La pandemia ci riporta sulla montagna di casa: istruzioni per l’uso

Succede che ci hanno chiusi dentro i confini dei nostri Comuni: chi l’avrebbe mai detto!
Succede pure che alcuni Comuni siano più fortunati di altri. Così nel loro territorio, oltre alla città, ci sta pure la montagna. Prima non se n’era accorto quasi nessuno, nonostante lo sguardo ci sbattesse ogni giorno, magari appena sopra le insegne del Mc Donald’s e dell’ipermercato.
 
Così la montagna di casa è stata snobbata negli ultimi decenni: meglio le montagne lontane, quelle con gli impianti di risalita, quelle famose, quelle alpine e dolomitiche! Le nostre montagne di casa, invece, sono appenniniche, moderate, arrotondate e boscose: per alcuni, perciò, poco attraenti. Però, adesso, si prendono la rivincita: le Dolomiti sono vuote, gli impianti fermi e loro sono prese d’assalto. Si rischia la fila sui sentieri a mezzacosta e di non trovar posto sui prati per la merenda; per non parlare delle strette e malmesse strade in salita dove le auto s’incastrano peggio che davanti ai supermercati nell’ora di punta (quando c’era ancora l’ora di punta).

Per chi è abituato a percorrere le solitudini malinconiche dei nostri monti, che un po’ sanno di sconfitta ma che tanto ancora riescono a raccontare, tutto questo affollamento è una sorpresa. Non si sa dire ancora se sia una bella o una brutta sorpresa, se sia un’occasione, o piuttosto l’ultimo oltraggio.

Molti dei nuovi venuti cercano semplicemente aria per respirare, senza mascherine. Altri cercano sfogo. Altri ancora, però, iniziano a cercare…  
Molti chiedono indicazioni, come quelli che sbarcano per la prima volta in una grande città senza conoscerla e senza orientamento, alcuni chiedono consigli.
Impossibile insegnare la civiltà e la correttezza a chi non le frequenta anche giù a valle. Ma qualcosa su questa montagna di casa bisognerà pur raccontarla, almeno a quelli che cercano…

La montagna, anche quella modesta e appenninica – potremmo dirgli – è un altrove. Non è il balcone di casa e tanto meno una palestra all’aria aperta e senza restrizioni Covid. La nostra montagna è un sistema complesso, è un paesaggio interminabile, un racconto infinito e, per chi sa coglierle, è perfino un luogo sacro, di ierofanie. Per questo occorre innanzitutto approcciarla con umiltà e con curiosità: due qualità che vanno a braccetto.

Nessuno può dire di conoscere perfettamente la montagna, neppure quella di casa. La puoi percorrere mille volte, eppure ti riserva sempre qualche sorpresa: una pietra, una grotta, un toponimo, una storia che non conoscevi. Un raggio di sole che penetra nella faggeta, le nebbie sempre diverse che nascondono la valle, un gregge di pecore dove non avresti pensato d’incrociarlo, le orme di un lupo o l’incontro fugace con gli animali che la popolano, quelli grandi e quelli minuscoli, i rapaci dal volo ipnotico e i piccoli anfibi che vivono nei fontanili.

Chi frequenta la montagna da molti anni ha già sfogliato parecchie pagine di un libro con una trama che sembra non terminare mai, ma che anzi si amplia di capitolo in capitolo.
Chi arriva in montagna, anche quella di casa, per la prima volta, consideri di trovarsi in mano un libro per lui completamente nuovo e di avere l’enorme fortuna di poter iniziare a sfogliarlo. Lo faccia con il rispetto dovuto ad un libro antico, che contiene segreti dimenticati e che, pagina dopo pagina, potrebbe aiutare chi lo legge a star meglio, anche quando torna a casa, a valle. E che servirà a capire meglio pure le montagne più lontane: quelle che potremo tornare a visitare quando ce lo consentiranno.

La pandemia e la sua gestione ci hanno tolto molte libertà, ma potrebbero restituircene una fondamentale: la libertà di sentirci a casa sulla montagna di casa e di riconoscerci nella nostra terra, tornando ad amarla.  

I monti di casa, i Monti Martani

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