Le parole del terremoto (2)

Il terremoto continua a generare scosse, onde… non solo sulla terra martoriata. Il terremoto muove i sentimenti e le parole. Il terremoto, quasi fosse un’antica divinità risvegliata, suscita terrore, idee e passione. Provoca panico, disgrazia e grazia.
Come dopo il 24 agosto proviamo a condividere e a leggere qualcosa, a capire qualcosa, in questo caos, in questo turbine, tra queste lacrime, tra queste speranze, tra le maledizioni e le sfide…

Dannato Appennino! No, Appennino bene comune…

Nell’epoca della “semplificazione totale” delle idee, delle soluzioni, del linguaggio e persino dei sentimenti, perché farci carico di un territorio così complicato e fragile?
Meglio tenerlo lì come un prezioso scrigno di bellezze naturali (i boschi, le montagne, gli animali) qualche bel rudere di borghi ormai abbandonati ma molto suggestivi per le foto ricordo del fine settimana. Un museo a cielo aperto, da visitare ammirare e poi lasciarsi statialle spalle. Ci dispiace per i semplificatori di processi, ma questo non accadrà.
Le Comunità non lasceranno l’Appennino. Ce lo hanno confermato i sindaci e gli amministratori che abbiamo riunito a Castel del Giudice per studiare e  discutere proprio sui fenomeni sismici e di dissesto, sulla ricostruzione e messa in sicurezza degli edifici e delle attività produttive, sull’importanza della salvaguardia di un importante tessuto sociale. L’Appennino deve diventare per chi governa questo paese, ma anche per tutti i cittadini che eleggono i propri rappresentanti, un bene comune, un patrimonio collettivo e fruttuoso da difendere attraverso un nuovo grande processo di valorizzazione e investimenti rispettosi dell’ambiente, del paesaggio e delle Comunità, delle attività produttive peculiari ma anche innovative.
Le voci che oggi arrivano dai paesi colpiti sono voci di smarrimento, di “spaesamento” come abbiamo sottolineato durante i lavori di sabato scorso. La nostra vicinanza, oltre l’aiuto concreto e diffuso che gli italiani non mancano mai di profondere generosamente, si sostanzierà nel sollecitare e sostenere un grande processo di consapevolezza, innanzitutto culturale, che restituisca a pieno titolo all’Appennino il ruolo di risorsa e non gli assegni definitivamente quello di problema nazionale.
Sonia Chellini
s.chellini@slowfood.it – www.slowfood.it

Quella terra che ti fa impazzire…
Non è facile. Per niente. Abitare questa terra è come essere innamorati alla follia di una donna bellissima e perversa. La guardi continuamente con sospetto, troppo spesso la odi, ma non puoi farne a meno. Ti fa degli sfregi tali che vorresti ucciderla. O morire. Una guerra continua in cui lei vince sempre. Nottate senza sonno, giornate con il cuore inalla-mia-terra gola, la macchina continuamente in moto. Sembri sempre sul punto di lasciarla, ma quando ti occhieggia maliziosa torni immediatamente da lei. Puoi provare a farne a meno, puoi provare a cercare la tranquillità fatta di pantofole, divano e plaid sulle ginocchia. Oppure la aggredisci, questa storia. La vivi fino in fondo, questa passione violenta e possessiva. Non c’è alternativa: o ti accontenti o accetti la sfida. E combatti con lei giorno per giorno.
Pierluigi Biondi – tratto dal suo profilo FB
(già sindaco di Villa Sant’Angelo -AQ, vicino all’epicentro del sisma del 2009)

Noi amiamo questo luogo
“Naturalmente la realtà dei fatti è che viviamo in una zona sismica. Alcune persone subiscono uragani, altre cicloni o tifoni; noi abbiamo terremoti. Ci sono due tipi di cassiancomportamenti rispetto a fatti di questo tipo. Uno, è una specie di rassegnazione. L’altro, è affidare tutto alla provvidenza divina. I monaci fanno un voto di stabilità. Uno dei frutti di questo voto è quello che chiamiamo amore del luogo.
Noi amiamo questo luogo. E lo ricostruiremo”.
(Padre Cassian Folsom, priore dei benedettini di Norcia – tratto da www.valnerinaoggi.it)

Carry on Sibilla!
Castelluccio non c’è più, Visso non c’è più, Ussita non c’è più…STO CAZZO!
Finita l’isteria da social network e l’assedio dei media, comincia l’emergenza vera e tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa: appena possibile saliamocapanna sul Vettore, fermiamoci a
mangiare il ciauscolo a Castelluccio, andiamo a Capanna Ghezzi per una carbonara alla Pilato, saliamo al Fargno e fermiamoci da Patrizia a Ussita o a prendere un panino in piazza.
I Sibillini non sono morti, sono solo caduti. E solo noi possiamo aiutarli a rialzarsi!
#CarryOnSibilla
Andrea Zanna Frenguelli
(tratta dal profilo Fb di Capanna Ghezzi)

Gian Luca Diamanti

Giornalista professionista

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