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Un dialogo appenninico: i cercatori di aure

Il fuoco era acceso. Fuori ancora un po’ di neve, di quella caduta abbondante una settimana prima, di quella resistente che voleva continuare a imbiancare il monte, a brillare al sole, prima di tornare alla terra e ricominciare il viaggio. Nel rifugio due amici si scaldavano i muscoli per rilassarli dopo la salita. Il più anziano aveva voglia di parlare.
– Se ti dovessi dire cosa ho fatto nella vita…cosa ho fatto, o almeno cosa ho provato a fare… ti potrei dire che sono stato…che sono stato soprattutto un cercatore. Sì….
– Di cosa? Gli chiese il giovane compagno d’avventura.
– Sono stato un bravo cercatore di aure. Ne ho trovate molte, le ho incontrate, me ne sono nutrito, a volte me ne sono beato.
– E adesso che cosa ci fai?
– Vedi…te le potrei regalare volentieri: ne sarei felice, ma non posso. Non si può fare. Ognuno si tiene quelle che ha trovato, se non se le dimentica da qualche parte.
– Perché non me le puoi regalare?
– Hai letto Daumal? Ogni luogo, ogni monte specialmente…come questo qui…nasconde le sue analogie. Percepirle è come trovare una pietra preziosa, come estrarre una gemma, sulla quale provare a costruire un pezzo seppur piccolo della propria anima. La costruzione del sé….lui, Daumal, era un allievo di Gurdjieff, ricordi?…e forse era anche altre cose… ognuno si sceglie i suoi maestri. Ma quelle che ho trovato io, non vanno bene per te. Ognuno deve cercare e trovare le sue…
– Gemme, aure…?
– Oh sì, qui intorno ce ne sono molte…te l’ho detto: non ti posso regalare le mie, ma posso darti qualche indicazione su dove cercare le tue…sulla cima del Corno Grande, di sicuro…ma anche in una faggeta, una di quelle nostre, vicino casa, magari in una giornata d’inverno, come questa. O sotto un pino loricato sulle montagne della Calabria, o mentre ti perdi a guardare il Pian Grande davanti al Vettore. Oppure in mezzo alle pietre di un tempio antico e distrutto, dove, evidentemente, le aveva cercate e trovate qualcun altro prima di noi…Pensa però che ti può succedere persino di trovarne mentre cammini attraverso il profumo di una fioritura di ginestre, oppure quando ti perdi a osservare i ricami del ghiaccio su un albero imbiancato dalla galaverna nell’alta Valnerina…Troverai gemme e aure utili alla tua anima ovunque saprai riconoscere lo spirito del luogo, il suo genius, il Nume che si manifesta…una teofanìa.
– E cosa succederà? Come me ne accorgerò?
– Non so…te l’ho detto: ognuno ha percezioni diverse, per fortuna. È un po’ come quando scegliamo sentieri differenti per salire sulla cima…con te capita spesso, lo sai che abbiamo punti di vista diversi e ogni tanto qualcuno si perde…e non sono io…
(Ridono…)
– Però ti posso dire che a me, quando succede, è come se il mio io, la mia identità personale si rimpicciolisse, fin quasi a scomparire, diventando sottile e per questo immensa, come tutto quello che ci circonda che non è mai vuoto, non è mai nulla…ricordatelo:
𝑇𝑜𝑢𝑡 𝑛’𝑒́𝑡𝑎𝑖𝑡 𝑅𝑖𝑒𝑛/𝑅𝑖𝑒𝑛 𝑒́𝑡𝑎𝑖𝑡 𝑡𝑜𝑢𝑡/𝑇𝑜𝑢𝑡 𝑒́𝑡𝑎𝑖𝑡 𝐷𝑖𝑒𝑢/𝐷𝑖𝑒𝑢 𝑛’𝑒́𝑡𝑎𝑖𝑡 𝑅𝑖𝑒𝑛/𝐷𝑖𝑒𝑢 𝑒́𝑡𝑎𝑖𝑡 𝑇𝑜𝑢𝑡…
Alé!…è una filastrocca: in fondo è semplicissimo! Come l’equazione di Paul Dirac…
(Ride)
– Alla salute nostra e delle aure che incontrerai. Provaci! Ne troverai più di me, ne sono sicuro. So che sai dove cercarle.
Bevvero il brandy dalla stessa fiaschetta.
Il fuoco era ancora acceso e gli occhi dei due amici brillavano, come scintille.

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