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	<title>La Redazione, Autore presso AppenniniWeb</title>
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	<description>Gli Appennini, una patria in salita</description>
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	<title>La Redazione, Autore presso AppenniniWeb</title>
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		<title>Appennino, la parola che crea il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 20:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Montagna madre]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Appennino]]></category>
		<category><![CDATA[tavole eugubine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle Tavole Eugubine a una possibile geografia del sacro italiano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/05/11/appennino-la-parola-che-crea-il-mondo/">Appennino, la parola che crea il mondo</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C’è un filo antico che attraversa l’Appennino come un fiume carsico. A tratti scompare sotto la superficie della storia, poi riaffiora: in un rito, in un canto, in una parola pronunciata davanti a una montagna, a una sorgente, a un bosco sacro. È il filo di una religiosità arcaica che precede Roma e che nelle <a href="https://www.palazzodeiconsoli.it/tavole-eugubine/">Tavole Eugubine</a> ha lasciato una delle sue testimonianze più straordinarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per lungo tempo il mondo italico preromano è stato considerato una sorta di antefatto minore della civiltà romana. Poi molti studiosi — da Georges <strong>Dumézil </strong>a Mircea <strong>Eliade</strong>, fino agli italiani Giacomo <strong>Devoto</strong> e Renato <strong>Del Ponte </strong>— hanno proposto, ognuno dal proprio punto di vista, una lettura diversa: quella dei popoli appenninici, o quantomeno delle loro élite, come custodi di una visione del mondo sofisticata, fondata sul rapporto tra linguaggio, rito, territorio e cosmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>Tavole Eugubine</strong>, redatte in lingua umbra tra il III e il I secolo a.C., raccogliendo tradizioni orali precedenti, <strong>non raccontano miti eroici né genealogie divine</strong> come i poemi greci. Sono invece <strong>sequenze rituali</strong>: formule, invocazioni, prescrizioni liturgiche. A colpire è soprattutto <strong>il carattere non antropomorfico del sacro</strong>. Le divinità delle Tavole sembrano spesso <strong>potenze operative più che figure personali</strong>: presenze legate all’<strong>atto </strong>rituale, al luogo, alle <strong>parole </strong>pronunciate dagli officianti per il bene e la protezione della comunità.<br><br>Qui emerge un’idea radicalmente diversa da quella moderna. <em>La parola non serve a descrivere il mondo</em>: <em>contribuisce a mantenerlo in equilibrio.</em> La formula rituale è efficace, serve a plasmare la realtà. <em>Pronunciare significa fare</em>. Gli studiosi hanno parlato di una vera e propria “<strong>grammatica sacra</strong>”, in cui il linguaggio non rappresenta il reale ma partecipa alla sua continua ricostituzione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2017/09/solenne-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3686" style="width:487px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2017/09/solenne-1024x768.jpg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2017/09/solenne-300x225.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2017/09/solenne-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Augusto Ancillotti</strong> che, da glottologo, ha dedicato buona parte della sua vita allo studio delle Tavole Eugubine scrive: <em>&#8220;Lungi dal trattarsi di rozzo animismo, si può a buon diritto considerare questa fase della religiosità umbra come una forma di panteismo, per certi versi non molto dissimile da quella che negli stessi secoli stava maturando nell&#8217;India delle Upanishad&#8221;</em>. (1)<br><br>In questo modo <strong>l’Appennino antico appare come un immenso spazio liturgico</strong>. Montagne, valichi, grotte, selve e sorgenti non sono semplici elementi del paesaggio: sono <em>nodi di relazione tra uomini e cosmo</em>. Non a caso molti dei più antichi luoghi sacri italici sorgono lungo le dorsali appenniniche, dove il rapporto con la natura e con il cielo  conserva ancora oggi una dimensione quasi iniziatica.<br><br><strong>Roma erediterà parte di questo patrimonio</strong> trasformandolo in religione civica e statale. Ma qualcosa dell’antico fondo italico continuerà a sopravvivere sotto la superficie. Come osservava <strong>Del Ponte</strong>, la romanità arcaica non fu soltanto una religione di dèi antropomorfi, ma anche una religione del rito corretto, del gesto efficace, della parola capace di ristabilire l’ordine tra comunità e cosmo, quella che venne definita come la <em>pax deorum</em>.<br><br><strong>Ed è forse proprio in questa direzione che l&#8217;antica sensibilità torna a parlarci oggi.</strong><br>Per certi versi, infatti, <strong>la religiosità appenninica arcaica appare sorprendentemente contemporanea</strong>. In un’epoca segnata dalla crisi ecologica e dalla perdita del rapporto con i territori e con i paesaggi, essa propone una visione non antropocentrica: il mondo non come oggetto da sfruttare, ma <strong>come trama vivente di relazioni</strong>. <strong>Il sacro non è confinato in una sfera separata</strong>; abita i luoghi, i nomi, i ritmi stagionali, le vie percorse dagli uomini e dagli animali.<br><br>È una concezione che appare periodicamente nella cultura occidentale, troppo spesso senza essere compresa fino in fondo. Nel “<strong>Logos</strong>” del <strong>Vangelo </strong>secondo <strong>Giovanni </strong>—<em> “In principio era il Verbo” </em>— la parola torna a essere principio ordinatore del reale. Nella poiesis (ποίησις)  greca, il linguaggio è ancora un “fare”, un generare presenza. <br><br>E nelle “<em>songlines</em>” degli aborigeni australiani raccontate da <strong>Bruce Chatwin</strong>, il canto degli antenati crea il territorio e continua a mantenerlo vivo.<br><br><strong>Pur diversissime tra loro, queste esperienze condividono una stessa intuizione: il mondo esiste davvero solo finché qualcuno continua a nominarlo, attraversarlo, cantarlo.</strong><br><br><strong>Anche l’Appennino italico custodisce tracce di questa memoria lunga</strong>. Sopravvive in certi culti montani, nelle processioni rurali, nei racconti dei pastori, nella toponomastica, nel rapporto quasi sacrale con le alture e le foreste. Talvolta riaffiora nella letteratura, nella poesia, nella ricerca spirituale contemporanea. Come se sotto la modernità continuasse a scorrere un’antica coscienza della sacralità del paesaggio.<br>Non si tratta di ricerca archeologica né di semplice folklore. Piuttosto della <strong>possibilità di rileggere il territorio come spazio simbolico e vivente</strong>. <br><br>In questo senso <strong>le Tavole Eugubine non appartengono soltanto al passato</strong>: <strong>parlano ancora al presente</strong>. Ci ricordano che una civiltà può nascere anche da una originale idea della parola — non strumento di dominio, ma <strong>gesto di relazione con il mondo e con il cosmo</strong>.<br><br>E forse proprio l’Appennino, con la sua lunghissima sequenza di silenzi, pietre, templi, eremi e memorie, resta uno dei luoghi in cui questo antico fiume sotterraneo continua ancora oggi, discretamente, a riaffiorare, con la sua “grammatica del sacro” capace di mantenere <strong>l&#8217;equilibrio tra umano e divino</strong>; di lasciare aperte le porte quando dovevano aprirsi. Di aiutarci a leggere i segni, i simboli, e a riconoscere le ierofanie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Ancillotti-Cerri, Le tavole di Gubbio e l&#8217;Italia preromana &#8211; Edizioni Jama 2022</li>
</ol>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="960" height="960" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/torre.jpg" alt="" class="wp-image-5183" style="width:558px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/torre.jpg 960w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/torre-300x300.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/torre-150x150.jpg 150w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2025/04/torre-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
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		<title>Senza i pastori non c&#8217;è più un paesaggio da difendere</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2026/03/28/senza-i-pastori-non-ce-piu-un-paesaggio-da-difendere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 13:50:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[pastori]]></category>
		<category><![CDATA[pastorizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Serve un tavolo urgente sulla pastorizia che è stata abbandonata per responsabilità politiche e amministrative (Intervento a cura del Consorzio di Tutela Agnello IGP)</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Riceviamo e pubblichiamo dal Consorzio di Tutela Agnello IGP del Centro Italia)</em><br><strong>Serve un tavolo urgente sulla pastorizia </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>“Perché la pastorizia non ha piu santi in Paradiso?”</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La pastorizia in Abruzzo non è in crisi: è stata <strong>abbandonata</strong>. E non per caso, ma per <strong>responsabilità</strong> precise, politiche e amministrative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per secoli ha rappresentato il <strong>cuore economico, sociale e culturale</strong> del territorio. Ha costruito il paesaggio, modellato gli ecosistemi, reso vive le <strong>aree interne</strong>. Oggi, invece, viene trattata come un residuo del passato, quando in realtà potrebbe essere una leva strategica per il futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le istituzioni, a tutti i livelli, hanno progressivamente smesso di occuparsene. Nessuna strategia nazionale, nessuna visione regionale, nessuna politica concreta dei territori. Al loro posto: <strong>burocrazia, vincoli, disinteresse </strong>e, troppo spesso, <strong>speculazioni</strong> legate ai titoli PAC che hanno trasformato il pascolo in una rendita e non in un’attività produttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto più grave è un altro: la totale incomprensione — quando non il vero e proprio contrasto — da parte di alcune politiche ambientali di stampo puramente protezionistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si è costruita negli ultimi decenni una narrazione distorta: quella di un ambiente naturale “da conservare” come se fosse qualcosa di immobile e spontaneo. Si dimentica, o si finge di dimenticare, che gran parte del paesaggio che oggi viene tutelato è il risultato diretto di millenni di attività pastorale. I prati, i pascoli, gli equilibri ecologici che oggi consideriamo preziosi non sono diventati ciò che sono senza l’uomo: sono il prodotto della presenza costante dei pastori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, proprio chi ha contribuito a creare questo equilibrio oggi viene escluso, limitato, ostacolato. Le aree protette diventano spesso luoghi in cui è più facile vietare che gestire, più semplice bloccare che integrare. Il risultato è paradossale: si tutela il paesaggio espellendo chi lo ha costruito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo si aggiunge il degrado materiale: alpeggi abbandonati, capanne in rovina, totale assenza di servizi essenziali. Impianti di trasformazioni chiusi o non disponibili per oneri aggiuntivi a certificare la tracciabilita della produzione dop/IGP Nel 2026 ci sono ancora pastori che lavorano senza acqua, senza accessi adeguati, senza infrastrutture minime. Altro che transizione ecologica: qui manca ancora la civiltà di base.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E intanto si parla di sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che la <strong>pastorizia</strong> non è un problema ambientale: <strong>è una soluzione ambientale</strong>. Il pascolo gestito correttamente contribuisce al mantenimento degli ecosistemi, alla prevenzione degli incendi, alla biodiversità e persino al sequestro di CO2. Non è un caso che a livello internazionale si stia tornando a riconoscerne il valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora la domanda è semplice: <strong>cosa si vuole fare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuare a lasciare che questo settore venga svuotato, trasformato in occasione di rendita per pochi e abbandonato da chi dovrebbe governarlo? Oppure si vuole finalmente investire in un rilancio vero?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le <strong>possibilità</strong> esistono: filiere corte, prodotti identitari come gli arrosticini, turismo esperienziale, presidio del territorio, occupazione nelle aree interne. Ma tutto questo non nasce da solo: richiede scelte politiche, investimenti, organizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve <strong>una rete che accompagni </strong>chi vuole fare pastorizia oggi: infrastrutture, assistenza tecnica, accesso ai mercati, valorizzazione del prodotto. Serve, soprattutto, un cambio di paradigma: riconoscere che <strong>senza pastori non esiste il paesaggio</strong> che si dice di voler difendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo <strong><u>chiediamo con forza che Ministeri, Regioni, enti gestori delle aree protette e Comuni smettano di ignorare il problema e si assumano le proprie responsabilità.</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La pastorizia non può essere lasciata a morire, né ridotta a strumento di speculazione sui contributi. Deve tornare a essere un’attività centrale, sostenuta, rispettata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché <strong><u>senza pastorizia, l’Abruzzo perde non solo un pezzo della sua economia, ma una parte della sua identità più profonda.</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questi motivi il consorzio dell’IGP Agnello del Centro Italia <strong><u>ha chiesto all’Assessorato all’agricoltura e a quello alla sanità la convocazione quanto prima di un tavolo per lo stato di crisi della zootecnia: restiamo in fiduciosa attesa della fissazione della data.</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Consorzio tutela agnello IGP Italia Centrale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Presidente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nunzio Marcelli </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="380" height="339" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/06/giono_lhomme-qui-plantait-des-arbres.jpg" alt="" class="wp-image-4847" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/06/giono_lhomme-qui-plantait-des-arbres.jpg 380w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/06/giono_lhomme-qui-plantait-des-arbres-300x268.jpg 300w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></figure>
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		<title>Le terre (a colori) della Sibilla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 12:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Oltre il terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nove manifesti a colori per promuovere le Terre della Sibilla grazie all'opera di un artista illustratore Riccardo Guasco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;area dei Sibillini, fortemente colpita dal terremoto del 2016, nove Comuni, nove territori stanno ritrovando i loro colori e la loro bellezza. Una voglia di rinascere, pur tra mille problemi e ritardi burocratici, che si rispecchia nelle nove tavole realizzate da un illustratore, <strong>Riccardo Guasco</strong>, scelto per dare anima e colori, appunto, al progetto &#8220;Terre della Sibilla&#8221; svelato nei giorni scorsi alla BIT 2026 di Milano.<br>Si tratta di <strong>nove manifesti artistici dedicati a ciascuno dei Comuni marchigiani del territorio dei monti Sibillini</strong>, Montegallo, Montemonaco, Arquata, Sarnana, Castelantangelo sul Nera, Ussita, Bolognola, Fiastra e una decima tavola dedicata al titolo del progetto. Un invito ad un viaggio attraverso i nove borghi, la loro bellezza e i loro problemi, tra panorami mozzafiato e storie millenarie con uno stile accattivante e un po&#8217; retro. Tutto questo per provare a promuovere la &#8220;destinazione Sibillini&#8221;,  con la Regione Marche e il Commissario Straordinario per la Ricostruzione. </p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-id="5504" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/fiastra-3-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5504" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/fiastra-3-760x1024.jpg 760w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/fiastra-3-223x300.jpg 223w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/fiastra-3-768x1034.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/fiastra-3-1140x1536.jpg 1140w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/fiastra-3.jpg 1188w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-id="5505" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montefortino-4-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5505" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montefortino-4-760x1024.jpg 760w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montefortino-4-223x300.jpg 223w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montefortino-4-768x1034.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montefortino-4-1140x1536.jpg 1140w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montefortino-4.jpg 1188w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-id="5506" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montegallo-2-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5506" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montegallo-2-760x1024.jpg 760w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montegallo-2-223x300.jpg 223w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montegallo-2-768x1034.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montegallo-2-1140x1536.jpg 1140w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montegallo-2.jpg 1188w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-id="5507" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montemonaco-3-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5507" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montemonaco-3-760x1024.jpg 760w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montemonaco-3-223x300.jpg 223w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montemonaco-3-768x1034.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montemonaco-3-1141x1536.jpg 1141w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/montemonaco-3.jpg 1417w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-id="5508" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/nera-2-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5508" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/nera-2-760x1024.jpg 760w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/nera-2-223x300.jpg 223w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/nera-2-768x1034.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/nera-2-1140x1536.jpg 1140w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/nera-2.jpg 1188w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-id="5509" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sarnano-2-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5509" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sarnano-2-760x1024.jpg 760w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sarnano-2-223x300.jpg 223w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sarnano-2-768x1034.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sarnano-2-1140x1536.jpg 1140w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sarnano-2.jpg 1188w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-id="5510" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ussita-2-760x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5510" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ussita-2-760x1024.jpg 760w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ussita-2-223x300.jpg 223w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ussita-2-768x1034.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ussita-2-1140x1536.jpg 1140w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ussita-2.jpg 1188w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/03/11/le-terre-a-colori-della-sibilla/">Le terre (a colori) della Sibilla</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Appenninica 2026 e Rivoluzione Appenninica, due eventi sul futuro delle montagne</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2026/02/27/appenninica-2026-e-rivoluzione-appenninica-due-eventi-per-parlare-dei-problemi-delle-montagne/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 11:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell'ultimo fine settimana di febbraio due eventi distinti in Toscana e in Emilia per parlare e confrontarsi sul futuro dell'Appennino</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/27/appenninica-2026-e-rivoluzione-appenninica-due-eventi-per-parlare-dei-problemi-delle-montagne/">Appenninica 2026 e Rivoluzione Appenninica, due eventi sul futuro delle montagne</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel fine settimana e fino al primo marzo, in Toscana ed Emilia-Romagna, tra Cutigliano, Fiumalbo e l’Abetone è in programma <strong>Appenninica 2026</strong>, quinta edizione degli stati generali della montagna.<br>L’evento prevede quattro giorni di dibattiti e incontri dedicati al futuro dell’<strong>Appennino </strong>ed è un’iniziativa promossa da&nbsp;<strong>Fratelli d’Italia</strong>&nbsp;che riunirà amministratori, parlamentari, rappresentanti del Governo e cittadini per discutere delle principali sfide che riguardano la montagna e le aree interne.<br>Qui il programma completo: <a href="https://www.secoloditalia.it/files/2026/02/APPENNINICA-2026-PROGRAMMA.pdf">APPENNINICA-2026-PROGRAMMA.pdf</a></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="358" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/appenninica.jpeg" alt="" class="wp-image-5443" style="width:411px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/appenninica.jpeg 640w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/appenninica-300x168.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre in Toscana, a Gavinana, in provincia di Pistoia, è invece in programma per sabato 28 febbraio un appuntamento per <strong>“Rivoluzione Appenninica”</strong>, un <strong>progetto culturale e territoriale dal basso</strong> nato per affrontare <strong>criticamente il futuro dell’Appennino italiano</strong>, con un focus sul contrasto allo spopolamento e all’abbandono delle terre alte e sulle proposte per una possibile rinascita economica, sociale e culturale di queste aree.<br><strong>Si tratta di un laboratorio nell’ambito di un movimento culturale territoriale</strong>, promosso dalle associazioni <strong>Terra Selvaggia</strong> e <strong>Amo la Montagna</strong> (Appennino Pistoiese). Prevede la <strong>pubblicazione di una collana di Quaderni</strong> di analisi e proposte su tematiche chiave come demografia, norme, servizi, economia sostenibile e rigenerazione territoriale. L’obiettivo è dare voce ai problemi dell’Appennino e fornire proposte concrete affinché le aree montane non vengano definitivamente marginalizzate.<br><strong>Sabato 28 febbraio 2026, ore 16.30</strong> ci sarà la presentazione del primo Quaderno <strong>“Resistere per il futuro degli Appennini”</strong> a <strong>Palazzo Achilli (Gavinana, San Marcello Piteglio)</strong>. Interverranno gli autori e promotori del progetto, tra cui Lorenzo Vagaggini, Cristiana Petrucci, Marco Breschi e Maurizio Ferrari.<br>In questa pubblicazione, in particolare, è contenuta un’analisi della <strong>decrescita demografica e dello spopolamento</strong> nell’Appennino Pistoiese e più in generale nelle aree montane. Ci sono anche proposte per un <strong>nuovo patto territoriale</strong> che preveda servizi, incentivi, fiscalità di vantaggio, rigenerazione ambientale e un modello economico sostenibile per contrastare l’abbandono.<br><br>Maggiori informazioni su <a href="https://lavocedellamontagna.it/2026/02/al-via-la-rivoluzione-appenninica-un-progetto-per-frenare-labbandono-e-far-rinascere-la-montagna/?utm_source=chatgpt.com">La Voce della Montagna</a><br><em>(Foto di copertina tratta dal sito web del Comune di Pistoia)</em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="485" height="700" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/rivoluzione.jpg" alt="" class="wp-image-5444" style="width:324px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/rivoluzione.jpg 485w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/rivoluzione-208x300.jpg 208w" sizes="auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/27/appenninica-2026-e-rivoluzione-appenninica-due-eventi-per-parlare-dei-problemi-delle-montagne/">Appenninica 2026 e Rivoluzione Appenninica, due eventi sul futuro delle montagne</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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		<title>Nero Norcia 2026, appuntamento con il diamante dell&#8217;Appennino</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2026/02/21/nero-norcia-2026-appuntamento-con-il-diamante-dellappennino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 18:04:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sapori]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
		<category><![CDATA[NeroNorcia]]></category>
		<category><![CDATA[norcia]]></category>
		<category><![CDATA[tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[valnerina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi fine settimana di febbraio e fino al primo di marzo è in pieno svolgimento in Valnerina a Norcia,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/21/nero-norcia-2026-appuntamento-con-il-diamante-dellappennino/">Nero Norcia 2026, appuntamento con il diamante dell&#8217;Appennino</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi fine settimana di febbraio e fino al primo di marzo è in pieno svolgimento in Valnerina a Norcia, <a href="https://www.nero-norcia.it/">Nero Norcia 2026 | Mostra mercato tartufo nero pregiato Umbria</a>.<br><br>La Mostra non riguarda solo i tartufi, ma anche i prodotti tipici della tradizione norcina. Si tratta dunque di una manifestazione diventata ormai tradizionale che celebra il re della tavola invernale e l’identità gastronomica di un territorio unico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra stand, dimostrazioni gastronomiche, racconti dei cavatori di tartufo, quest&#8217;anno è anche l&#8217;occasione per tornare a visitare la stupenda basilica di San Benedetto riaperta al culto pochi mesi fa dopo il crollo causato dal sisma del 2016. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Norcia e la Valnerina discutono anche in quest&#8217;occasione del proprio futuro che non può prescindere dalla tradizione gastronomica e dall&#8217;identità culturale del territorio sotto ai monti Sibillini.<br><br>Qui il programma completo della Fiera:<br><a href="https://www.nero-norcia.it/">Nero Norcia 2026 | Mostra mercato tartufo nero pregiato Umbria</a><br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="473" height="476" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/nero.png" alt="" class="wp-image-5427" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/nero.png 473w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/nero-298x300.png 298w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/nero-150x150.png 150w" sizes="auto, (max-width: 473px) 100vw, 473px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/21/nero-norcia-2026-appuntamento-con-il-diamante-dellappennino/">Nero Norcia 2026, appuntamento con il diamante dell&#8217;Appennino</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>San Valentino, gli appuntamenti in Appennino</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2026/02/10/san-valentino-gli-appuntamenti-in-appennino/</link>
					<comments>https://www.appenniniweb.it/2026/02/10/san-valentino-gli-appuntamenti-in-appennino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 19:26:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
		<category><![CDATA[SanValentino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.appenniniweb.it/?p=5363</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Appennino offre una serie di appuntamenti  per il fine settimana di febbraio dedicato a San Valentino</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/10/san-valentino-gli-appuntamenti-in-appennino/">San Valentino, gli appuntamenti in Appennino</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><br>Per il fine settimana di San Valentino (14-15 febbraio 2026), l&#8217;Appennino offre diverse iniziative che spaziano dalle&nbsp;escursioni sulla neve alle cene tipiche in quota e nei borghi storici. Eccone alcune, con il consiglio di verificarle costantemente nei prossimi giorni, perché le offerte potrebbero cambiare per problemi al meteo o altro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="405" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Lago-di-Scanno.jpg" alt="" class="wp-image-5364" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Lago-di-Scanno.jpg 720w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Lago-di-Scanno-300x169.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Immagine tratta da <a href="http://www.lafocediscanno.com">www.lafocediscanno.com</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Escursioni e Ciaspolate</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Ciaspolata al Tramonto sui Monti Sibillini:</strong>&nbsp;Sabato 14 febbraio è prevista una&nbsp;<a href="https://activetourism.it/attivita/ciaspolate/ciaspolata-di-san-valentino-sul-monte-prata/3229">ciaspolata panoramica sul Monte Prata</a>, ideale per godersi il silenzio delle vette innevate nell&#8217;ora più romantica.</li>



<li><strong>San Valentino nelle Vie Cave:</strong> A Pitigliano (GR), sabato 14 si svolge una <a href="https://www.selvatica.eu/event/14-febbraio-2026-passeggiata-archeologica-narrata-di-5-vie-cave-di-pitigliano-pitigliano-gr/">passeggiata archeologica narrata</a> attraverso le suggestive Vie Cave etrusche. </li>



<li><strong>San Valentino: Amore, scarponi e sapori di montagna!</strong> Sabato 14 Febbraio 2026<br>Prenotazione obbligatoria: i posti sono limitati per garantire un&#8217;atmosfera intima e accogliente.<br>Per info e prenotazioni:  3519178226 &#8211; Escursione in faggeta e pranzo al Rifugio Sant&#8217;Erasmo di Cesi di Terni, in Umbria: qui i particolari &#8211; <a href="https://fb.me/e/63z0Zcp4R  ">https://fb.me/e/63z0Zcp4R  </a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valnerina (Umbria)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Maratona di San Valentino (15 febbraio):</strong>&nbsp;L&#8217;evento principale della zona. La gara parte da&nbsp;<strong>Terni</strong>&nbsp;e attraversa il cuore della&nbsp;<a href="https://www.umbriatourism.it/it/-/maratona-di-san-valentino-evento">Valnerina</a>, passando per Arrone e Ferentillo, con vista sulla&nbsp;<strong>Cascata delle Marmore</strong>.</li>



<li><strong>Passeggiata alle Gole del Nera (14 febbraio):</strong>&nbsp;Escursione guidata nell&#8217;area di&nbsp;<strong>Stifone</strong>&nbsp;e delle Gole del Nera, organizzata per la giornata di sabato.&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/61576953388473/posts/-per-il-14-febbraio-2026-sì-proprio-il-giorno-di-san-valentino-abbiamo-pensato-a/122152117736898446/">(2) <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f493.png" alt="💓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Per il 14 febbraio 2026, sì, proprio il&#8230; &#8211; Parco Gole del Nera | Facebook</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gran Sasso (Abruzzo)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Ciaspolata al Tramonto (14 febbraio):</strong>&nbsp;Escursione guidata con le ciaspole nei pressi di&nbsp;<strong>Castel del Monte</strong>&nbsp;(AQ). Il ritrovo è fissato per le ore 16:30 per godersi l&#8217;atmosfera romantica delle vette innevate all&#8217;imbrunire.</li>



<li><strong>San Valentino a Campo Imperatore (14 febbraio):</strong>&nbsp;Sono previsti eventi esclusivi in quota a&nbsp;<a href="https://eventiesclusivi.agency/evento/san-valentino-in-montagna-campo-imperatore-14-02-26/">Campo Imperatore</a>, con possibilità di abbinare l&#8217;attività sulla neve a soggiorni relax negli hotel della zona come l&#8217;<a href="https://www.bellavitainpuglia.it/it/Proposta/Dettaglio/94497/Vacanze---Relax/Pietracamela--Teramo-/14-15-02--1-o-2-Notti-in-Montagna-a-San-Valentino-anche-con-Accesso-all-Area-Benessere-e-con-Cena-Romantica-di-San-Valentino-con-Musica-per-2-persone.html">Hotel Europa Gran Sasso</a>.</li>



<li><strong>Ciaspolata al Chiaro di Luna:</strong>&nbsp;Evento speciale organizzato da guide locali (es. &#8220;Il Bosso&#8221;) con partenza da Castel del Monte verso le piane di Campo Imperatore.&nbsp;<a href="https://www.gransassolagapark.it/man_dettaglio.php?id=104126#:~:text=Evento%20organizzato%20da%20Il%20Bosso.%20Nella%20serata,del%20Monte%20alle%20porte%20di%20Campo%20Imperatore!">Ciaspolata romantica al chiaro di luna a Campo Imperatore | Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molise</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Escursioni nel Parco Nazionale:</strong> Sebbene non ci siano eventi &#8220;tematici&#8221; di San Valentino pubblicizzati come nelle altre zone, sono attive le proposte di <a href="https://dimensioneexplorer.com/">Dimensione Explorer</a> per trekking e ciaspolate nel <strong>Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, Lazio e Molise</strong>.</li>



<li><strong>Ciaspolate a Scanno/Passo Godi:</strong> al confine tra Abruzzo e Molise, sono frequenti le uscite guidate sulla neve in questo periodo, ideali per chi cerca un contesto naturale selvaggio. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nota sulla sicurezza:</strong>&nbsp;Poiché è previsto un&nbsp;<strong>peggioramento meteo</strong>&nbsp;con neve fresca per il weekend del 14-15 febbraio, è fondamentale verificare la conferma delle escursioni con le guide alpine locali 24 ore prima della partenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gastronomia e Borghi</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Cena &#8220;L&#8217;Orma del Brigante&#8221;:</strong>&nbsp;In Appennino (zona Tosco-Emiliana), è possibile prenotare una&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/groups/191125547691/posts/10163854848552692/">cena a base di piatti tradizionali</a>&nbsp;e &#8220;burlenghi&#8221; preparati sul momento.</li>



<li><strong>Gradara d&#8217;Amare:</strong>&nbsp;Il celebre borgo di Paolo e Francesca propone l&#8217;evento&nbsp;<a href="https://www.marchenews24.it/san-valentino-2026-appuntamenti-gradara-damare-133186.html">“Gradara d’Amare”</a>&nbsp;con percorsi tematici e atmosfere medievali.</li>



<li><strong>Castell&#8217;Arquato:</strong>&nbsp;Conosciuto come il &#8220;Borgo degli Innamorati&#8221;, offre per sabato 14&nbsp;<a href="https://castelliemiliaromagna.it/it/offerta/eventi/10149">visite guidate e degustazioni</a>&nbsp;tra arte e cultura.</li>



<li><strong>San Valentino in Castello:</strong>&nbsp;In Emilia, diverse fortezze come la&nbsp;<a href="https://www.fontanellato.org/san-valentino-2026-alla-rocca-sanvitale-di-fontanellatopr-tra-le-piu-belle-ditalia-amori-e-sapori-del-passato/">Rocca Sanvitale di Fontanellato</a>&nbsp;e il&nbsp;<a href="https://www.castellidelducato.it/castellidelducato/notizia.asp?el=festeggia-san-valentino-2026-nella-spa-al-castello-di-rivalta-e-visita-i-castelli-del-ducato">Castello di Rivalta</a>&nbsp;organizzano cene a lume di candela e percorsi benessere.&nbsp;</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Benessere e Relax</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Notte alle Terme:</strong>&nbsp;Presso&nbsp;Grotta Giusti&nbsp;(Monsummano Terme, PT), sabato 14 dalle 19:30 si tiene una serata speciale con cena a bordo piscina e bagno sotto le stelle Mostra tutto</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>GLI IMPIANTI SCIISTICI, LA SITUAZIONE</strong><br>Per il weekend di San Valentino (14-15 febbraio 2026), la maggior parte dei principali comprensori dell&#8217;Appennino è operativa a pieno regime, grazie anche al ritorno della neve previsto proprio per quelle date.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appennino Settentrionale (Toscana ed Emilia-Romagna)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Monte Cimone (MO):</strong>&nbsp;Gli impianti sono regolarmente aperti con orario festivo&nbsp;<strong>08:30 &#8211; 17:00</strong>. Le biglietterie attive si trovano a&nbsp;<a href="https://www.cimonesci.it/impianti-aperti/">Passo del Lupo, Polle, Cimoncino e Lago Ninfa</a>.</li>



<li><strong>Corno alle Scale (BO):</strong>&nbsp;Risultano aperti circa&nbsp;<strong>15 impianti su 17</strong>, con la pista&nbsp;<a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/dove-sciare/le-piu-belle-piste-da-sci-degli-appennini/"><strong>Tomba 1</strong></a>&nbsp;tra le più frequentate.</li>



<li><strong>Abetone (PT):</strong>&nbsp;Comprensorio operativo con accumuli significativi in quota. Tra le piste principali segnaliamo la&nbsp;<strong>Direttissima</strong>&nbsp;e le piste in&nbsp;<a href="https://www.skiresort.it/comprensorio-sciistico/abetone-val-di-luce/bollettino-neve/">Val di Luce</a>.</li>



<li><strong>Cerreto Laghi (RE):</strong>&nbsp;Impianti aperti tutti i giorni per sci alpino e fondo.&nbsp;</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appennino Centrale (Abruzzo e Lazio)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Campo Felice (AQ):</strong>&nbsp;Apertura confermata dalle&nbsp;<strong>08:30 alle 16:30</strong>. La stazione rimarrà operativa continuativamente fino al 22 marzo.</li>



<li><strong>Roccaraso / Rivisondoli (AQ):</strong>&nbsp;Operativa la celebre pista&nbsp;<strong>Direttissima</strong>&nbsp;a Rivisondoli.</li>



<li><strong>Monte Livata (RM):</strong> Stagione regolarmente avviata per lo sci alpino e di fondo. </li>



<li>Anche nel comprensorio del <strong>Terminillo</strong> gli impianti sono aperti e gli aggiornamenti in tempo reale sono disponibili a questo link: <a href="https://www.terminillo.eu/">Terminillo | Una montagna di emozioni</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appennino Meridionale e Altre Località</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Campitello Matese (CB):</strong>&nbsp;In Molise è aperta la&nbsp;<strong>Pista Del Caprio</strong>, una delle più tecniche dell&#8217;area.</li>



<li><strong>Santo Stefano d&#8217;Aveto (GE):</strong>&nbsp;Impianti a pieno regime per il weekend nell&#8217;Appennino Ligure.</li>



<li><strong>Villaggio Palumbo (KR):</strong>&nbsp;In Calabria sono operativi circa&nbsp;<strong>20 km di piste</strong>&nbsp;serviti da due seggiovie.&nbsp;</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Data la previsione di neve fresca proprio per il weekend, si suggerisce di monitorare i siti ufficiali la mattina stessa per eventuali chiusure temporanee di singoli impianti</strong> dovute al forte vento o per aggiornamenti sulla visibilità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/10/san-valentino-gli-appuntamenti-in-appennino/">San Valentino, gli appuntamenti in Appennino</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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		<item>
		<title>I Sillabari d&#8217;Appennino in mostra a Piacenza</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2026/02/07/i-sillabari-dappennino-in-mostra-a-piacenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 10:01:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Appennino]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Sillabari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino al 22 febbraio Sillabari d’Appennino, una mostra dedicata alle terre alte, ritratte nelle immagini di Alessandra Calò e Sergio Ferri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/07/i-sillabari-dappennino-in-mostra-a-piacenza/">I Sillabari d&#8217;Appennino in mostra a Piacenza</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>XNL Piacenza</strong>&nbsp;– Centro per l’arte contemporanea, il cinema, il teatro e la musica della&nbsp;<strong>Fondazione di Piacenza e Vigevano</strong>&nbsp;– torna ad aprire i suoi spazi espositivi ospitando a partire&nbsp;<strong>dal 18 dicembre&nbsp;<em>Sillabari d’Appennino</em></strong>, una mostra dedicata alle terre alte, ritratte nelle immagini di&nbsp;<strong>Alessandra Calò</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Sergio Ferri.</strong>&nbsp;Un progetto ampio e articolato, a cura di&nbsp;<strong>Enrica Carini,&nbsp;</strong>che accompagna i visitatori in un percorso di scoperta e memoria. Dalla residenza artistica di Calò sui monti di Reggio Emilia è nato&nbsp;<em>Rogazioni Silvestri &#8211; Erbario Mistico d’Appennino:</em>&nbsp;fotografie che ripercorrono il legame tra uomini e territorio e si intrecciano con la poesia, grazie ai versi di&nbsp;<strong>Mara Redeghieri&nbsp;</strong>presentati a corredo delle opere. Le&nbsp;<em>Terre alte</em>&nbsp;di Sergio Ferri spostano il&nbsp;<em>focus</em>&nbsp;sull’alta provincia piacentina, proponendo una galleria di volti e frammenti di paesaggio che raccontano la vita di chi questi luoghi ha scelto di viverli e di non abbandonarli, nonostante le difficoltà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Rogazioni Silvestri</em></strong><strong>&nbsp;(</strong><strong><em>Erbario mistico d’Appennino</em></strong><strong>) di Alessandra Calò</strong>&nbsp;nasce dall’afflato ancestrale, insito nell’opera d’arte, di voler ripercorrere il legame che da millenni unisce la vita dell’uomo a quella del suo habitat terrestre.&nbsp;Nei testi poetici ispirati alle antiche Rogazioni pagane, risuona l’eco delle litanie di Gallia e Roma, rivolte al culto delle Dee Madri protettrici della fertilità, della semina e del raccolto fruttuoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una personale e intima riflessione su quanto il territorio naturale circostante abbia, da sempre, influito in maniera indelebile sulla nascita del patrimonio mistico e sacro di un popolo: mitologie, leggende e riti sciamanici, da sempre volti a guarire ed espellere la radice del male dalle genti e dalle creature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alessandra Calò, attraverso un antico processo di stampa fotografica e Mara Redeghieri, con nuove parole, ripercorrono e restituiscono tracce del legame sacro e indissolubile tra creature umane e creature silvestri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le&nbsp;</strong><strong><em>Terre alte</em></strong><strong>&nbsp;di Sergio Ferri</strong>&nbsp;mostrano un Appennino come luogo non solo da contemplare, ma da ascoltare, e soprattutto da comprendere. Volti, gesti, scorci e frammenti di paesaggio ci accompagnano dentro una quotidianità rarefatta e incerta. Il lavoro di Ferri non è una difesa d’ufficio dell’Appennino, né l’ennesima denuncia su un inesorabile declino.&nbsp; Le sue immagini evocano un contatto con la natura che va oltre l’idillio: una relazione che implica fatica, rottura, incertezza. Vivere nell’Appennino è una decisione consapevole, che porta con sé rinunce, solitudini, talvolta disillusione. È un modello di vita che stride con le promesse della modernità urbana, fatta di comfort e accessibilità totale. Il lavoro di Sergio Ferri ci conduce, con delicatezza visiva e profondità, a confrontarci con domande che attendono ancora una risposta. Ci restituisce un’umanità che continua a esistere, prima ancora che resistere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>L’Appennino è un sillabario di parole, immagini e sentimenti, una intera lingua, che parla di radici e abbandoni, paesi e isolamenti, memorie e desideri</em>&nbsp;&#8211; illustra il progetto la curatrice&nbsp;<strong>Enrica Carini&nbsp;</strong>-,&nbsp;<em>una casa dalle finestre spalancate – abbandonata forse? – in cui tenersi stretti, come sillabe, per non svanire. Come una sorgente, dunque, inizia dalle terre alte, una dedica ai nostri paesaggi attraverso i sentieri dell’arte con le opere di Alessandra Calò e Sergio Ferri: le loro immagini sono un sillabario vivo, un luogo in cui ritrovare segni e parole per dire ciò che ancora ci rappresenta».</em>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Abbiamo voluto porre al centro dell’attenzione il nostro territorio, letto attraverso la fotografia d&#8217;autore, come già era avvenuto in passato a XNL in occasione dei progetti Perimetro Piacenza, Photobuster e Spazi in attesa, dedicati alla città, e abbiamo scelto di farlo oltrepassando i luoghi urbani e allargando il racconto all’Appennino.&nbsp; Le immagini in mostra, e la trama narrativa che è stata costruita intorno ad esse, costituiscono una sorta di riflessione che è un omaggio a terre che sono patrimonio di biodiversità, paesaggio e tradizione, identità e radici e anche a tutta l&#8217;umanità che ogni giorno lo abita e lo presidia</em>», commenta il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano&nbsp;<strong>Roberto Reggi</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sillabari d’Appennino&nbsp;</em></strong>è anche un percorso multidisciplinare, che propone una esperienza in cui poter avvicinarsi a un bosco in miniatura, fatto di piccoli alberi, semi, foglie, piante di sottobosco, e uno spazio in cui poter stare, fermarsi, riflettere e raccontare che cosa è per ogni visitatore l’Appennino. Saranno inoltre importanti i momenti di incontro e di dialogo con i visitatori e la didattica che si fonderà non solo sulla mediazione del patrimonio culturale ma anche di quello naturale e territoriale. Tutto sarà connesso da una sonorizzazione dedicata realizzata dal dipartimento di nuovi linguaggi del conservatorio che ha sede in XNL Musica, per la quale si ringraziano il direttore Roberto Solci, Giammarco Romiti e Riccardo Dapelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’inaugurazione, la mostra proseguirà fino al 22 febbraio 2026, a ingresso gratuito. Sono in via di definizione incontri di&nbsp;<em>public program</em>&nbsp;e le attività della sezione XNL Edu rivolte alle scuole del territorio, ideate e condotte da Enrica Carini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma Arte di XNL è promosso da&nbsp;<strong>Rete Cultura Piacenza</strong>,che comprende Fondazione di Piacenza e Vigevano, Comune di Piacenza, Provincia di Piacenza, Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio dell’Emilia e Diocesi di Piacenza-Bobbio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandra Calò</strong>&nbsp;è un artista che crea immagini, situazioni e fotografie per approfondire temi legati alla memoria, all’identità e al rapporto tra uomo e natura. La sua ricerca artistica si basa sulla reinterpretazione di materiali d’archivio, con la quale non intende attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre nuove visioni del reale. Nei suoi lavori convivono ricerca intima e contaminazione. Nel corso degli anni si è appassionata ad antiche tecniche di stampa fotografica con le quali realizza vere e proprie installazioni e libri d’artista. Negli ultimi suoi progetti, sono state coinvolte autrici contemporanee per creare immagini parlanti diventate poi installazioni site-specific. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni e sono esposte in Istituti Italiani di Cultura, musei e festival di tutto il mondo, tra cui: Fotografia Europea, Circulation(s)Festival, Voies Off Arles, Photaumnales, Les Rencontres de la photo en Gaspésie (Canada), Ras Al Khaimah Fine Art Festival (Emirati Arabi), ArtStays (Slovenia), MoMA e Met Museum.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sergio Ferri</strong>&nbsp;è nato e vive a Piacenza. La sua ricerca fotografica più recente, collocata nel solco della tradizione documentaristica, ruota attorno al nesso tra paesaggio e identità.<br>Il tema dello sradicamento, della perdita di legami e del senso di appartenenza è il filo conduttore che attraversa gran parte del suo lavoro. In passato si è più volte focalizzato, oltre che sul paesaggio urbano, su alcune delle problematiche sociali emergenti, in particolare immigrazione, povertà, marginalità sociale.<br>Tra i suoi lavori:&nbsp;<em>Luoghi e non-luoghi. Una ricerca per immagini sulle periferia urbane</em>, 2008;&nbsp;<em>Italia mon amour. Storie di ordinaria integrazione</em>, 2012;&nbsp;<em>FH. Ferrhotel. Le condizioni dei migranti e tra prima accoglienza e futuro</em>, 2013;&nbsp;<em>Il quotidiano che non è ovvio. Storie e immagini del campo nomadi di Piacenza</em>, 2016;&nbsp;<em>#H24. Il lavoro non dorme mai</em>, 2018;&nbsp;<em>Appennino: le storie i volti</em>, 2019; #iohounacasa, 2020;&nbsp;<em>I love you, I hate you</em>, 2022;&nbsp;<em>Terre Alte</em>, 2023 ongoing.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mara Redeghieri&nbsp;</strong>è cantante e cantautrice dalla sua prima collaborazione col gruppo Üstmamò, prodotto dai Dischi del Mulo etichetta fondata da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. L’incontro col mondo della musica e della scrittura testuale ha inizio con questa fondamentale esperienza e non si è ancora arrestato. Nel corso della sua carriera si è dedicata alla ricerca e approfondimento dei canti della tradizione popolare dell’Appennino Reggiano e del canto rivoluzionario ed anarchico italiano. Collabora e scrive testi per altri artisti del panorama musicale nazionale. Ha fondato e dirige tutt’ora un coro femminile di canto popolare e musica “Al Falistre e i Fulminant” al quale affianca un laboratorio di canto con lo stesso repertorio dedicato a persone fragili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tratto da: <a href="https://xnlpiacenza.it/event/sillabari-dappennino/">Sillabari d’Appennino / Alessandra Calò e Sergio Ferri – XNL Piacenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2026/02/07/i-sillabari-dappennino-in-mostra-a-piacenza/">I Sillabari d&#8217;Appennino in mostra a Piacenza</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Tramonto romagnolo, una pianura troppo vicina</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2024/06/29/tramonto-romagnolo-una-pianura-troppo-vicina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2024 14:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Appennino]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Onofri]]></category>
		<category><![CDATA[Romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>testo e foto di Luca Onofri C’era intorno l’aria della fine di un mondo: almeno del mondo dell’agricoltura; e ogni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2024/06/29/tramonto-romagnolo-una-pianura-troppo-vicina/">Tramonto romagnolo, una pianura troppo vicina</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">testo e foto di <strong>Luca Onofri</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">C’era intorno l’aria della fine di un mondo: almeno del mondo dell’agricoltura; e ogni vecchio paese aveva davanti una fila di case nuove, <em>orribili</em>, coi loro finti mattoni rossi o le nude pareti gialle, che li rendevano<em> tutti ugual</em>i. La gente, poi, per le strade, era <em>orribile</em>; i giovani con quei loro capelli da puttane, coi loro codini e ricciolini, e nel viso stampato eternamente un ghigno di soddisfazione e di presunzione; le ragazze infagottate in quei loro miserabili <em>maxicappotti</em>, che davano loro un’aria mendica, quasi omosessuali in cerca di umilianti occasioni. Gli anziani intorno, come fantasmi, <em>accantonati</em>, silenziosi, chiusi nel dolore della loro esclusione.<br>P. Pasolini, <em>Petrolio</em>, Milano, Garzanti, 2022, p. 281</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono imbattuto in questa manciata di righe di <strong>Pasolini </strong>leggendo <em>Petrolio</em>, anzi, addentrandomi nel folle e surreale labirinto di appunti incompiuti e, per tanto, eterni che è quell’opera. Una folgorazione improvvisa, una visione, o meglio, una finestra mi si è materializzata innanzi, spalancata tremendamente su quel mondo rurale e basso-appenninico in cui ho sempre vissuto. Credendolo eterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E da questa immaginaria finestra ho provato ad affacciarmi. <em>Ho visto poco di positivo</em>. Non ci sarà per tanto nulla di ottimistico nel riportare la mia visione allegorica, anzi sarà una visione anti-bucolica, se così si può rendere meglio l’idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La campagna è silenziosa, avvolta da una nebbia che, come un pesante sipario manierista color blu persiano, ovatta tutto, assopisce i colli e inclina leggermente le cime dei pioppi intrise di gelida umidità. Rimane solo un misticheggiante boato sordo ed ininterrotto, un rumore di ventole di lontani capannoni, persi fra i calanchi, come metalliche bestie giurassiche. Poche luci emanano i loro riflessi sul sipario notturno. Sole, sparute, disperse lungo i declivi dei colli a segnalare vecchie case anni ’70, ormai fagocitate da una vegetazione fatta di rovi ed altre sterpaglie nerastre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Rimane poco dell’eternità</em> in cui avevo sempre creduto fosse custodita la vita e <em>la cultura rurale</em>. Anzi, penso che ogni giorno tutto si stia consumando sempre più inesorabilmente. Di quella vita che un tempo animava la valle e che dalla valle traeva forza rimangono solo tracce, le quali altro non sono se non fantasmi di un passato che a stento si riesce a immaginare. Qualche rottame incancrenito dalla ruggine abbandonato fra i campi, mucchi di macerie sommerse dalla vegetazione giù per la lacrimante scarpata tufacea del fiume (un lavandino ancora luccicante emerge dalle verdastre acque stagnanti nel gorgo), un rudere di casa colonica con alcune modifiche apportate nel dopoguerra utilizzando materiale scadente e di breve durata (bucati rossastri, eternit annerito dalle muffe).</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-casa-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-5106" style="width:559px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-casa-1024x682.jpeg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-casa-300x200.jpeg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-casa-768x512.jpeg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-casa-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-casa.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A costo di apparire apocalittico, fatico a non paragonare i miei sentimenti a quelli del poeta latino (ancora aveva un senso questo aggettivo nel V secolo?) <strong>Rutilio Namaziano</strong>, quando si trovava a descrivere in esametri un Impero d’Occidente che era ormai solo un vuoto nome, mentre tutto ciò che esso rappresentava era in pieno disfacimento.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Ma la mia sorte mi strappa via dalla terra amata,<br>mi richiamano i campi della Gallia, dove nacqui.<br>E sono, è vero, sfigurati dalle lunghe guerre,<br>ma quanto meno attraenti, tanto più destano compianto.<br><br>R. Namaziano, <em>Il ritorno</em>, tr. A. Fo, Torino, Einaudi, 1992, vv. 19-22</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Sento che <em>quel mondo inconsapevolmente pagano e paradossalmente spirituale </em>in cui sono cresciuto nelle campagne romagnole è diventato come una fortezza sotto assedio. Che cerca di resistere. Ma la resistenza dell’assediato non può essere eterna. E penso alla parte di me che sarà costretta a morire quando l’ultima resistenza cadrà. Rifletto su me stesso, sulla routine borghese che mi costringe a vivere gran parte della giornata in un ambiente cittadino in cui mi sento soffocare, invecchiare, morire lentamente. Forse proprio dalla routine, o meglio, dai vincoli economici e dal loro sabotaggio dovremmo partire per resistere veramente? Penso agli anziani ridotti ad essere fantasmi, come dice Pasolini, vuoi perché ormai spariti per sempre nella tenebra eterna, vuoi perché vivi, ma divenuti semplici tracce della vita di un tempo (proprio come il vecchio lavandino dentro al gorgo del fiume). E penso che quando tutti saranno inesorabilmente spariti, allora saranno costretti a morire dentro di me, senza emissione di voce, i miei pensieri in romagnolo, che nessuno ormai più comprende o parla. Perdere una lingua significa perdere uno schema con cui interpretare la realtà e, in ultima analisi, significa perdere una parte di sé. Morire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono ottimista, mi sento un anti-Virgilio che non canta l’età dell’oro, ma quella del piombo che ci sta trascinando nell’abisso. Forse mi compiaccio di descrivere questa decadenza e della mia parte di epigono di un modo giunto ad esaurirsi. E il fatto che abbia parlato in prima persona singolare è sintomo di come non riesca nemmeno più ad avvertire l’appartenenza ad una comunità, che si è disfatta, che non c’è più, anzi che nemmeno ricordo esserci stata. D’altra parte la sfortuna dell’area collinare ed appenninica romagnola è quella di avere una pianura troppo vicina, che attrae con le sue lusinghe in modo irresistibile, come un mostro famelico dal canto di sirena pronto ad inghiottire qualunque cosa e ad avvelenare con i suoi miasmi ciò che gli sfugge. Ma voglio concludere in modo, oserei dire, speranzoso, la visione ispiratami da Pasolini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro la cortina di nebbia i pioppi carichi di guazza sono chini, come colossi intenti in orante adorazione. E sulle loro gobbe, in lontananza verso ponente, la livida linea spezzata dell’orizzonte appenninico arde degli ultimi bagliori di un tramonto rossastro, che neppure i fumi invernali riescono a coprire. Si consuma come brace la schiena ricurva dell’Appennino sul far della sera. E dall’alto planano i voli delle nere sagome delle cornacchie, che si adagiano rumorose sui rami dei salici, in attesa di rivedere lo stesso sanguigno bagliore riflettersi sul grigio orizzonte adriatico. Guardo il cosmo consumarsi nella sua ciclicità. E penso che tutto sia bello.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-tramonto-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-5107" style="width:599px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-tramonto-1024x768.jpeg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-tramonto-300x225.jpeg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-tramonto-768x576.jpeg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-tramonto-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/06/romagna-tramonto.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Agnone capitale 2026, il destino nell&#8217;alfabeto sannita</title>
		<link>https://www.appenniniweb.it/2024/03/11/agnone-capitale-2026-il-destino-nellalfabeto-sannita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 18:20:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Agnone]]></category>
		<category><![CDATA[Agnonecapitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La candidatura di Agnone a capitale italiana della cultura 2026 ha radici antiche nella storia del popolo sannita e d'Italia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di <strong>Nicola Mastronardi</strong> (*)<br><br>Una lettera di un alfabeto antico attraversata da un cerchio di fuoco. Lo slogan <strong>“Fuoco dentro, Margine al centro”</strong> ha efficacemente accompagnato la candidatura di Agnone a Capitale della Cultura per il 2026 grazie anche ad un logo moderno, efficace, con una spiegazione esauriente. Ma quella “<strong>V” </strong>dell’alfabeto osco usato dai Sanniti prima di esser travolti dal diluvio latino, nasconde ancora qualcosa. Qualcosa di grande, inatteso, importante: una verità storica per troppo tempo sottovalutata, disattesa. Un elemento che si colloca alle radici stesse del primo concetto politico di unità politica e culturale della Penisola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ l’iniziale della parola <strong>VITELIU</strong> termine originale da cui i Greci trassero la parola <strong>OUITALÍA</strong> e che i latini tradussero molto più tardi nel termine geografico <strong>ITALIA.</strong> <strong>Già, il nome della nostra Nazione ha origine osca</strong>. La prima volta fu usata, secondo Aristotele, in terra di Calabria sedici generazioni prima della guerra di Troia, ma fino al secondo secolo avanti Cristo VITELIU &#8211; ITALIA fu davvero solo una “espressione geografica” che arrivò ad indicare la Penisola fino all’Arno e al Rubicone.</p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="352" height="198" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/moneta2.png" alt="" class="wp-image-5067" style="width:340px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/moneta2.png 352w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/moneta2-300x169.png 300w" sizes="auto, (max-width: 352px) 100vw, 352px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine faceva evidentemente parte del patrimonio mitico dei popoli appenninici di lingua osco sabina quando essi, ribellandosi a Roma nel 91 a.C., lo scelsero per dare il nome alla loro Federazione disegnando finalmente la loro unità  <strong>sotto il segno della Libertà, Uguaglianza di diritti, Unità fra popoli culturalmente affini: in una parola Autodeterminazione.</strong> L’evento, promosso e guidato da Marsi e Sanniti, fu talmente sentito e vasto da permettere ai partecipanti di sfidare la potenza romana già padrona del Mediterraneo in quell’epoca. Non è un caso che l’Illuminismo francese e quello napoletano celebrassero i Sanniti e i loro alleati come campioni ante litteram di valori fondanti le moderne rivoluzioni.</p>



<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="545" height="462" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/moneta.png" alt="" class="wp-image-5068" style="width:311px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/moneta.png 545w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/moneta-300x254.png 300w" sizes="auto, (max-width: 545px) 100vw, 545px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Viteliu-Italia, si diede una capitale, batté moneta e schierò un esercito di 100.000 uomini! Ebbene se si vuol comprendere l’origine dell’Idea politica di “Italia” e i valori di libertà, pari dignità e fratellanza di genti che la partorirono, bisogna salire sui monti del Sannio antico, intorno ad Agnone, o percorrere la Piana del Fucino patria dei Marsi, o la Conca dei Peligni dove fu stabilita la prima capitale o salire sul Matese, monte sacro ai Sanniti, infine bagnarsi nella acque del Sangro, Trigno, Volturno e Biferno. <strong>Sono questi i luoghi “ove Italia nacque”</strong> . E fu nel teatro – senato di Pietrabbondante che i Sanniti presero la decisione dell’alleanza che la fece nascere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le successive vicende che portarono all’unione definitiva del mondo appenninico con Roma passarono attraverso un sanguinoso conflitto ma si conclusero nel 71 a.C. con il riconoscimento da parte della <em>Republica</em> della <strong>pari dignità degli Italici all’interno della comune Patria</strong>. Pace, integrazione, nuova forza vitale divennero patrimonio di Roma che mutò radicalmente la sua natura: da città-stato dominatrice di una Penisola sottomessa a capitale di un territorio finalmente unito sotto il segno della <strong>integrazione e della pari dignità dei Popoli</strong>. Sarebbe toccato infine ad Augusto, pochi decenni dopo, disegnare amministrativamente e geograficamente l’Italia fino al confine naturale delle Alpi. Insomma fu grazie ai popoli appenninici che la storia cambiò. Come ebbe a dire Gianni Letta in una occasione romana: “Fu con la concordia e la pace fra Italici e Roma che nacque la nuova Italia.<a id="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Agnone</strong> con il suo logo, insieme a tutto il Territorio e con la sua candidatura a Capitale della Cultura 2026 intende ribadirlo con forza. Una città sui monti che si fa <strong>promotrice di un processo culturale che restituisca all’Italia un pezzo fondante della sua storia e renda finalmente centralità storica</strong> alle aree appenniniche protagoniste della più grande trasformazione della Roma antica: <strong>l’evento che creò la prima unità italiana.</strong><br><strong>Un “Margine” che intende rifarsi “Centro”.</strong><br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="521" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/agnone26-1080x550-1-1024x521.jpg" alt="" class="wp-image-5066" style="width:462px;height:auto" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/agnone26-1080x550-1-1024x521.jpg 1024w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/agnone26-1080x550-1-300x153.jpg 300w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/agnone26-1080x550-1-768x391.jpg 768w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2024/03/agnone26-1080x550-1.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a> Si veda , tra l’altro il commento alla Moneta della Riconciliazione di G. Letta al termine del romanzo storico Viteliu e <a href="https://www.appenniniweb.it/2023/03/17/ops-una-dea-appenninica-per-litalia/">l’articolo pubblicato anche in Appenniniweb.it</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Capitale della cultura, Agnone attende il verdetto con... “i piedi per terra e la testa nel mondo”" width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/vx5AqvYn73w?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">(*) Giornalista e scrittore &#8211; Autore dei romanzi storici <a href="https://www.appenniniweb.it/2018/04/29/ce-unepica-dappennino-e-italica-e-sannita/">&#8220;Viteliù&#8221;</a> e <a href="https://www.appenniniweb.it/tag/figli-del-toro/">&#8220;Figli del Toro&#8221;</a></p>
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		<title>Ops, una dea appenninica per l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 15:54:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Mastronardi]]></category>
		<category><![CDATA[Viteliù]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Italia è rappresentata in una moneta con in braccio una cornucopia, sono gli attributi di Ops, la Dea Italica celebrata nel santuario nazionale sannita di Pietrabbondante oggi in Molise. Secondo alcuni Italia sta donando l’abbondanza all’altra donna, Roma</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2023/03/17/ops-una-dea-appenninica-per-litalia/">Ops, una dea appenninica per l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">di Nicola Mastronardi</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“ITALIA” PRIMA DEL MEDIOEVO?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 68 a.C. due magistrati monetari rimasti pressocché anonimi nella grande storia di Roma decidono di coniare un denario d’argento per il quale dovrebbero avere invece un posto d’onore nella storia d’Italia. Tali Quinto Fufius Calenus e Mucius Cordus fissano su un piccolo tondo in argento la rappresentazione di un fondamentale momento storico nei rapporti tra Roma e Italia. Due donne, una dotata di cornucopia, l’altra di scettro e spada, compiono un gesto di unione e riconciliazione sotto la protezione di altrettante divinità: Honos et Virtus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Italia? Un momento. Che cosa voleva dire “Italia” nel 68 avanti Cristo? Esisteva già prima di Cesare, di Augusto o di Dante Alighieri un’entità nazionale o, insomma, una qualche forma di comunità umana insediata su un territorio degna di esser rappresentata su una moneta insieme alla personificazione della gloriosa <em>Republica</em> romana? Sì, esisteva, anche se studiosi e divulgatori di storia troppo spesso sembrano dimenticarsene. L’idea di Italia è più antica di oltre 1900 anni rispetto all’ideale risorgimentale e precede di 1300 anni quello dantesco; entrambi devono a quell’ antica realtà l’indispensabile oggetto di ispirazione. Che altrimenti sarebbe mancato. Ma andiamo con ordine e torniamo alla moneta per descriverla in dettaglio.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="439" height="223" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta1.png" alt="" class="wp-image-4742" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta1.png 439w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta1-300x152.png 300w" sizes="auto, (max-width: 439px) 100vw, 439px" /><figcaption class="wp-element-caption">La “Moneta della Riconciliazione” &nbsp; &#8211;&nbsp; Denario in argento (68 a.C.) a nome di Q. Fufius Calenus e Mucius Cordus. Al dritto, le teste affiancate di Honos e Virtus. Nel rovescio, due donne, <strong>Italia e Roma</strong>: l’Italia con cornucopia e Roma armata di scettro e spada, con il piede destro sul globo. Dietro Italia, il Caduceo. (Rif. Crawford: 403/1)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il denario, di meno di due centimetri di diametro, fu un vero capolavoro di diplomazia politica, un vero inno alla concordia e all’unione dopo la più sanguinosa delle guerre fratricide e oggi rappresenta una preziosa lezione di storia da raccontare agli Italiani, a nostro modo di vedere, &nbsp;fin dalle scuole elementari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella prima faccia si vedono i volti di due donne affiancati. Innanzitutto esse intendono rappresentare Honos e Virtus, personificazioni divinizzate dell’onore e delle virtù dello stato riguardanti soprattutto la sfera militare (Treccani). Alle due divinità astratte anche a Roma si dedicavano templi, festività e riti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se però si conoscono le coniazioni romane e italiche precedenti al 68 a.C., nei due volti è impossibile non riconoscere la personificazione, rispettivamente, di Roma, con elmo (in secondo piano), e di Italia coronata d’ulivo. E qui casca l’asino, (appenninico) Chi è costei? La risposta ci viene da un’altra moneta che precede di 23 anni la nostra.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta2.png" alt="" class="wp-image-4743" width="486" height="207" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta2.png 403w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta2-300x128.png 300w" sizes="auto, (max-width: 486px) 100vw, 486px" /><figcaption class="wp-element-caption">Denario in argento della Confederazione italica emesso in coincidenza della Guerra Sociale, 91 a.C.<br>Al dritto, figura femminile con serto di olivo, collana e pendente. Dietro, verso l’alto: Italia.<br>Nel rovescio, otto dei dodici popoli insorti giurano puntando la spada sul maialino sacrificale tenuto dal sacerdote. <br>Dietro la scena un palo con stendardo.<br>È la prima documentazione del termine “Italia”<br>sia nella versione latina che in quella originale in lingua osca: <em>Viteliú</em>.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Eccola dunque la prima testimonianza del concepimento di una idea chiamata <strong>Italia</strong>. Fu il primo seme, gravido di frutti ideali, politici e poetici che attraverseranno due millenni. L’immagine non appartiene ancora sufficientemente alla cultura generale italiana soprattutto perché non si insegna a scuola la notizia fondamentale: <strong>nel 91 a.C. dodici popoli, uniti da comuni origini e dunque cultura, lingua e religione, decisero di fondare una Confederazione</strong> che chiamarono <strong>Viteliu </strong>nella accezione originale osca o<strong> Italia</strong> nella traduzione latina, guidati da Sanniti e Marsi coraggiosi campioni della dignità italica contro la ostinata negazione della pari dignità da parte della <em>Republica</em> Romana. La prima capitale fu Corfinio, oggi in Abruzzo dalla cui zecca viene la maggior parte dei denari di questo tipo. <strong>Viteliu – Italia</strong>: l’antico nome geografico, proveniente mitologicamente dalla Calabria almeno dalla metà del secondo millennio a.C., aveva assunto per la prima volta nella storia una precisa valenza politica e ideale portatrice di valori quali <strong>libertà, autodeterminazione e uguaglianza nei diritti di cittadinanza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le vicende che portarono all’unione definitiva del mondo appenninico &#8211; ma anche etrusco e magnogreco &#8211; con Roma passarono attraverso un ventennio sanguinoso che si concluse con il riconoscimento, da parte della <em>Republica</em> della <strong>pari dignità degli Italici all’interno della comune Patria</strong> peninsulare. Soprattutto dopo il censimento del 70 a.C. Roma mutò definitivamente la sua natura di città stato divenendo capitale di un territorio finalmente unito (F. Fabbrini) . La sua storia e quella d’Italia era davvero cambiata.&nbsp; &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>DA UNA NECESSITA’ STORICA UN CAPOLAVORO POLITICO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco qui che la “nostra” Moneta della Riconciliazione ci fa comprendere lucidamente proprio la svolta storica che avvenne dopo la tremenda guerra dei Socii Italici contro Roma (91 – 87 a.C.), la successiva lotta tra i Mariano-Sanniti e la fazione di Silla (83 – 80 a.C.), la spietata dittatura di quest’ultimo e l’ultima rivolta italica capeggiata da Spartacus (Brizzi): significativamente i volti di Roma e Italia, ex nemiche acerrime, appaiono affiancati nel dritto della moneta che ne celebra l’unione politica e ne auspica l’armonia sociale e culturale. Incredibile ma necessario per la grandezza di Roma stessa. Ma il vero capolavoro fu la seconda faccia del denario.</p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta3-1.png" alt="" class="wp-image-4746" width="185" height="187"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Rivediamolo: le due donne sono in piedi, una di fronte all’altra e perché non si equivochi su chi esse siano, in basso vi sono gli acronimi dei due nomi: <strong>Ital e Ro.</strong><br><strong>Italia</strong> è rappresentata con in braccio una cornucopia, simbolo di fertilità e abbondanza: sono gli attributi di <strong>Ops, la Dea Italica celebrata nel santuario nazionale sannita di Pietrabbondante</strong> oggi in Molise. Secondo alcuni Italia sta donando l’abbondanza all’altra donna, <strong>Roma</strong>. Quest’ultima ha in mano lo scettro, simbolo del potere, e alla cinta una spada che vuol dire forza militare. Tiene il piede su un <strong>globo</strong> il che si presta a molte interpretazioni ma vedremo successivamente cosa voleva dire questo gesto. Dietro Italia è disegnato un <strong>Caduceo </strong>simbolo di pace, mediazione, equilibrio, armonia, unione e coesistenza fra gli elementi. Meraviglioso messaggio. In sostanza, le due donne si guardano negli occhi, si stringono la mano e si riconoscono, reciprocamente, gli attributi di Honos et Virtus sotto i cui auspici viene fatta realizzare questa definitiva riconciliazione e unione fra Italia e Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una scena che può a ben diritto dirsi il <strong>battesimo ufficiale di Roma a capo di una Penisola unificata nel segno della piena cittadinanza e pari dignità politica di tutte le diverse componenti</strong>: Italici, Etruschi, Magnogreci e gli altri dal Rubicone in giù. Questo almeno il significato che si volle dare alla moneta e che in parte rispecchiò ormai una realtà pacificata dopo inenarrabili fatti di sangue. <strong>Italia e Roma iniziarono ad essere una sola cosa e si tuffarono nella storia insieme.</strong> Quel tondo pezzetto d’argento realizzato da Fufio Caleno e Mucio Cordio può essere a ben diritto definito <strong>“La Moneta degli Italiani”</strong>.<br>Tra il 49 e il 42 a.C. Giulio Cesare estenderà i diritti di cittadinanza alla Gallia Cisalpina mentre pochi anni dopo Augusto disegnerà definitivamente i confini della comune patria estendendoli fino all’arco alpino e dividendola in <em>Regiones</em>. Per lui <em>“Tota Italia Iuravit”</em> (La Regina). E Italia fu.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>EPILOGO. I SIMBOLI ATTRAVERSANO LA STORIA: la Dea con la cornucopia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva il creatore dell’Italia dal punto di vista concettuale e nei confini che conosciamo ancor oggi (fatte alcune dolorose eccezioni) è infatti <strong>Cesare Augusto</strong> (Fabbrini, La Regina e molti altri).<br>Intanto i simboli della “Moneta della Riconciliazione” iniziarono ad attraversare le epoche: <strong>la Cornucopia, lo Scettro, il Globo</strong> (sic) ebbero costante fortuna durante l’Impero Romano per rappresentare l’Italia (oramai identificata con Roma) pur integrati da un altro elemento giunto fino a noi: la corona turrita. E’ l’ esempio del denario dell’imperatore Antonino Pio sul quale, nel secondo secolo dopo Cristo, troviamo l’Italia con tutti i suddetti elementi ma con la “novità” della corona in testa a simboleggiare le mura delle civitas peninsulari. &nbsp;Il globo, non ci sono più dubbi, rappresenta la Terra.<br>Nel giorno in cui si celebra dell’Unità Nazionale, e dunque il concetto di Nazione e di Patria comune, è parso opportuno ricordare le radici antiche di tali valori costituzionali.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="451" height="213" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta4.png" alt="" class="wp-image-4745" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta4.png 451w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta4-300x142.png 300w" sizes="auto, (max-width: 451px) 100vw, 451px" /><figcaption class="wp-element-caption">Denario in argento di Antonino Pio (138-161 d.C.). Al rovescio l’Italia con la corona turrita, seduta su un globo, che regge cornucopia nella mano destra, con la sinistra uno scettro. <a>(Da: “Iconologia Italia” di G. Graziosi)</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per completezza, pur nei limiti di questa breve trattazione, si potrebbero portare decine di esempi per dimostrare il continuum iconografico e iconologico nella rappresentazione di Italia che può far comprendere la dipendenza degli ideali che hanno retto nei secoli il concetto di Italia da quella prima antica e dimenticata rappresentazione del 68 avanti l’era cristiana. Ci limiteremo per brevità a mostrare alcune immagini in appendice ben coscienti che la materia meriterebbe una ben più ampia fortuna nella cultura generale italiana e una opportuna introduzione nell’insegnamento scolastico della Storia o della educazione civica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine non possiamo non notare, da figli della Terra Sannita, come<strong> la Cornucopia della dea italico sannita Ops</strong> (da cui la parola Opulenza) sia stato il simbolo più tenace e meglio conservato dalla iconografia ufficiale arrivando fino ai nostri tempi. Una sorta di riscatto nascosto per un Popolo, quello sannita, che ai Romani e agli Italiani del loro tempo più di altri seppero insegnare l’amore strenuo per l’eterno valore della Libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Agnone, 17 Marzo 2023&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </em><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong><br><strong>Nicola Mastronardi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/italia1.png" alt="" class="wp-image-4747" width="374" height="455" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/italia1.png 332w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/italia1-247x300.png 247w" sizes="auto, (max-width: 374px) 100vw, 374px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>La personificazione dell’Italia,</strong><br>Cesare Ripa (1550 ca.-1622), <em>Iconologia</em><br>1603. L’Italia è rappresentata come una<br>giovane e bella donna. La mano sinistra tiene<br>una cornucopia, simbolo della ricchezza<br>e fertilità della terra, nella destra uno scettro,<br>simbolo del ruolo di dominatrice, sul<br>capo una corona turrita. Una stella sovrasta<br>la figura, in riferimento al pianeta Venere,<br>che nel cielo serale era chiamato <em>Hespero</em>, da cui <em>Hesperia altro</em> antico nome dell’Italia.<br><a> (Da: “Iconologia Italia” di G. Graziosi)</a></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/italia-2.jpg" alt="" class="wp-image-4748" width="369" height="389"/><figcaption class="wp-element-caption">Cesare Ripa,&nbsp;Iconologia<br><strong>ITALIA CON LE SUE PROVINCIE E PARTI DELLE ISOLE</strong><br><br>Una bellissima donna vestita d’abito sontuoso e ricco, la quale siede sopra un globo; ha coronata la testa di torre, di muraglie, con la destra mano tiene uno scettro, ovvero un’asta&#8230; e con la sinistra mano una cornucopia piena di diversi frutti, et oltre ciò faremo anco che abbia sopra la testa una bellissima stella</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/napoleone.png" alt="" class="wp-image-4758" width="449" height="230" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/napoleone.png 613w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/napoleone-300x154.png 300w" sizes="auto, (max-width: 449px) 100vw, 449px" /><figcaption class="wp-element-caption">Medaglia 1805 in bronzo (37,03 g). L’Italia, con corona turrita e cornucopia, incorona<br>Napoleone come re d’Italia. (Da: “Iconologia Italia” di G. Graziosi)<br></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="455" height="218" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta5-2.png" alt="" class="wp-image-4755" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta5-2.png 455w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/moneta5-2-300x144.png 300w" sizes="auto, (max-width: 455px) 100vw, 455px" /><figcaption class="wp-element-caption">2000 lire 1999 in argento (16,0 g). La moneta celebra<br>l’apertura al pubblico del nuovo Museo Nazionale Romano. Al dritto<br>è riprodotto un denario, emesso dalle popolazioni italiche durante<br>la guerra con Roma, con la raffigurazione della testa dell’Italia e la<br>scritta ITALIA. (Da: “Iconologia Italia” di G. Graziosi)<br></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/monetaultima-1.png" alt="" class="wp-image-4756" width="468" height="217" srcset="https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/monetaultima-1.png 413w, https://www.appenniniweb.it/wp-content/uploads/2023/03/monetaultima-1-300x139.png 300w" sizes="auto, (max-width: 468px) 100vw, 468px" /><figcaption class="wp-element-caption">5 <em>euro </em>2006 in argento, sessantesimo anniversario della Repubblica. Al dritto<br>l’iconografia dell’Italia di Cesare Ripa. (Da: “Iconologia Italia” di G. Graziosi)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Graziosi Gianni, <em>Le “quote rosa” nella monetazione italiana, </em>parte prima.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Panorama Numismatico, n. 225 gennaio 2008, pp. 16-24.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Graziosi Gianni, <em>Le “quote rosa” nella monetazione italiana</em>, parte seconda.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Panorama Numismatico, n. 226 febbraio 2008, pp. 48-57.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Campana Alberto, <em>La monetazione degli insorti italici durante la Guerra Sociale (91-87 a.C.)</em>, Edizioni Apparuti, Soliera (Modena), 1987.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>AA. VV., <em>Simboli d’appartenenza. Catalogo della mostra tenuta a Roma, Complesso Monumentale del Vittoriano, dal 2 giugno al 18 settembre 2005</em>, Gangemi editore, Roma, 2005</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ripa Cesare,<em> Iconologia, Edizione a cura di Pietro Buscaroli, TEA arte, Zingonia</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(Bergamo), 2008.</em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Adriano La Regina<em> (A cura di) Archeologia a Pietrabbondante. Fasi edilizie, oggetti di culto, materiali. </em>Scienze e Lettere, 2022</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Siti utili:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-panorama-numismatico wp-block-embed-panorama-numismatico"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="lpNdxD3K6s"><a href="https://www.panorama-numismatico.com/iconolgia-italia/">Iconologia Italia</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Iconologia Italia&#8221; &#8212; PANORAMA NUMISMATICO" src="https://www.panorama-numismatico.com/iconolgia-italia/embed/#?secret=lpNdxD3K6s" data-secret="lpNdxD3K6s" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-incorpora wp-block-embed-incorpora"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="aG5YvALHZg"><a href="https://www.inasaroma.org/pubblicazioni-sannio/">Pubblicazioni Sannio</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Pubblicazioni Sannio&#8221; &#8212; " src="https://www.inasaroma.org/pubblicazioni-sannio/embed/#?secret=aG5YvALHZg" data-secret="aG5YvALHZg" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>L'articolo <a href="https://www.appenniniweb.it/2023/03/17/ops-una-dea-appenninica-per-litalia/">Ops, una dea appenninica per l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.appenniniweb.it">AppenniniWeb</a>.</p>
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