Tommaso, un San-ti-ren tra l’Appennino e Taiwan

Più ci si allontana e più si vede in profondità. Più le radici si allungano, meno rischiano di strapparsi.
Questa è una storia di montagne lontane, lontanissime tra di loro. Tenute insieme da un filo sottile e flessibile come un elastico, oltre che da una mente aperta e allenata a percepire al di là dell’apparenza.
Questa è la storia (o meglio solo un pezzo della storia) di Tommaso Muzzi che vive a Taiwan a quasi diecimila chilometri da casa sua, che invece sta in Umbria tra Spello e Foligno, con gli Appennini alle spalle, o di fronte a seconda dei punti di vista. Più esattamente con gli Appennini dentro.
Tommaso fa il fotografo e il videomaker, frequenta persone, montagne, paesi e città che stanno a 12 ore di volo dall’Italia; ha messo su famiglia in quella terra lontana che qualcuno chiama ancora Formosa e che quasi tutti pensano essere perlopiù cinese, seppure di cinesi esuli dalla madrepatria. Invece, prima dei cinesi, prima dei giapponesi, prima degli olandesi, a Taiwan c’erano gli aborigeni, divisi in popoli, tribù, con molte lingue diverse, ma un’origine, austronesiana, come dicono gli antropologi. Insomma, venivano dall’altra direzione, non dal continente. Amavano le montagne e la caccia ai cervi e anche le teste dei nemici. Gli aborigeni ci sono ancora. Non moltissimi, ma ci sono, a difendere le loro culture.
San-ti-ren vuol dire letteralmente uomo delle montagne: è il termine con cui i cinesi identificavano gli indigeni degli altipiani taiwanesi. Tre quarti del territorio di Taiwan è formato da foreste e da montagne bellissime che raggiungono quasi i quattromila metri nella vetta più elevata, e che in alcuni casi assomigliano molto ai nostri Appennini.
San-ti-ren, uomo delle montagne. Non c’è un’espressione uguale in Italia. O forse sì, ci sono alcuni aggettivi che, seppur caduti in disuso, possono aiutare a identificare il nostro uomo delle montagne: appenninico e italico. Guarda caso sono le definizioni che Giovanni Lindo Ferretti, moderno cantore d’Appennino dà a sé stesso: montano, italico, appenninico. Aggiungendo anche barbarico e cattolico.
Ma in definitiva, cosa c’entra un San- ti-ren con un appenninico-italico?
Domanda difficile, per provare a capirlo si deve iniziare dalla fine.
Hua-Dong è l’area tra Hualien e Taitung dove vive Tommaso e dove si svolge un festival, lo Huadong Original Life Fest, in autunno. Quest’anno Tommaso Muzzi vi parteciperà con un suo lavoro, una video installazione che in qualche modo è legata alle sue due terre, agli aborigeni taiwanesi e a quelli italici e appenninici.
Tommaso quest’estate è tornato in Umbria, sulle sue montagne, ha camminato e ha cercato di capirle più a fondo, realizzando delle immagini sui Monti Martani, salendo fino all’arce umbra di Sant’Erasmo e facendo volare il suo drone sopra i resti del tempio italico di Torre maggiore, poi sui Sibillini e in Valnerina. Immagini stupende e emozionanti che ora sono con lui, a Taiwan, assemblate e montate nel video titolato Triibum



Tommaso, perché Triibum, questo tuo ultimo lavoro ha a che fare tanto con Taiwan, quanto con l’Appennino?

“Come abitante della Hua-Dong, a contatto con le popolazioni indigene di Taiwan, ho subito imparato ad aver familiarità con la parola inglese “Tribe”, parola che nella mia vita di uomo moderno, occidentale, ha sempre suonato come esotica e lontana dalla mia quotidianità. Nell’esperienza taiwanese, a contatto con le sue tribù indigene, questa parola assume un significato diverso, che in qualche maniera ha creato un piccolo corto circuito… “.
“Triibum è infatti il nome che i primi popoli indoeuropei giunti sulla dorsale appenninica usavano per esprimere il concetto di casa, dimora. Tribuum è un termine osco-umbro, la lingua degli umbri, popolo dal quale deriva il nome della mia regione, l’Umbria. Questo popolo, era considerato dagli antichi storiografi, “il più antico popolo d’Italia”. Un popolo di uomini e donne sopravvissuto al diluvio e forse, proprio per la memoria di questa storia leggendaria, gli Umbri avevano l’abitudine di costruire le proprie fortezze e templi sulle alture, sulle cime dei monti, per comunicare da lontano da cima a cima, e per sfuggire alle piene dei fiumi e ai miasmi delle paludi”.
Triibum, casa e dimora umbra e di montagna, quindi, ma a diecimila chilometri di distanza…
“Sì, ma la ricerca sulle culture dei miei antenati umbri è stata influenzata dalla mia esperienza taiwanese. Nel contesto del Hua-Dong, osservando e vivendo le vicissitudini dei popoli indigeni taiwanesi alla ricerca delle loro identità sconvolte dagli eventi degli ultimi cento anni, ho cominciato a chiedermi quale invece fosse stata l’origine della mia cultura più antica, dimenticata, ma forse ancora viva nel mio subconscio profondo. Ho cercato quindi di camminare a ritroso nel tempo, sondando varie porzioni temporali, nei luoghi e nelle persone, andando alla ricerca di atti evocativi stratificati nei secoli, luoghi antropizzati da migliaia di anni, specie se legati ad antichi templi o costruzioni megalitiche”.
“Partendo da questo naturale desiderio di comprensione, ho risalito il fiume alla ricerca di immagini e messaggi lasciati nei luoghi della mia terra di origine, usando quella curiosità che ho allenato a Taiwan osservando popoli sconosciuti. Da qui è nata una bellissima contraddizione, perché la stessa mia presenza a Taiwan rappresenta una contraddizione, la mia quotidianità a Hualien, come uomo appenninico e italico è una contraddizione e così ho pensato che anche la mia opera che ho deciso di chiamare “Triibum” rappresenterà una contraddizione”.
Perché una contraddizione?
“E’ un’apparente contraddizione perché questa video installazione dovrebbe raccontare la mia vita nel Hua-Dong, ma in realtà racconta di un altro luogo, lontanissimo. Lo fa però attraverso gli occhi di un “San-ti-ren”, alla ricerca delle radici della sua tribù”.
Perché anche a diecimila chilometri la casa, o meglio la tua Triibum – se è davvero la tua – te la porti dentro. E se hai gli occhi, la curiosità e il rispetto per entrare nelle case degli altri, impari a conoscere meglio e più in profondità anche la tua.
Così anche le montagne più distanti si ritrovano ad essere gemelle, specie poi se sono montagne naviganti, come gli Appennini nel Mediterraneo, o i monti di Taiwan, nell’Oceano.
L’importante è sentirsi San-ti-ren, uomini delle montagne, aborigeni italici o taiwanesi.
L’opening della mostra che ospiterà l’opera di Tommaso Muzzi al festival di Huadong si terrà il prossimo 6 ottobre. La video installazione sarà visitabile dal pubblico per due settimane, durante le quali le cime dei Martani e dei Sibillini, i loro templi di pietra e di roccia creeranno meraviglia, anche a distanza di diecimila chilometri.

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