Montagne di libri

L’armonia dei mondi in questo complicato presente

L'”Antico presente” di Alessandro Giuli e l’eterno presente delle cime

Siccome l’argomento è gravido di polemiche e si presta a erronee interpretazioni, bisogna salire fin sulla cima di un monte per urlarlo forte. Il passato non esiste. È tutto qui. Il passato non esiste, forse neanche il tempo. La nostra bandiera sventola nel presente e il vento mutevole la fa sbattere di qua e di là, tanto che solo il buon Giano la può osservare senza perderne il verso e il senso.
Leggo il libro di Alessandro Giuli, che s’intitola “Antico presente” e penso che il più volte citato genio italico, il genio di Roma e quello delle genti che percorsero queste montagne, non è roba del passato; cioè tutte queste cose non sono altrove nel tempo e nello spazio, ma sono – appunto – presenti. E penso che, essendo presenti, tutte queste “idee” generino tutt’ora, anzi proprio ora, nuovi germogli in un presente che pur essendo eterno, come diceva Sant’Agostino, è tuttavia mutevole, frutto di scelte, soprattutto nel rapporto con gli altri uomini, con gli dèi, o quantomeno col numinoso, e con i mondi che esso, che l’Uno, contiene.
Sulla cima di questo monte siamo dunque al centro di due mondi, il mundus che ci sovrasta e ci contiene è il cosmo, e quello sotto i nostri piedi, consacrato ai Mani, (ma che magari è proprio dentro di noi) è un altro mundus, come illustra Giuli in un breve capitolo titolato “L’armonia del mundus”. Esisterebbero questi due mondi senza il corto circuito della nostra piccola e infinita coscienza? (“Il centro di gravità di questo perfetto equilibrio sta dunque nel cuore dell’uomo reintegrato nella propria divinità originaria”).
Comunque roba da filosofi, da teologi, o da fisici quantistici.

Da questa cima quel che si vorrebbe urlare in silenzio, o pregare in silenzio, come facevano gli antichi Umbri, i patres dai quali, forse discendiamo, è che i luoghi sono sempre qui, con la loro bellezza e la loro potenza, il cosmo è sempre qui sopra e dentro di noi e quindi, oltre a pensare agli antichi riti, occorrerà in questo infinito e antico presente, inventarne di nuovi, perché il fuoco è sempre acceso, a guardar bene.
E infine viene pure da pensare che sulla cima di questo monte siamo in equilibrio oltre che tra due mondi, anche tra due civiltà, quella rurale e quella tecnologica, quella analogica e quella digitale. Eppure entrambi questi mondi e entrambe queste civiltà, qualora lo volessimo vedere, sono tutti qui, nel nostro capiente presente, dove ci sono anche l’athanor, la nostra volontà e il sacro, in quantità sufficienti.
Non rinunciamo perciò a frequentare i luoghi aureolati, quelli che sprigionano aure, come diceva Elémire Zolla; difendiamo i luoghi che avvertiamo come sacri, nei quali incontriamo ancora il Genius, non tanto per le emergenze archeologiche del loro passato, ma per la forza che possono ora trasmetterci, in questo complicato presente. Facciamo voto di tutelare a tutti i costi la loro bellezza e la loro purezza, mentre il temporale ci scaccia dalla cima, ma i fulmini che squarciano il cielo nero d’aprile si mostrano come messaggeri meravigliosi della potenza della physis, tra questo e infiniti altri mondi.

“Come magneti con la limatura di ferro, i luoghi del passato più remoto attraggono, plasmano nuove forme, costringendo talvolta a un attimo di silenzio perfino l’animo volgare dell’uomo moderno”

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