinea <strong>la validità della strategia dei vegetali </strong>che ha contribuito alla loro diffusione. Alla base di questa strategia c’è innanzitutto <strong>la modularità</strong>: gli alberi e le specie vegetali non hanno organi singoli o doppi, come il cuore o i polmoni e possono quindi rigenerarsi molto più facilmente degli animali nel caso in cui abbiano subito danni. Certo le piante e gli alberi non si muovono, ma hanno un sistema di connessioni tra di loro e con l’ambiente circostante che ne tutela la sopravvivenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto però <strong>sarebbe stato interessante andare oltre e fornire anche altri dati</strong>: ad esempio quelli <strong>sulle aree interne</strong>, sull’entroterra italiano, che negli ultimi decenni ha subito un forte spopolamento proprio a vantaggio delle città. <strong>Nelle aree interne risiede oggi circa il 22,7 per cento della popolazione italiana</strong>, mentre questi stessi territori  dove non ci sono grandi città ma piccoli o piccolissimi centri urbani, <strong>coprono oltre il 60% dell’intera superficie del territorio nazionale</strong>.<br><strong>Questi centri, questi piccoli paesi, non hanno bisogno di essere riforestati, perché lo sono già</strong>. Anzi in alcuni casi se li stanno proprio mangiando i boschi. Offrono <strong>condizioni climatiche nettamente migliori </strong>rispetto a quelle delle città, sia per l&#8217;altitudine che per la permeabilità dei suoli e per la vegetazione. Sono oggi <strong>privi o carenti di servizi</strong>, ma un forte investimento sulla connettività e sul digitale potrebbe risolvere almeno in parte questi problemi.<br>Ma <strong>la lezione più importante che i paesi dovrebbero apprendere dal mondo vegetale</strong> tanto caro a Mancuso, è di <strong>non considerarsi mai più come entità separate</strong>: dovrebbero invece pensarsi e riprogettarsi in rete, potendo offrire servizi di territorio differenziati e complementari, come in parte sta già accadendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di più che <strong>una rete di paesi</strong> così concepita potrebbe offrire al posto delle città? Sì, certo. Riguarda <strong>il rapporto con il proprio territorio</strong>, quindi l’impronta ecologica della quale si accennava prima. I paesi non sono mai costruiti contro i propri territori, ma nei propri territori e anche i loro consumi tenderanno naturalmente ad adeguarsi alle produzioni locali. E questo potrebbe per così dire <em>fare economia</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da ultimo i paesi, quand&#8217;anche in rete, <strong>si suddividono in comunità a misura d’uomo</strong>, in dimensioni simili a quelle tanto care ad <strong>Adriano Olivetti</strong>, ad esempio, con una serie di vantaggi sociali ed economici. Inoltre chi si trovasse a vivere in questa <strong>nuova città diffusa a rete</strong>, <strong>si confronterebbe con un luogo e con il suo genio</strong>, piuttosto che con i<em> non luoghi</em>  e le <em>non cose</em> delle megalopoli (delle quali ha parlato di recente anche il filosofo <strong><a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/le-non-cose-byung-chul-han-9788806251093/">Byung-chul Han</a></strong>). E forse potrebbe tornare ad avere un rapporto diretto con la <strong>physis</strong>, ovvero con la natura e con i suoi cicli, determinati dal <strong>kosmos</strong>, che si vede guardando in alto, senza gli schermi delle città, dando luogo ad un approccio culturale completamente diverso, probabilmente più utile per la nostra specie, in prospettiva, oltre che per il pianeta. <strong>Così la Fitopolis d’Appennino può diventare anche Physiopolis</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2019/09/tratturo2-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3657" style="width:476px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2019/09/tratturo2-1024x768.jpg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2019/09/tratturo2-300x225.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2019/09/tratturo2-768x576.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2019/09/tratturo2.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Panorama di Pietrabbondante (IS)</figcaption></figure>
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		<title>Le meraviglie della natura</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2023/07/21/le-meraviglie-della-natura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 11:33:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove dormirò questa sera? Non ha importanza. Cosa fa il mondo? Vengono trovati nuovi dèi, nuove leggi, nuove libertà? Non</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Dove dormirò questa sera? Non ha importanza. Cosa fa il mondo? Vengono trovati nuovi dèi, nuove leggi, nuove libertà? Non ha importanza. Ma che quassù ancora una primula fiorisca e una patina argentea rivesta le foglie, e che morbido il vento canti sommessamente giù in basso, tra i pioppi, e tra i miei occhi e il cielo un&#8217;ape dorata ondeggi e sussurri, questo ha importanza.<br></p>
<cite>Herman Hesse</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Heinrich Heine</strong> ne<em> “Gli dèi in esilio”</em>  racconta del declino e della scomparsa degli antichi dèi greci, che però ricompaiono nella realtà di ogni giorno sotto mentite spoglie, usando travestimenti: Mercurio come un mercante olandese che affitta le barche dei marinai per trasportare le anime nell’Ade; Bacco come il frate cuciniere di un convento; Giove come un vecchio esiliato nell’isola dei conigli, insieme a un’aquila ormai spiumata e a una vecchia capra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo che sembra non essere più capace di riconoscere le potenze divine, le loro immagini sono offuscate ma ancora presenti. Gli dèi possono cambiare forme, ma la dynamis e la natura restano sempre le stesse. E noi possiamo camminarci dentro facendo finta di niente, oppure…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Camminare. La meta è la cima di un monte preappenninico che conserva le rovine di un luogo di culto umbro e poi romano: la lettura dell’intenso <a href="https://www.oakseditrice.it/catalogo/icone-del-possibile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>“Icone del possibile” di Giovanni Sessa </strong></a>e l’esigenza di ritrovare il silenzio mi accompagnano nella salita, verso questa vetta che non è un luogo come gli altri.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Ogni luogo è diversamente carico di energia e, nella geografia sacra, ogni spazio non è omogeneo, né equivalente. Lo spazio sacro è connotato dalla presenza del suo genio</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultimo libro di <strong>Giovanni Sessa</strong> è un lungo e appassionante viaggio nel rapporto tra l’uomo e la natura, la physis, la causa prima, dai presocratici, passando per <strong>Spinoza</strong>, <strong>Bruno</strong>, <strong>Goethe</strong>, fino ai filosofi del Novecento, primo fra tutti <strong>Martin Heidegger</strong>, e ai pensatori contemporanei come <strong>Massimo Donà</strong>. Un viaggio che in alcuni tratti si fa labirintico, ma che segue delle pietre miliari, in cerca del cuore pulsante dell’essere, nella consapevolezza che solo una filosofia immaginale possa ricondurci alla visione dell’origine. Un viaggio che ci accompagna alla ricerca delle icone del possibile in alcuni luoghi <em>aureati</em>, come direbbe <strong>Elémire Zolla</strong>: i giardini, i boschi, le montagne.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Dovunque ci si trovi si è sempre al centro della natura, coinvolti nella sua eterna danza, nell’eterno gioco delle metamorfosi dionisiache”.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Giovanni Sessa inizia l’ampio capitolo dedicato al bosco come icona del possibile, facendoci incontrare <strong>Artemide </strong>attraverso la narrazione del <strong>mito di Atteone</strong>. Il cacciatore intravede la dea nuda tra le fronde mentre si bagna nelle acque insieme alle sue ninfe portatrici di follia divina. Questa visione proibita ai normali intelletti svela ad Atteone la realtà ultima, che è anche la prima. Atteone viene per questo trasformato in cervo, ma non perde la consapevolezza. Torna nella natura a tal punto da essere sbranato dai suoi stessi cani. Così tutto si rovescia e tutto si trasforma a causa di una forza misteriosa che per un attimo si svela, che tutto regge e tutto distrugge, in una perenne metamorfosi.<br>Come diceva <strong>Roberto Calasso</strong>, bisogna essere capaci di cogliere Pan, bisogna saper riconoscere gli dèi passandoci vicino, perché l’invisibile è parte del visibile.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/icone-1-1024x627.jpg" alt="" class="wp-image-4864" width="586" height="359" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/icone-1-1024x627.jpg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/icone-1-300x184.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/icone-1-768x470.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/icone-1-1536x941.jpg 1536w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/icone-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 586px) 100vw, 586px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nella salita verso quello che un tempo si chiamava <strong>il monte dell’Ara Maior</strong>, che oggi è Torre Maggiore, attraverso un bosco di faggi. Qui si può entrare in contatto con i geni del luogo, aprendo la propria percezione ai delicati misteri della vita vegetale, alla sottile connessione tra le radici degli alberi… come nei boschi di <strong>Thoreau</strong>, di <strong>Buzzati</strong>, di <strong>Zanzotto</strong>, di <strong>Ariosto</strong>, dei fratelli <strong>Grimm</strong>, di <strong>Junger</strong>…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passato il bosco, ecco quella che secondo Giovanni Sessa è un’altra icona del possibile, ponte tra cielo e terra,<strong> la cima montana</strong>. La linea curva che sembra separare i prati sommitali dall’azzurro del cielo è in realtà un confine che non esiste, una linea che non divide, ma che anzi unisce physis e kosmos. <br>Chi frequentava questi stessi luoghi tremila anni fa lo sapeva, o lo intuiva in un modo molto diverso dal nostro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa cima è una calamita, da sempre. Oggi, nonostante la fatica necessaria per arrivarci, è ancora frequentata, e non ha mai smesso di esserlo. Ci sono saliti gli àuguri umbri, che non avevano bisogno di un tetto e di colonne per incontrare il divino; i sacerdoti romani di chissà quale divinità, il <strong>Marte </strong>dei Martani, delle greggi e dei campi, <strong>Jupiter </strong>folgorante, <strong>Diana</strong>, <strong>Bona Dea</strong>, <strong>Cupra</strong>&#8230;<br>Nel Medio Evo sono arrivati fin quassù perfino <strong>Francesco d’Assisi</strong> e i suo frati, a cercare l’Altissimo; nel Rinascimento, in quel periodo in cui magia naturale e scienza s’incontravano nei borghi qui sotto, dell’Ara Maior scriveva il Duca d’Acquasparta <strong>Federico Cesi</strong>, il Linceo. Durante la dominazione pontificia qui, in queste terre longobarde, si raccontavano ancora storie di streghe, di sabba e di tesori in cima al monte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così ora è bello e forse anche giusto ascoltare quassù un’evocazione degli dèi di Roma. Ma è altrettanto bello che ognuno qui si rapporti con la <em>physis </em>e la potenza, senza la necessità di passare attraverso rituali che purtroppo non appartengono più alle nostre comunità. Magari lo si può fare – semplicemente &#8211; provando a sperimentare quell&#8217;apertura mentale che un tempo caratterizzava i nostri antenati, anche i più umili. Si trattava di accogliere sensazioni senza schermi culturali o intellettuali come li intendiamo ora, ma a livello di percezione, lasciando aperte le nostre porte su <em>kosmos </em>e <em>physis</em>.<br>Poi abbiamo costruito templi (la cui radice viene da temenos, tagliare) e le religioni, affinché quelle stesse porte della percezione troppo aperte non generassero follie.<br><br><strong>L’Ara Maior</strong> oggi è di nuovo scoperchiata, il tempio è crollato da molti secoli, il tetto è scomparso, il taglio tra il dentro e il fuori non c’è più, ma c’è stato. Torniamo all’origine, avendo vissuto millenni di storia e di storie.<br>Ho avuto sempre una grande attrazione per i luoghi sacri privati delle loro coperture, per le rovine che mostrano di nuovo il cielo, in mezzo alla natura, palestre ideali per far nascere le parole giuste e il pensiero bello: <em>kosmos</em>, <em>physis</em>, <em>logos</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quando sei lì sopra, sull’Ara Maior, puoi provare a rovesciare tutto e pensare che tutto sia sottosopra, che la tua testa poggi nel cielo, nel kosmos e che i  tuoi piedi sostengano la terra, nella physis.<br>Il logos mette in comunicazione questi mondi, convoca gli enti, nominandoli. Così fino a pensare che tutto questo immenso cielo sia nato da un seme, che abbia prodotto boschi-galassie e piante-pianeta. Che in questa straordinaria espansione siano sbocciati dei fiori. E che tu sia un nuovo seme di questi fiori nel quale tutto si contrae per poi espandersi di nuovo in una dynamis infinita…</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando pensiamo all&#8217;Olimpo come l’icona delle montagne degli dèi, dovremmo pensare anche alle nostre montagne d’Appennino, dove la natura si è manifestata per quel che è, l&#8217;unica trascendenza a cui l&#8217;uomo possa aver accesso, come c’insegna Giovanni Sessa.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Per principio animante le loro istituzioni religiose, gli Italici avevano avuto una intuizione naturalistica. Propendevano cioè per una venerazione del numinoso della divinità rivelantesi in tutte le manifestazioni della sua potenza, inclusa, fra queste, la vita, che si esprimeva nella perpetuità della famiglia e della gens. Avevano dunque un contatto con la realtà che non conosceva, nella comprensione di questa, né frattura, né contraddizione fra &#8220;essere&#8221; ed &#8220;esistere&#8221;, ma un continuo fluire della &#8220;presenza divina&#8221;.</p>
<cite>Marco Pucciarini</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Area archeologica di Torre Maggiore" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/ApcLhr5j1Fk?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Sciamani d&#8217;Appennino, la lepre e la luna: la cura della semplicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2023 13:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Foto tratta da "La lepre e la luna" di Mario Ferraguti - Exorma</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando stiamo male, ma davvero male, spesso non riusciamo più neanche a pensare. <strong>Quella sofferenza che ti rende cieco</strong>, quel dolore che diventa l’unico interlocutore ha bisogno di una cura e forse anche di qualcuno che parli con lui – e con il suo mandante &#8211; per tuo conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Appennino, ma anche su tutte le montagne del mondo, nelle culture tradizionali questo concetto che sa di magia, è talmente chiaro e concreto da non avere bisogno di spiegazioni. <strong>Quando siamo malati il male ci prende il corpo e l’anima</strong>. E con il male bisogna trattare, bisogna garantirgli una via d’uscita, <strong>bisogna sapere le parole giuste per aprire un dialogo con l’ospite e con le forze che lo governano</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così – e solo a queste condizioni &#8211; <strong>lo sciamano andino</strong> è capace di convivere perfino con la medicina moderna. Se, ad esempio – come racconta l’antropologo Mario Polia &#8211; alle donne e agli uomini del villaggio portano l’Aspirina, loro la prendono solo se prima lo sciamano ci dice sopra le sue formule. E se lui lo fa, quell’Aspirina, con ogni probabilità, sarà più potente di quando era nella scatola, ma non ci sarà alcuna evidenza scientifica, o analisi a dimostrarlo. Perché, in definitiva, non tutto si può calcolare. Qualcosa sfugge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così <strong>nell’Appennino emiliano</strong>, dove come sempre ci accompagna <strong>Mario Ferraguti</strong> con i suoi splendidi racconti, (<a href="http://www.exormaedizioni.com/catalogo/la-lepre-e-la-luna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La lepre e la luna, Exorma 2023</strong></a>), un medico di famiglia trasferito dalla valle, alla fine ha accettato l’idea che la medicina scientifica abbia dei limiti e che, in alcuni casi, il paziente possa anche andare a farsi curare dalla guaritrice, o dal guaritore, insomma da quelli che – come si diceva una volta – sono capaci di segnare i mali.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/61d-1TE6FoL._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-4854" width="254" height="375" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/61d-1TE6FoL._AC_UF10001000_QL80_.jpg 678w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/61d-1TE6FoL._AC_UF10001000_QL80_-203x300.jpg 203w" sizes="auto, (max-width: 254px) 100vw, 254px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>I guaritori, già! E chi non ne ha conosciuti, qua e là per le nostre montagne…</strong><br>Quando andiamo da loro non siamo in un ambulatorio che puzza di disinfettanti, non siamo nemmeno nella fredda e disadorna camera di un ospedale, dove tutto sembra studiato apposta per farti sentire spaesato, privo d’identità, di storia personale…d’anima. Lì sei solo il numero scritto sul tuo braccialetto, il tracciato del tuo elettrocardiogramma, il sacchetto delle orine. Tu sei la tua malattia. I medici ti chiamano, ti identificano e ti ricordano con il nome della tua malattia. Ma il tuo essere più profondo, scompare. E il male se la ride.<br><br>Dal guaritore, come racconta Mario Ferraguti che ne ha incontrati tanti tra Varsi, Bazzano, Vasareto, la <strong>Val Pessola</strong>, ti ritrovi nella sua cucina mentre sta preparando la minestra, oppure nel suo giardino, dove coltiva l’orto. Il guaritore non è una persona diversa dalle altre, ha solo<strong> una virtù </strong>in più, che gli è stata tramandata da un nonno, da una nonna, da una zia…ha ricevuto in dono <strong>la potenza delle parole</strong>, la notte di Natale, quando gli altri bimbi invece ricevono giocattoli e dolci.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Inizio a intravedere un mondo, la sua trama nascosta, le ultime testimonianze di un modo di usare le parole e prendersi cura che implica un altro rapporto, con l’intero universo, con gli uomini, i mali, le forze e le cose. Un mondo che abbiamo abbandonato perché i figli non vogliono, si vergognano, i preti minacciano e la scienza ha preso tutta un’altra strada; ci siamo dimenticati di avere una potenza tale da riuscire a intrattenere rapporti privilegiati con gli dei, da poter allestire riti che influenzano e governano le forze metafisiche, le energie, e ci siamo tenuti solo le preghiere, questo chiedere disarmato che non conosce il modo imperativo e una medicina che prescrive pastiglie, ma muta, incapace di dare conforto, di partire in volo per recuperare l’anima perduta.</p>
<cite>Mario Ferraguti, La lepre e la luna &#8211; Exorma</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In principio era il verbo e il verbo era presso Dio&#8230;</em><br>A valle <strong>abbiamo dimenticato la potenza delle parole</strong> e non sappiamo più come rapportarci con il male. Che pure è parte delle nostre vite. Sui monti qualche anziano ricorda ancora le formule per segnare il fuoco di Sant’Antonio, le slogature, il male della forchetta, la terribile sciatica…<br>Non ci vuole molto, basta sapere una formuletta, anche senza toccare i corpi (in realtà in tutta l’indagine di Ferraguti questo qualche volta succede, ad esempio nella cura della sciatica). Ma la condizione essenziale è l’adesione piena del malato: guarisce solo chi ci crede. Ed è guaritore solo chi ha avuto il dono della virtù.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Lepre lepre, che ti passi la febbre, la lepre vola, ritorna da sola, di là dalla luna la lepre vola</em>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allontanare gli effetti del male, portarli in una regione sconosciuta e lasciarli lì. La lepre chi è? Forse uno psicanalista potrebbe dare una risposta dettagliata, ma ce n’è bisogno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto affascinante e per certi versi clamoroso è che i guaritori/sciamani d’Appennino non sono santoni, non hanno penne d’aquila, non compiono rituali complessi e tantomeno s’intendono di psicanalisi. <strong>Curano facendo cose semplici</strong>, con gli oggetti che usano tutti i giorni, una forchetta, uno spillo, il laccio del grembiule della cucina. Le formule tramandate sono così semplici da sembrare filastrocche per bambini. E sono segnate su fogli a righe, su quadernetti che poi vengono bruciati una volta imparati a memoria.<br><strong>Che sia la semplicità il segreto più nascosto e più evidente?</strong> Che sia la semplicità la formula magica che scioglie i mali? Che siano le cose semplici quelle più belle come diceva Francesco d’Assisi che pure di curare le anime e i corpi qualcosa sapeva percorrendo a piedi in lungo in largo l’Appennino e avendo contribuito a riaprire una porta sulla <strong>physis  </strong>(in greco <strong>φύσις</strong>, la realtà prima, fondante, alla base di tutte le cose&#8230;), sul rapporto tra l&#8217;uomo, la natura e il cosmo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La guaritrice è efficace perché riesce a semplificare il male, attraverso la mobilitazione di simboli, visioni e metafore, determinarlo e racchiuderlo in un ambito comprensibile all&#8217;ammalato che, oltre a scorgerlo, intuisce che c&#8217;è un modo per allontanarlo e riconciliarsi con il ciclo dell&#8217;universo&#8230;</p>
<cite>Mario Ferraguti &#8211; La lepre e la luna</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro non può fare a meno del passato. E anche questo è un concetto semplice, almeno in Appennino.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/mani.jpg" alt="" class="wp-image-4853" width="630" height="630" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/mani.jpg 800w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/mani-300x300.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/mani-150x150.jpg 150w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/07/mani-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Mario Ferraguti è anche autore di molti altri libri, tra i quali &#8220;Dove il vento si ferma a mangiare le pere&#8221;, <strong><a href="https://www.appenniniweb.it/2017/09/28/davvero-non-avete-mai-visto-un-folletto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del quale si è già occupato Appenniniweb</a>.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2023/07/08/sciamani-dappennino-la-lepre-e-la-luna-la-cura-della-semplicita/">Sciamani d&#8217;Appennino, la lepre e la luna: la cura della semplicità</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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		<title>Otto montagne, i silenzi e la libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 14:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
		<category><![CDATA[Le otto montagne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il bello di “Le otto montagne” è che in molti passaggi del film sembra di star lì, di condividere i</p>
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<figure class="wp-block-image alignright" id="attachment_107863"><img decoding="async" src="https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2023/01/locandina-l8m-350x477.jpg" alt="" class="wp-image-107863"/><figcaption class="wp-element-caption">La locandina del film “Le otto montagne”</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il bello di <em>“Le otto montagne”</em> è che in molti passaggi del film sembra di star lì, di condividere i luoghi e le emozioni, in maniera semplice, essenziale, come solo chi conosce la montagna sa che può essere. <br><em>“Le otto montagne” </em>non è solo un film sulla montagna, così come non si pensa solo alla montagna quando si è in montagna. Vale per le Alpi, per la Val d’Aosta e per il Monte Rosa, ma potrebbe valere allo stesso modo per gli Appennini, per la Maiella e per l’Abruzzo. <strong>Aria rarefatta, pensieri rarefatti</strong>. E in salita non si parla, si ascoltano scomparire i pensieri del proprio io che si assottiglia, ci si riempie di vuoto. La montagna è il luogo del pensiero analogico, in un mondo che ci spinge sempre più al digitale. In montagna non si calcola, s’intuisce.<br><strong>La percezione di questo vuoto, di questa essenzialità, dell’analogia</strong>, è inevitabilmente diversa tra chi la montagna la frequenta e chi la abita.<br>Tuttavia<strong> il protagonista del film è questo vuoto-pieno di silenzi</strong> con il quale tutti gli attori (e gli spettatori) si confrontano e confrontano le loro vite, le frustrazioni, i sogni, l’amicizia e l’amore.<br>Il monte Meru, o le otto montagne, Brusson o Pescasseroli, comunque <strong>un altrove rispetto alla vita banale nella quale ci siamo costretti a vivere</strong>. Enormemente più viva la vita di chi in montagna munge, fa il casaro, o di chi cerca un rifugio, rispetto a chi abita gli alveari della produzione coatta, rispetto a chi ha cercato un’alternativa cambiando luogo, senza cambiare visione.<br>L’importante è accendere la consapevolezza, anche attraverso eventi traumatici. Perché poi la domanda, giustamente mai posta in tutto il film, che dribbla la retorica meglio di Maradona, è quella più semplice: perché?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché restare a lavorare in montagna</strong>, nonostante le nuove regole, le tasse, la concorrenza, perché tornare in montagna, perché salire? <strong>Perché perdersi e ritrovarsi</strong>? <strong>Perché rischiare</strong>? <strong>Perché morire</strong>? <br>La risposta mai data nel film, ma evidente come la neve sulle cime d’inverno, come in ogni attività in montagna, è semplicissima:<strong> la libertà</strong>. La libertà, quella vera. Una libertà talmente grande, fatta di rabbia e di riso, di lacrime e gioia, che confina con il sacro e che sconfina dall’ordinario, che accetta solo il vincolo aperto di un’amicizia, ma non quello di una famiglia, che ti può far anche morire assiderato, ma finalmente nel tuo luogo.<br>Oppure ti può riportare a valle cambiato e con la voglia di cambiare le cose, perché – come diceva uno che sull’analogia della montagna ci ha scritto un romanzo di avventure non euclidee e simbolicamente autentiche – <em>“Si sale, si vede. Si ridiscende, non si vede più; ma si è visto”</em>.<br>E comunque <em>“Le otto montagne”</em>, che siate montanari d’Alpi, d’Appennino o immaginari, è un film da vedere, assolutamente.</p>
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		<title>Piccola e infinita, la Valnerina di Mario Polia e del tempo ciclico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Diamanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2022 20:04:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagne di libri]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Polia]]></category>
		<category><![CDATA[valnerina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le pasquarelle di gennaio, la candelora e il carnevale morto di febbraio; le anime sante di marzo con lu ciuccitto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2022/11/19/piccola-e-infinita-la-valnerina-di-mario-polia-e-del-tempo-ciclico/">Piccola e infinita, la Valnerina di Mario Polia e del tempo ciclico</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Le <em>pasquarelle </em>di <strong>gennaio</strong>, la <em>candelora </em>e il <em>carnevale morto </em>di <strong>febbraio</strong>; le <em>anime sante</em> di <strong>marzo </strong>con <em>lu ciuccitto</em> o il <em>fuori il verde</em>; le <em>rogazioni maggiori</em>, i <em>rubigalia </em>e <em>la benedizione delle viti</em> di <strong>aprile</strong>; lo <em>sposalizio degli alberi </em>di <strong>maggio</strong>; <em>l&#8217;acqua di San Giovanni</em> a <strong>giugno</strong>; <em>i canti della mietitura</em> di <strong>luglio</strong>; <em>i carboni ardenti </em>di San Lorenzo in agosto; <em>San Michele e gli angeli </em>in <strong>settembre </strong>e <em>la Madonna del Rosario</em> in <strong>ottobre</strong>. <em>Le fave dei morti</em> e le <em>diasille </em>di <strong>novembre</strong>; <em>i falò della venuta</em> e i ciocchi di <strong>dicembre</strong>.<br><br>Il ciclo dell&#8217;anno del mondo rurale riempie e scandisce le oltre 700 pagine della nuova fatica di <strong>Mario Polia</strong>: <strong><a href="https://www.intermediaedizioni.it/libri/1202-i-giorni-del-sacro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I Giorni del Sacro, ritualità ancestrale della Valnerina ternana</a></strong> (Intermedia Edizioni). Un libro che, insieme ai tre volumi di <a href="https://www.libreriauniversitaria.it/cielo-terra-religione-magia-mondo/libro/9788896157107" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tra Cielo e Terra </a>(Edicit, 2009) dedicati all&#8217;alta <strong>Valnerina</strong>, riaccende la luce sul mondo rurale appenninico, scomparso  di fatto da qualche decennio. Un mondo popolato da uomini e donne, da bambini e da vecchi che vivevano le loro vite terrene in maniera più povera e incerta di quanto facciamo noi oggi, ma con una concezione estremamente diversa del sacro e del tempo che ci è dato, rispettando e riproponendo una fede antichissima sul ciclo di morte e rinascita della natura e nutrendo speranze di perennità che oggi abbiamo abbandonato, nella nostra apparente sazietà di cose (o di non cose), appesi come siamo al precipitare del presente.<br><br><strong>La Valnerina</strong>, una valle stretta e lunga <strong>tra I Sibillini e  il Tevere</strong>,  in disparte e tuttavia percorsa dalla storia, culla di una spiritualità che ha attraversato i millenni, è <strong>un mondo piccolo, ma infinito.</strong> Così si presenta questa terra ascoltata, descritta e narrata da Polia per mezzo dei tanti taccuini riempiti con le testimonianze degli anziani, rielaborate con la professionalità di un antropologo e con la sapienza universale di uno studioso delle tradizioni dei popoli di mezzo mondo.<br><br>E anche in questo caso, come ogni volta che si apre un libro di Mario Polia, che lo si sfoglia e lo si legge, <strong>sembra di entrare in una casa calda nel pieno dell&#8217;inverno.</strong> Sedersi davanti al fuoco e ascoltare. Ascoltare la voce  profonda di un popolo  (<em>“Quante cose sa il popolo che ha dimenticato!”</em>), le sue storie, le sue visioni, le sue paure, il suo rapporto con la vita e con la morte, con la catena delle generazioni che sono venute prima e quelle di dopo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2022/11/mario.png" alt="" class="wp-image-4696" width="473" height="401" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2022/11/mario.png 701w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2022/11/mario-300x255.png 300w" sizes="auto, (max-width: 473px) 100vw, 473px" /><figcaption>Mario Polia</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questa catena, ci racconta Mario Polia, è lunga millenni, ma si è spezzata solo pochi anni fa. <strong>Un fatto epocale</strong>, che ha segnato anche le nostre montagne, le nostre aree interne, dove quel mondo rurale conservato in maniera sempre più labile nella memoria dei più anziani,  è stato quasi del tutto annientato, travolto da una modernità globalizzante, dissacrante e banale, che non rispetta più, per la prima volta il senso dei luoghi e i lari domestici. Tanto meno conosce il senso del calendario ciclico dell’anno sulla base del quale è costruita l’opera di Polia, i suoi canti gioiosi e drammatici, le sue feste, i suoi cibi, le libagioni, le fatiche, le magie, i malocchi, i lazzi e i giochi comunitari, i fuochi e i falò.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>A che serve allora raccogliere le testimonianze di un mondo che non c&#8217;è più?</em><br>Forse semplicemente <strong>a tenere accesa una fiammella</strong>, a non mandare perduta una memoria condivisa da millenni, a tramandare il senso di un modo di vivere oggi non più adeguato alle tendenze e agli standard veicolati dal <em>mainstream</em>, ma che potrebbe essere utile rielaborare per la costruzione del mondo che verrà, quando  sarà necessario riconsiderare tutte le radici per tessere i fili di una nuova trama con quelli dell&#8217;ordito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2022/11/19/piccola-e-infinita-la-valnerina-di-mario-polia-e-del-tempo-ciclico/">Piccola e infinita, la Valnerina di Mario Polia e del tempo ciclico</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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