Un anno senza Sant’Eutizio

Non c’è nulla che restituisca il senso del sacro così come un bosco, o la vetta di una montagna. I boschi, le faggete in particolare contribuiscono a creare in chi le percorre uno stato d’animo speciale.
C’è poi una straordinaria continuità tra le sensazioni provate lungo i sentieri nei boschi e quelle avvertite dentro le abbazie e i conventi.
In tutto l’Appennino centrale le architetture delle semplici chiese francescane e quelle delle abbazie benedettine sono così bene inserite nella splendida natura dei boschi e delle montagne da sembrarne complementari. Non creazione dell’uomo contro o al di sopra della natura, ma parte della natura stessa.
Pare quasi che i pilastri delle navate o delle cripte siano nient’altro che la riproduzione in pietra degli alberi poco prima incontrati a fianco dei sentieri. Così lo spazio sacro dell’abside assomiglia a quello di una radura. E viceversa.

 


Il sentiero che porta da Campi vecchio a Sant’Eutizio non è solo un cammino fisico, ma un cammino nell’anima della natura, in una valle verdissima, la Val Castoriana, con borghi medievali, torri e castelli che montano ancora la guardia tra Norcia, Preci, la Valnerina e Castelluccio.

Questa valle venne raggiunta da monaci ed eremiti siriaci che, negli anni bui successivi alla caduta dell’impero romano, qui si ritirarono nelle grotte e in semplici capanne, a contatto diretto con la natura e con il suo Creatore.
Molti di loro poi seguirono l’esempio e la Regola di Benedetto, il santo di Norcia, che abbandonò le città per lasciarsi alle spalle la corruzione e la barbarie di un’epoca in cui fede e cultura rischiavano di perdersi irrimediabilmente. Se questo non accadde molto lo si deve alle abbazie-fortezze dei benedettini all’interno delle quali i valori e gli insegnamenti dei Padri della Chiesa, vennero non solo conservati, ma arricchiti con lo studio, il lavoro e la preghiera, grazie anche a quel contatto con la natura che Benedetto cercava – ai suoi tempi – come antidoto alla decadenza morale. Ma la Regola parla anche dell’ospitalità: “L’ospite è come Cristo”, dice. E così monasteri e abbazie benedettine divennero punto di riferimento sicuro per pellegrini e viandanti.

 


Lo fu anche la splendida abbazia di Sant’Eutizio, un gioiello creato un po’ alla volta, a partire dall’anno 1000 e fino al 1300, sopra le grotte e le capanne in cui vivevano i primi monaci Spes e Eutizio nel VI secolo. L’abbazia si arricchì e non solo di opere d’arte.

Da un anno esatto l’abbazia di Sant’Eutizio (come la sottostante chiesa di San Salvatore) si è sbriciolata. L’aereo campanile che sorgeva sulla rupe dove si trovavano le grotte degli eremiti è crollato, a causa del sisma, sulla facciata della chiesa, distruggendo i merletti dello splendido rosone, con ai lati gli animali che rappresentano i quattro evangelisti.
La chiesa, l’abbazia, il campanile non sono più visibili e non lo saranno chissà per quanto tempo.
Restano i boschi circostanti, restano le montagne e gli archetipi che ispirarono quelle meravigliose architetture. Riconosciamoli ancora e sentiamone la potenza.
Ricostruiamo, se dovremo farlo, tenendo sempre nel cuore quegli archetipi. E anche gli architetti di oggi, prima di mettere mano ai loro computer, passeggino nei boschi e ascoltino la loro voce.

eutizio

FORESTA – …la foresta risuona di musiche bellissime.
LAGO – …ma nessun uomo adulto potrà mai venire spontaneamente a uno dei nostri concerti, a meno che non si sia perduto nel bosco e non capiti lì per caso.
FORESTA – …perché non gli adulti?
LAGO – …perché per gli adulti le montagne sono mute e fredde: loro non sentono mai la foresta chiamare, così come non sentono mai il desiderio d’intonare un canto in omaggio della nuova luna. Ma per i bambini è diverso. I bambini sanno che…
(Giovanni Cenacchi – Nel bosco vecchio – da Il Segreto del Bosco vecchio, film di Ermanno Olmi – dal romanzo di Dino Buzzati)

Un pensiero riguardo “Un anno senza Sant’Eutizio

  • 18 Maggio 2019 in 18:17
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