Alla ricerca dei nomi perduti

Mentre le salsicce e la pizza sotto il fuoco finiscono di cuocere bene, Antonio, che avrà quasi ottant’anni, ti descrive il sentiero che hai appena percorso (e che ben conosci) aggiungendo però almeno tre toponimi a te assolutamente ignoti e favolosi: il prato del duca, il sasso grande, li licini centenari.
Ma che posti sono?”, gli domandi.
Non li sai, eh! Guarda che qui su la montagna li posti mica c’hanno li nomi che stanno su le cartine vostre!”. E ride sotto i baffi.
Sei sulla montagna di casa, appena sotto Sant’Erasmo di Cesi, ma potresti trovarti in qualsiasi altro monte d’Appennino. Dovunque ci sono due toponomastiche, quella dei cartografi e quella degli abitanti del luogo. Che solo in alcuni casi s’incrociano e si riconoscono.

Sui Martani ternani, tra la Valserra, Torre Maggiore e l’Eremita, ad esempio, ci sono nomi di luogo bellissimi e affascinanti, partoriti dalla fantasia popolare e stampati ancora sulle cartine: da Collevento a Poggio Chicchirichì, da Val di Noce a Valle Licino, da Penna Rotta allo Smontatore, dal fosso delle Sore alla Costa Le Monache, da Cerralti a Cima Forca, fino a Costa Le Lame e Colle Zannuto. Poi, appunto, ce ne sono altrettanti, che rimangono come in un limbo, nella memoria degli anziani. Rischiano di sparire se nessuno si occuperà di loro, se nessuno li salverà. Il fatto è che, con la scomparsa di questi nomi rischia di sparire anche una parte del paesaggio della montagna ternana, già seriamente minacciato, dall’incuria, dagli incendi, dal consumo del suolo a causa dell’espansione edilizia.
Il paesaggio, già: quello tutelato dalla Costituzione italiana, quello definito da Giuseppe Cassio (vedi l’articolo di giovedì scorso su Il Messaggero) come frutto della correlazione di fattori umani e naturali. Se si perdono i nomi delle montagne delle alture, delle forre, dei fossi, i luoghi diventano inanimati, si staccano dal paesaggio e sono più facilmente preda del degrado. “Se conosco il tuo nome significa che ho un rapporto con te, che m’interessi, se non ti nomino significa che non fai parte della mia vita”.
La soppressione dei toponimi storici – scriveva Walter Mazzilli che dedicò una parte importante dei suoi studi alla toponomastica ternana – arreca una lacerazione al tessuto storico e culturale del territorio. Ed è lo stesso Mazzilli, citando Anita Seppilli a scrivere che “non aver nome significa non esistere, chiamar per nome significa creare”.

Le salsicce sono cotte e mentre le mangi Antonio ti parla di spinose (istrici) e delle condizioni del suo caprone. Storie diverse da quelle della città da cui vieni ad appena 8 chilometri, eppure siete nello stesso luogo e ne fate parte. “E se scennete giù pe’ la macchia state attenti a lu bucone”. Perché poi il paesaggio, con i suoi toponimi, se non lo conosci bene, può anche essere pericoloso!

www.appenniniweb.it per Il Messaggero – domenica 20 agosto/8

3 pensieri riguardo “Alla ricerca dei nomi perduti

  • 21 Agosto 2017 in 20:50
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    Ciao sono Marco Barbarossa e ho letto con grande attenzione questo scritto , che personalmente reputo interessante ma nello stesso tempo non credo che bastino le parole per salvare e conoscere approfonditamente questo territorio stupendo ” Le Terre Arnolfe ” , a momenti alterni qualcuno soffia sul fuoco ma non basta il fuoco per ardere e scaldare ha bisogno di combustibile qualsiasi esso sia, ma un apporto continuo e’ necessario , mi spiego meglio o come si suol dire terra terra, sono anni che questo territorio e’ abbandonato a se stesso poiche’ non vi era dialogo tra chi conosceva o almeno aveva notizie interessanti da mettere a disposizione degli enti preposti e chi doveva tutelare salvaguardare e valorizzare le potenzialita’ storiche naturalistiche del territorio, vorrei esprimere il mio profondo disappunto per quello che riguarda la ricerca vera che non viene fatta da nessuno, si cavalca il momento ma non si studia, non si ricerca ,non si approfondisce intorno alla storia e agli indizi minori di cui il territorio e’ ricco per essere piu’ incisivo e percepibile , Santa Caterina Poggio Azzuano , i Templari nel territorio, la via delle Pecore, gli aspetti dei vari insediamenti Umbri che sono dislocati intorno a TorreMaggiore, la storia dei vari castelli scomparsi del versante della ValSerra e ne avrei molti altri da mettere nel pentolone.
    Tolte le longimiranti, bravissime ed umilissime archeologhe scomparse prematuramente ,Cinzia Perissinotto ,Claudia Giontella, non ho visto pubblicazioni che portino a conoscenza della collettivita’ le verita’ storiche del territorio, critici molti ricercatori pchi anzi nulla .
    La possibilita’ di confrontarsi esiste basta volerla, in questo momento di facile comunicazione mi sembra strano sia cosi’ lontano organizzare una collaborazione tra chi ama e vuole veramente senza secondi scopi valorizzare il territorio, per chi mi conosce sa da quanti anni metto a disposizione di tutti le mie conoscenza storiche del territorio sia come membro del CAI di Terni che come appassionato della storia del nostro territorio.

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    • 22 Agosto 2017 in 6:51
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      Buongiorno Marco, grazie per il tuo contributo. Mi associo alle tue considerazioni sull’enorme patrimonio artistico, culturale e di bellezza delle nostre montagne. Sto e stiamo facendo il possibile, ognuno con le proprie capacità e con i propri limiti. Sono d’accordo con te sul fatto che manchi una visione generale. Però ci sono in pentola molte iniziative che coinvolgeranno – mi auguro – anche il Cai e diverse associazioni: t’invito a restare in contatto pure sulla pagina FB Appenniniweb.it. Non sono poi così poche le persone che hanno a cuore questi temi.
      Nelle prossime settimane Il Messaggero/Terni continuerà ad ospitare i nostri interventi. Si parlerà anche della via delle Pecore e di santa Caterina….

      Risposta
  • Pingback:Un’estate alla scoperta della montagna ternana – APPENNINI

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