Oltre il varco, la Valserra

Per giorni il fuoco e il fumo hanno impedito l’accesso alla Valserra. Eppure, anche prima dell’incendio, entrare in questa piccola valle compresa nel territorio comunale di Terni, implicava in qualche modo il superamento di un varco: oltre le torri della rocca di San  Zenone cambia il paesaggio e ci s’immerge nel verde, nel silenzio. Quasi come in una valle perduta, o meglio, da ritrovare, a due passi dalla città.

Perché la Valserra è una valle stretta e speciale, contesa per secoli tra Terni e Spoleto. La rocca ultimo bastione a difesa dei ternani, il resto del territorio nelle Terre Arnolfe d’origine longobarda. Tanto che ancora oggi Rocca San Zenone è nella diocesi di Terni, mentre i paesi della Valserra da Acquapalombo a Giuncano, passando per Poggio Lavarino, Appecano, Polenaco, Porzano, Perocchio, con le loro belle chiese e quel che resta del sistema dei molini, ricadono nella giurisdizione della diocesi e del vescovo di Spoleto. Questioni medievali per terre antiche, tra boschi e forre.

“La particolarità della Valserra – dice Kati Dormi – è proprio la sua selvaticità: poche costruzioni invasive, niente industrie”. Tutto questo a poche centinaia di metri in linea d’aria dalle ciminiere delle acciaierie di Terni. Insieme ad altri soci del Cai negli ultimi mesi Kati Dormi ha ripulito e riaperto i sentieri tra le torri. Chissà cosa sarà rimasto dopo l’incendio?


“Ma ben oltre la Rocca abbiamo di recente segnato e mappato i sentieri più frequentati della Valserra – conferma il presidente del Cai Felice Triolo – che restano tutti perfettamente percorribili a disposizione degli appassionati di trekking e dei tanti amanti della montagna ternana, anche grazie alla nostra nuova carta escursionistica (Dai monti Martani ai monti Sabini sulle tracce di antichi sentieri)”.

Il fascino di questa valle serrata non si scopre solo in alto verso i Martani, oppure fino all’Acetella, ma anche in fondo, dove scorre il torrente. Qui si andava a pesca e a fare il bagno, d’estate, dicono i fratelli Piacenti, titolari di un bar del centro, ma originari della zona di Colle Giacone. E c’è chi, come Manuel Paparelli, ricorda i granchi di fiume. Ce n’erano talmente tanti che a volte traversavano la strada in fila. Il torrente si può ancora percorrere con una facile ferrata, utilizzata dal Cai per i suoi corsi, e ci si può calare nelle forre. “Purtroppo sempre più piene di rifiuti, segno che l’inciviltà sta arrivando anche qui”, dice Manuel. Per conservare la natura della Valserra tanti anni fa si pensò ad un parco, che però resta sulla carta. Di quella idea è stato comunque realizzato il Centro Servizi a Poggio Lavarino, in piena attività anche per il prossimo Ferragosto e con un programma d’iniziative condivise con la Pro Loco.


Ecco, la migliore risposta al drammatico incendio che ha interessato solo la parte iniziale della valle, sarebbe proprio quella di dare più attenzione a questo luogo e di tornare a frequentarlo con rispetto e amore della natura, consapevoli della sua fragilità, dice Danilo che ha un BB a Porzano e che da anni si batte per la valorizzazione dei percorsi ciclistici, di MTB e naturalistici sull’asse Terni-Spoleto, anche insieme all’associazione Valserra Trekking. Oltre il fumo dell’incendio c’è dunque una valle bellissima, uno dei polmoni verdi della città, tutta da scoprire e soprattutto da valorizzare. “Però – esclama Danilo – non ve ne ricordate solo quando ci sono le emergenze, mi raccomando!”.

www.appenniniweb.it per Il Messaggero Terni – 14.8.2017
(foto dell’incendio alla Rocca di Massimo Lesina)

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