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La “Primavera Sacra” dell’Appennino: Rieti celebra le radici d’Italia tra storia e futuro

L’Appennino centrale si prepara a vivere un Festival che contribuirà alla riscoperta delle sue radici più profonde. Nell’ambito dei progetti e delle proposte per L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, la vicina Rieti diventa lo scenario di un evento senza precedenti: la prima edizione del Festival dei Popoli Italici – La Primavera Sacra
Dall’8 al 10 maggio 2026, il Museo Archeologico e il Teatro Flavio Vespasiano di Rieti ospiteranno un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire l’identità profonda delle terre appeniniche, prima che l’espansione di Roma ne uniformasse il mosaico di culture.
Il Festival non intende essere soltanto un’importante occasione di confronto accademico, ma un segnale di vitalità per le aree interne. L’evento si inserisce nel quadro della ricostruzione e del rilancio dei territori colpiti dal sisma degli ultimi decenni. Attraverso la cultura si mira così a restituire centralità a zone che, pur essendo state il cuore pulsante delle civiltà appenniniche, affrontano oggi le sfide cruciali del contrasto allo spopolamento, per una rinascita economica e identitaria.

Il Programma: tre giorni tra storia e divulgazione
Il Festival propone lezioni di storia gratuite e accessibili a tutti, tenute da alcuni dei più illustri studiosi e divulgatori contemporanei.
Il calendario: le attività si svilupperannonel weekend dell’8-10 maggio, alternando approfondimenti scientifici e narrazioni coinvolgenti
I protagonisti: il parterre di relatori include figure del calibro di Andrea Carandini, lo storico e analista geopolitico Dario Fabbri, l’archeologo Filippo Coarelli, Giovanni Brizzi e lo scienziato Stefano Mancuso.
Focus tematici: gli interventi spazieranno dalla nascita dell’Italia alle antiche “toutas” (le comunità politiche italiche), passando per lo studio delle Tavole Iguvine.
L’identità dei popoli italici: l’Appennino centrale è stato la culla di popoli fieri e dalle identità distinte. Il Festival metterà sotto i riflettori le vicende di genti come i Sabini (strettamente legati alla fondazione di Roma), i Marsi, i Peligni, i Vestini e gli Equi, solo per citarne alcuni tra i numerosi gruppi che abitarono la penisola.
Il titolo stesso del festival di quest’anno, “La Primavera Sacra” (Ver Sacrum), richiama l’antico rituale migratorio con cui le giovani generazioni delle tribù appenniniche partivano alla ricerca di nuove terre, fondando nuove comunità e garantendo la sopravvivenza del proprio popolo.
Rieti e L’Aquila: un asse culturale per il 2026: in un anno in cui l’Abruzzo e il Lazio collaborano idealmente sotto il segno della cultura, Rieti diventa la porta d’accesso a questa narrazione storica. Se L’Aquila rappresenta la resilienza e la modernità del patrimonio artistico, Rieti, attraverso il Festival dei Popoli Italici, ne fornisce la base storica e identitaria.
Partecipare al Festival significa dunque non solo ascoltare i massimi esperti di storia antica, ma anche sostenere un progetto di turismo consapevole e culturale che vede nelle radici italiche il motore per il rilancio delle aree interne dell’Appennino.

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